ORAZIO_BERTACCHINI
Ezio Fiori dell'U.N.I.R.R. di Mantova ricorda l'amico Orazio Bertacchini

GENIERE ORAZIO BERTACCHINI, nato a San Benedetto Po il 7 luglio 1913, deceduto il 16 giugno 2001; figlio di Marcello ed Andreani Pasqua, professione falegname, iscritto alla leva di San Benedetto Po, classe 1913.

Il foglio matricolare recita...
Chiamato alla leva il 25 settembre 1935 nel 4° Reggimento Genio Artieri Zappatori, matricola 27960 fino al 01 luglio 1936.
Richiamato alle armi nel 4° Reggimento Genio Artieri di Bolzano ed assegnato alla 105^ Compagnia di Corpo Armato Corazzato.
Giunto in territorio in stato di guerra il 22 giugno 1940, cessa la Campagna bellica del Fronte Occidentale (Francia) il 06 agosto 1940.
Richiamato alle armi il 07 gennaio 1941 al 4° Reggimento Genio, Deposito di Verona e Centro di mobilitazione.
Assegnato alla 105^ Compagnia, della 3^ Divisione Celere, Principe Amedeo Duca d’Aosta (P.A.D.A.).
Parte per il Fronte Orientale (Russia) con la 105^ Compagnia Genio Artieri, Plotone Pontieri, il 23 luglio 1941, facente parte del C.S.I.R. (Corpo Spedizione Italiano in Russia).
Rimpatriato dalla Russia nel Campo contumaciale nr. 106 di Udine il 19 febbraio 1943.
Rientra al Corpo ed è aggregato alla 2^ Compagnia Artieri.
Risulta sbandato dall’08 settembre 1943 (Armistizio) fino al 24 maggio 1945.  
 

Nota
Per l'organico della Divisione Celere nel luglio 1941, quando partì per la Russia, rimandiamo al Quadro di Battaglia del C.S.I.R..
 
Il soldato del Genio-Pontieri Orazio Bertacchini segue le sorti della 3^ Div. “Celere” (P.A.D.A.); parte il 23 luglio 1941 da Illasi (VR) per la stazione di Verona dove si era formato il convoglio con le altre Divisioni del C.S.I.R..
Transita alle ore sei del 24 al Brennero per la Germania-Rosenheim, indi per l’Austria-Vienna, per arrivare in Ungheria a Budapest il 25 luglio.
Il 27 attraversava la Transilvania (Cecoslovacchia) ed arrivava il 29 a Borsa (oggi Romania): fine corsa ferroviaria.
 
Riprende in autocarro (Lancia 3 RO) per circa 200 Km. attraverso i Carpazi per arrivare a Campolung in Bessarabia (Moldavia) il 30 luglio 1941, zona di raduno della Divisione Celere.
Ai primi di agosto ha inizio l’avventura bellica. Percorrono a piedi 300 Km (gli autocarri sono serviti alla Div. Pasubio già spedita in zona operativa, 1° Combattimento a Jasnaja Poiana il 13 agosto).
Successivamente coi mezzi della “Celere” attraversano il fiume Prut a Sgaikani, il fiume Dniestr a Jampol (Soroka-Jampil), arrivano dopo 7 giorni a Olshanka e al Comando C.S.I.R a Oligopol.
(Orazio: ”A n’ho mai vest tanta malta, par far andar avanti i camion a doveum mettar sota a li rodi da spes di fascin” – Non ho mai visto tanto fango, perché i mezzi procedessero abbiamo dovuto mettere sotto le ruote continuamente dei fasci di legna!).

A Pervomajsk attraversano il fiume Bug e via Kirowo (Kirovograd) la Divisione il 3 settembre arriva al fiume Dnieper e prende posizione tra Verchnednieprovsk e Dniepropetrovsk (Dnipropetrovs’k).
Il ponte sul Dnieper inizialmente costruito dai Genieri Tedeschi viene successivamente finito e presidiato dal Genio pontieri Italiano.
(Orazio
: “Ad not al faom e i Rus ad de il bombardava, an so mia par quanti volti”- Di notte lo finivamo e di giorno i Russi lo bombardavano, non so per quante volte!).

L’attraversamento del fiume Dnieper delle Divisioni Pasubio, Torino e Celere dava inizio alle operazioni per la conquista del bacino industriale del Donez.  

Dopo la manovra di Petrikovka (settembre 41), la Divisione Celere riporta importanti riconoscimenti nei combattimenti.

Il 13 ottobre a Turkenovka, il 17 a Uspenovka, il 20 a Stalino (Donets’k), il 22 a Jassinovataia, il 24 a Panteleimonovka, il 1° novembre a Rykovo (Yenakijevo) e il 2 a Gorlovka (Horlyvka), il 12 a Nikitovka (Kirove).

In prima linea dal 6 al 14 dicembre 1941 nell’offensiva di Chazepetovka a Petropavlovka... nella battaglia di Natale in controffensiva all’attacco Russo del 25-27, a Rassipnaia, a Petropavlovka, a N.Orlovka.

Il 28-31 dicembre...  (Orazio: “Ghera xe fred che se as pisava fora al…. fasea i candlot”- Faceva così freddo che non potevi orinare all’aperto perché ti trovavi sul … i candelotti di ghiaccio!).
Le armate Tedesche in vista di Mosca sono bloccate dal Generale Inverno!

 

Partecipa alla conquista del bacino minerario del fiume Mius dall’11 al 20 luglio, a Nikitino, Falcevka, Artema, Ivanovka, Kolpakovo. E alle operazioni nell’ansa di Serafimovič sul fiume Don dal 31 luglio al 1° agosto ’42.

Il 20 agosto il Comando Divisione Celere è a Verch.Kruzil e partecipa alla Prima Battaglia Difensiva del Don.

 

A novembre il Comando è a Nikolskoje sulla rotabile Kantemirovka-Tcertkovo.
(Orazio: “Radio gaveta: Dop 2 an as va a ca’, arrivan i nov”- Voci: Dopo 2 anni di fronte veniamo sostituiti ed andiamo tutti a casa!).  



FASE DI ROTTURA SUL FRONTE DELLA 3^ DIV. CELERE (P.A.D.A.).
 
17 dicembre 1942
La Divisione è stanziata nella valle di Bogučar in qualità di forza di riserva.
La 62^ Div. Tedesca che presidia il tratto del fiume Don da Satubianski a Merkulov ad Est di Meškov, viene chiamata in rinforzo alle truppe operanti nell’area di Stalingrado. Pertanto, la Div. Celere deve sostituire l’alleato germanico e si schiera a cavallo del basso corso del fiume Tihaja, tra la Divisione Torino e la Divisione Sforzesca.
Alle ore 07.00 la Celere è attaccata violentemente dalla 107^ Div. di Ftr. Russa, appoggiata dai temibili mezzi corazzati T.34.
La 105ª Compagnia Artieri col 3° e 6° Rgt. Bersaglieri riescono con molta tenacia a tenere le posizioni sul Don.

18 dicembre
Il nemico opera un’ampia falla e obbliga la 105^ Compagnia Artieri a ritirarsi nell’abitato sede del Comando a Meškov.
 
19 dicembre
Il Comando del XXIX Corpo d'Armata non avendo ricevuto rinforzi ordina a tutte le Unità, per evitare l’accerchiamento, di ripiegare sulla via del Tihaja verso Arbusov per creare un secondo fronte. 


 
Molte volte, per le mie ricerche in qualità di socio U.N.I.R.R., ho abusato della disponibilità di Orazio nel chiedere informazioni su paesani viventi, caduti o dispersi nell’Unione Sovietica.
Tante volte, in occasione di assemblee o trasferte per onorare l’arrivo dei resti di caduti o per accompagnare i resti stessi nelle cerimonie funebri, ho potuto apprezzare le doti umanitarie di Orazio che mi raccontava le proprie traversie nella steppa Russa, soprattutto narrandomi varie vicende di commilitoni, più sfortunati, che non avevano potuto rivedere la Patria.
 
Il 3 ottobre 1999, in occasione della celebrazione del 25° anniversario della fondazione della Sezione Artiglieria di San Benedetto Po, era presente alla mostra fotografica Per non dimenticare dell’U.N.I.R.R. di Mantova. Tra le altre memorie si presentava l’Ordine del Giorno-Encomio del C.S.I.R, concesso al geniere Orazio Bertacchini dal comandante, generale Messe, in data 9 maggio 1942 con allegata la successiva Croce di Guerra e la Croce di Ghiaccio.
Ci trovavamo nella Sala Civica, io con il Labaro e Orazio sulla destra, in qualità di reduce più anziano.
Relatore era il Senatore Dante Bettoni (tenente del 3° Reggimento Bersaglieri della Divisione Celere, ferito e decorato) che terminava l’omelia: "[...] ha ancora senso, dopo più di cinquant'anni parlare della guerra e della guerra di Russia in particolare? Secondo me sì, perché non si perda la memoria degli uomini che, a migliaia e migliaia, non sono tornati, e della sofferenza di coloro che invano li hanno aspettati... Perché non vada perduta per i giovani la lezione della “brutta” inutile avventura…"
Orazio si stacca dal Labaro, corre ad abbracciare il Senatore Bettoni, sono tutti due in lacrime, “Al ga propria ragion Siur Tenent  (Ha proprio ragione Signor Tenente)", replica Orazio.

 


LA BISACCIA DEL PONTIERE

 

Era la Vigilia di Natale del 1998.
Come tante altre volte sono entrato al Bar A.R.C.I. di San Benedetto Po, dove sapevo di trovare Orazio.
"Buon Natale." dissi "E Buon Anno a te e famiglia."
 
Orazio era seduto al solito tavolino, stava sbirciando la Gazzetta di Mantova, da una parte aveva anche la Gazzetta dello Sport per il figlio, spesso l’avevo anticipato nella lettura.
"Contraccambio gli auguri ma… “Sentat, a go quel da cuntarat, se ha te sa tolt al cafè, ordina un piculin!”
(Siediti, ho qualcosa da raccontarti, se hai già preso il caffè ordina un bicchiere di vino.)
Orazio racconta...
"Doveva essere il 18 dicembre 1942, alle ore otto eravamo quattro soldati e un caporale in pattuglia, giravamo sotto le mura di Meškov per andare in un posto obbligato sulla collina della città. Improvvisamente siamo circondati da un drappello di soldati russi, armati di parabellum, che gridavano: Urrah! Stalin!
Ci disarmano (avevamo solo i fucili 91), non ci fanno prigionieri e c’invitano ad allontanarci. «Dadoma Babuska!», A casa da tua madre!
Io e Belladelli (Geniere Belladelli Renzo di Bondanello-Moglia, stessa Compagnia) mesti c’incamminiamo, fuori città dove incrociamo Fiori (Autiere Fiori Italo di S.Benedetto Po, Autocentro stessa Divisione) che col suo Lancia 3 RO portava fusti di benzina al deposito reggimentale.
«Dove andate? In città ci sono i Russi...», dissi «è pericoloso.»
Fiori gira il camion. «Salite! Con la benzina che trasporto arriviamo fino a San Benedetto!»
Per strada facciamo salire altri sbandati. Arriviamo nei pressi di un passaggio a livello, le ruote slittano, il mezzo non avanza: tutti giù a spingere!
Purtroppo, non ci eravamo accorti che il passaggio era presidiato da un carro armato T34 e da alcuni soldati sovietici. Il carro ci punta, noi mogi-mogi c’incamminiamo aspettando il botto o la raffica. Niente! La benzina era un bottino troppo ambito per curarsi di noi. Per non essere individuati ci dividiamo; io cammino con l’amico Belladelli nella steppa con 40° sotto zero.
 
Finalmente incontriamo un’isba abitata da un vecchio e una vecchia che ci rifocilla con cetrioli acidi e semi di girasole e ci permettono di dormire vicino alla stufa. Ho con me l’inseparabile bisaccia (tascapane in dotazione ai Genieri, serviva per il deposito degli attrezzi, pinze, martello ecc. ma anche le cose personali e di battaglia), la babuska la riempie di semi di girasole, capiamo che sono più poveri di noi.
 
Scalogna! Incontriamo i partigiani... chiedono se abbiamo armi o viveri. «Solo la bisaccia di semi.», diciamo; allora ce ne sottraggono la metà e ci lasciano la bisaccia mezza vuota. Non fanno prigionieri, non sparano al nemico, il freddo e la steppa sono mali comuni. Vediamo ed evitiamo Tcerkovo, città assediata..
Di nuovo incontriamo la ferrovia, la seguiamo e arriviamo a Millerovo dove troviamo un punto di ristoro e il Comando Tappa, la bisaccia non serve più, la vuoto; dal fondo escono, dimenticate: tre bombe a mano! Per puro caso non svengo.
 
Era la vigilia di Natale del 1942.
Noi sbandati veniamo accompagnati in una biblioteca-dormitorio dove ci riceve un capitano: «Soldati come mai siete arrivati senza i vostri fucili?»
Alla scena assiste un cappellano, che ci difende: «Capitano non ha vergogna? Voi siete qui da cinque giorni, perché avete abbandonato i vostri soldati?»
Successivamente con vari mezzi raggiungiamo Stalino (Donets’k), fuori dalla sacca, in territorio controllato dagli Italiani e dai Tedeschi.
Dopo tanto peregrinare, dopo aver sopportato fame, freddo e subito terribili tensioni, dormiamo in un vero letto con le lenzuola. Nella notte ci svegliamo di soprassalto a causa di innumerevoli colpi d’arma, spaventati ci alziamo, siamo attaccati? No! Erano i Tedeschi che sparavano all’ultimo dell’anno."
 
Il 16 giugno 2001 con il Labaro dell’U.N.I.R.R. l’ho accompagnato nell’ultimo Suo viaggio.  
 
Gorgo di San Benedetto Po, 30 giugno 2001