Angelo MasoTeolo (PD), 15 aprile 2010

 

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Mario, il figlio di Angelo Maso; ci ha narrato alcuni episodi inerenti alle vicende del padre (classe 1909) durante la Campagna di Russia.

Si tratta per lo più di aneddoti, ma ci sembra giusto ricordarli anche solo nella loro brevità...

 

Vi furono solo 14 superstiti della 22ª Compagnia.

 

Togliersi i guanti era come immergere le mani in una pentola bollente.

 

I Tedeschi spaccavano le dita a chi tentava di salire sui camion.

 

Per sbrinare i vetri dei camion i soldati salivano sul cofano e urinavano. Pare che il sale contenuto nelle urine sciogliesse il ghiaccio al pari di un antigelo.

 

Angelo trovò sulla neve un orologio russo, che inizialmente ebbe timore di raccogliere temendolo una trappola esplosiva; si sarebbe rivelato, invece, molto più affidabile degli orologi italiani, tanto che i compagni chiedevano l'ora sempre a lui. L'orologio è tra le poche cose ancora conservate.

 

Angelo era il cuoco vivandiere della Compagnia e quando distribuiva il rancio a mio padre, questi diceva: "Mi serve una razione per un ammalato." Con questa parola d'ordine, concordata tra amici, mio padre riceveva una razione più abbondante per se stesso.

 

Il vino veniva distribuito in sacchi, poiché era congelato, ma si bevevano anche molta grappa e cognac.

 

Nevicava poco perché faceva troppo freddo e la neve veniva spazzata dal vento come la sabbia nel deserto... raso terra c'era sempre uno strato in movimento.

 

Durante la ritirata avevano una slitta e una cavallina che in seguito morì. Quando passava qualche camion cui era possibile chiedere aiuto lo mandavano avanti a soccorrere altri, perché tanti cedevano ai lati della colonna in marcia. Loro, con la slitta, potevano tagliare per scorciatoie ed essere più  veloci dei camion.