Articolo apparso su

Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, Il Corriere delle Alpi, La Tribuna di Treviso

in data 18/11/2011

di BARBARA CODOGNO

 

pontieri_codognoArticolo de Il Mattino

 

Dattorno solo l'immensità della neve. Il freddo spezza le ginocchia, il vento ferisce gli occhi. Il cuore quasi non batte più. Campagna di Russia, seconda guerra mondiale, dicembre 1942: i soldati erano resistiti, fino ad allora, accampati sulle rive del Don, 40 gradi sotto zero. Poi l'attacco russo, imponente: dieci a uno. Il 19 dicembre arriva l'ordine: ritirata per tutti. Tranne per gli Alpini, costretti al calvario. Non una ritirata organizzata e composta, no. Una fuga, piuttosto. Si abbandona il campo, si prende al volo quel che si può, si scappa. Raggiungere gli alleati diventa difficile. I tedeschi, loro sì hanno i camion e i soldati italiani li inseguono, con le mani si attaccano in corsa alle sponde dei camion. Ma i tedeschi sono spietati: con i fucili spaccano le nocche a quelle mani che pregano.

 

Un uomo ha i piedi congelati, si chiama Riccardo Miazzo, è di Padova. Di Padova è anche il suo amico Placido Segato, detto Giovanni, in Russia dal luglio del 1941. Giovanni non ci pensa due volte e si carica l'amico sulle spalle. Alcune delle dita dei piedi saranno amputate ma gli salva la vita. Giovanni è stremato, piange: pensa che non riuscirà più a vedere la sua Padova.

È sopravvissuto alla battaglia di Arbusov, “La valle della morte”, dove circa 15.000 soldati furono uccisi. Sta perdendo forze e speranza quando sulla neve trova un quadratino di peltro, un santino con l'immagine di S. Antonio. Forse l'ha perso un suo concittadino, chissà. Giovanni lo interpreta come segno divino: ce la farò, si conforta, riuscirò a tornare! E infatti torna. Sono partiti in 300 quelli della Compagnia 22, tornano in 14. Tornano a casa grazie a una cavalla, animale dal grande e nobile cuore. Una cavalla, una piccola slitta per quelli in fin di vita. Non hanno niente da mangiare, né per loro né per l'animale. Non sanno dove sono, intorno solo la neve. La cavalla li guida, si orienta in quell'inferno di latte. Raggiungono un'isba dove dei contadini russi li soccorrono. Mettono subito la cavalla al caldo, a riposare. Ma l'indomani la cavalla muore: troppo grande la fatica. Generoso, nobile cuore di animale. Queste storie strazianti le ha raccolte Pierantonio Segato, figlio di Giovanni, che ha dato vita al sito www.pontieri.it un'iniziativa che offre oggi un importante servizio. Siamo nel 1941 e l'Italia manda in Russia il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia). Ci sono anche i Pontieri, appartenenti al genio militare. «I russi distruggevano tutto per non lasciare nulla in mano al nemico - racconta Pierantonio Segato - Le storie che ho ricostruito e documentato sul sito riguardano una trentina di persone. Sono riuscito a trovare un reduce ancora in vita: Gaetano Piccoli, veronese, classe 1919». Suo padre di ritorno dalla Russia porta con sé un pacchetto di fotografie. Due anni fa Pierantonio le ritrova e scopre importanti annotazioni sul retro: «Ho messo subito le informazioni in rete, internet mi ha agevolato nel lavoro di ricerca e di ricostruzione. Quando si parla della Campagna di Russia si ricordano soltanto gli Alpini che però erano il 30%; la maggior parte dei soldati apparteneva alla Fanteria. Mio padre era un falegname: fece un anno e mezzo di addestramento nel '36 e nel '41 lo reclutarono come pontiere. Mio padre non ha mai sparato a nessuno, in guerra costruiva ponti leggeri e di emergenza». Con voce commossa Pierantonio conclude: «Ho organizzato tutto questo per gratitudine: il sacrificio di molti ha permesso a mio padre di tornare... per tutti i dispersi, per quelli che non hanno avuto la fortuna di veder tornare il loro padre... quel che posso fare è divulgare in rete storie e fotografie affinché i parenti riconoscano i loro cari. La gente mi contatta, chiede notizie dei dispersi, hanno bisogno di avere un'ultima immagine dei loro cari ancora in vita. E per dar voce e memoria a chi ha patito quella guerra sporca, quella follia».

 

[Nota: il sito www.pontieri.it non è più attivo.]