1941_Dicembre_-_Dnepropetrovsk-1Giovanni Placido Segato nel dicembre 1941 a Dnepropetrovsk

Quel giorno Isa, come sempre, scese dal colle lungo il sentiero nel bosco per arrivare alla fonte dove avrebbe riempito i due secchi di acqua per il bisogno della numerosa famiglia. Lo fece anche quella mattina, anche se erano i giorni più freddi dell'anno, anche se il sentiero era coperto di ghiaccio e anche se il bambino che portava in grembo ormai pesava e scalciava tanto che sembrava pronto per uscire. Ma lei era abituata a faticare senza lamentarsi.

 

Aveva ormai 37 anni, era alla sua quarta gravidanza, e mai aveva smesso di occuparsi della famiglia. Quando i secchi furono pieni li appese al bilanciere, lo caricò sulle spalle e riprese il sentiero di casa. Fu allora che il ghiaccio sui sassi la fece scivolare e l'acqua dei secchi le cadde addosso. Ma per lei le necessità della famiglia erano più importanti, e non disse nulla.  Non chiamò il marito che lavorava nei campi lì vicino e con ostinazione si sollevò e tornò alla fonte per caricare nuovamente i secchi. I vestiti bagnati però le ghiacciavano il ventre, e il freddo diventava insopportabile.

Fu solo la provvidenza che consentì al marito di vedere quello che stava succedendo. L'amato Beppino la portò subito in casa, al caldo. Ma lo sforzo, il dolore e il freddo che aveva subìto, dettero inizio al travaglio. In quegli anni era frequente che i neonati morissero a causa del freddo, ma lui ce la fece. Riuscì a nascere e a sopravvivere. Fu battezzato con il nome Placido, ma tutti l'avrebbero chiamato Giovanni.
Era il 26 gennaio del 1914 e il gelo l'aveva risparmiato.

 

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Quel giorno Giovanni compiva 29 anni.
Per molti suoi compagni quello fu il giorno più terribile della loro vita, il giorno della battaglia di Nikolaevka, quando le truppe alpine andarono all'assalto e un fiume di uomini disarmati e sfiniti le seguì per sfondare l'ultimo sbarramento prima della salvezza. Tra quegli uomini c'erano anche resti di Compagnie di Pontieri. Anche Giovanni era un Pontiere, tuttavia la sua ritirata seguì un percorso diverso, pur non meno drammatico. In quei giorni furono in molti a morire, più a causa del freddo che del nemico, ma lui ce la fece! Portò anche in salvo il suo amico d'infanzia Riccardo, che aveva i piedi congelati. Quel giorno Giovanni era nella steppa, a dividere le stesse sofferenze dei suoi compagni, e anche se il ricordo di come lo visse è andato perduto, il sacrificio di così tanti uomini ha reso quel giorno il simbolo della Campagna di Russia.
Era il 26 gennaio del 1943 e il gelo, per la seconda volta, l'aveva risparmiato.

 

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Quel giorno mia madre e mia sorella tornavano dall'ospedale e, nella penombra del primo  mattino, mi dissero che Giovanni, mio padre, non c'era più.
Era il 4 giugno 1978, e faceva caldo.

 

 

Pierantonio Segato

a mio papà