Luigi_Zecchinato_1940Padova, 2 giugno 2010

 

Ho incontrato Giorgio, figlio di Luigi Zecchinato, soldato pontiere della 22ª Compagnia.

 

Mi ha fornito una corposa documentazione fotografica del padre, con diverse note a corredo. Molte immagini sono le stesse di mio padre, ma vi è qualche annotazione in più in merito a luoghi, date e persone... e ciò contribuisce ad ampliare il quadro generale, anche se nulla esse aggiungono riguardo al ripiegamento.


Luigi Zecchinato era muratore e nei pontieri era capo-pezzo (il pezzo era la barca). Ottenne una licenza matrimoniale nel 1942 e rientrò in Italia, ma pare fosse tornato poi al fronte, affrontando il ripiegamento.

Nelle tradotte – durante il ritorno in Patria, suppongo – costruì o installò delle stufe per riscaldare i vagoni.


Era partito per la Russia con il proposito di non uccidere nessuno perché voleva che – allo stesso modo – nessuno uccidesse lui, e riuscì a tenere fede al proposito.

 

Conservava una fotografia incorniciata che ritraeva tutti i reduci della sua Compagnia o Battaglione, ma l'umidità l'ha rovinata ed è stata buttata via.

C'era forse una trentina di persone in quella foto.

 

Una delle immagini è datata 3 marzo 1943... il luogo è sul Piave, presso Belluno; una scritta indica che vi sono ritratti alcuni amici, già tornati.

Un'altra foto, con data medesima, ritrae la 22ª Compagnia mentre attraversa il Piave su un ponte pedonale di barche gonfiabili.

Con ogni probabilità la data è sbagliata, perché non è pensabile che all'epoca dei primi rimpatri di reduci dalla Russia venissero svolte esercitazioni sul Piave. Può essere che la foto si riferisca, invece, al periodo del servizio di leva, e quindi risalga al 1935-36.


Dopo l'8 settembre Luigi fu catturato dai Tedeschi e deportato in Germania, dove fu impiegato come muratore e dove fu adibito alla costruzione di uno dei forni dei campi di concentramento. Gli dissero che doveva servire a cucinare il pane e ma solo vent'anni dopo, grazie a un servizio televisivo, scoprì il vero scopo di quei forni.

Maledendo i nazisti, pianse.

 

Pierantonio Segato