Sintesi a cura di Patrizia Marchesini

 

00.Gaetano Santoro mezzobusto 

 

Gaetano Santoro nasce a Palermo, nel novembre 1921.
Capelli scuri, occhi dolci e un po’ malinconici, due baffetti a ombreggiare la bocca morbida... così come vuole la moda dell’epoca.
Nei primi giorni del 1942 lascia la sua Sicilia e gli affetti più cari.
Il 23 gennaio è alla Caserma Cavalli di Torino, assegnato al 1° Centro Automobilistico (2ª Compagnia, 4ª Sezione).
Inizia così una lunga corrispondenza con la famiglia, soprattutto con i genitori.
Quelle di  Tanino sono lettere frequentissime, imbevute di affetto... dalle quali, a volte, sbuca una certa esasperazione  per le molte domande che da casa – così si intuisce – gli vengono indirizzate.
Si sente grande, Gaetano, e desidera in tutti i modi rassicurare mamma e papà sui diversi aspetti della vita militare.
Si sente grande... e rincuora la madre, preoccupata al pensiero di saperlo a nord, in gennaio, dove di certo fa freddo. Compra uno scatolo di nivea e con la crema – che ha proseguito il proprio successo fino ai giorni nostri – si prende cura delle mani screpolate a furia di lavare la gavetta con l’acqua gelida.
Si sente grande, ma nel continente non c’è la luce della sua Palermo. E forse anche per questo chiede limoni e mandarini, piccoli soli che riscaldano il cuore...
 

 

 

ALLA CASERMA CAVALLI DI TORINO

 

Torino, 1° febbraio 1942

[...] Il babbo mi ha chiesto cosa ci hanno dato come vestiario e io mi premuro a dirvi che in quanto a questo ci hanno dato un buon corredo: una divisa di panno, una di tela, un pastrano di panno, due paia di mutande di tela, tre paia di calzettoni di cotone più robusti di quelli di Salvatore, un asciugamani, un sacchetto per gallette, un sacchetto per la biancheria sporca, due camicie grigioverde, un paio di occhialoni da motociclisti, un paio di forbici, l’occorrente per cucire e l’occorrente per il mangiare. Per la notte: tre coperte di lana e un pagliericcio. Ieri ci hanno dato il moschetto. [...] Vostro figlio Tanino.

P.S. Mi hanno nominato vice capo-squadra della mia Sezione. [...]

 

Torino, 3 febbraio 1942

[...] Quando mi spedirete la cassetta, mandatemi un poco di limoni e, se ce ne sono ancora, qualche poco di mandarini e – se vi è possibile – un po’ di sugna poiché qui molte cose hanno un prezzo esagerato. [...]

 

01.Busta con mittente Caserma Cavalli

 

Torino, 6 febbraio 1942

Cara mamma, [...] Il freddo io non lo soffro molto ma soltanto mi si sono screpolate le mani a causa di lavare la gavetta con l’acqua fredda. Queste screpolature sono andate ormai via perché ho comprato uno scatolo di nivea e ne metto un poco sulle mani la sera. [...]

Finché non verrà caldo le pezze da panciera che mi hai dato mi sono servite per fasciarmi le caviglie, affinché le scarpe non mi facessero male. [...]

 

Torino, 9 febbraio 1942

[...] domani, forse, cominceremo la scuola guida e la teoria; finita quella ci aggregheranno in qualche altro Corpo oppure chi sa dove ci porteranno. [...]

 

Torino, 19 febbraio 1942

Carissima mamma,

[...] Qui la neve è alta circa 25 cm. e con tutto ciò facciamo le istruzioni, un po’ a piedi coi moschetti e un po’ con i camions, quelli antichi con le ruote dure.

Ieri sera ho fatto un’ora di scuola guida sotto la neve che fioccava, a fiocchi grossi quanto un uovo [...].

Ancora non ci hanno dato le pistole perché siamo reclute [...]. [...] i fazzoletti li lavo io perché ci hanno dato anche del sapone. [...]

Il rancio però non è più quello dei primi giorni poiché ci danno molto brodo e niente tubo, dicono i torinesi; la carne comincia a scarseggiare e mangiamo ogni giorno insalata di rape e carote e una volta alla settimana ci danno mezza fetta di carne. [...] fortuna che ci aiutiamo con due pagnotte al giorno di 200 gr. ciascuna. [...]

 

Torino, 23 febbraio 1942

Caro papà,

[...] Il vitto adesso si è aggiustato un poco, quando sento un poco di fame in più compro qualche pacco di biscotti allo spaccio, ma questi costano molto cari (4 L. l’etto = 1 pacco), il vino non è buono e costa lo stesso del vermuth. [...]

 

Torino, 27 febbraio 1942

Caro papà,

[...] è venuto il sergente della nostra Sezione che ci ha invitati a fare il corso di allievi caporali. Io mi sono fatto subito mettere in nota, poscia ci ha fatti presentare al sottotenente che deve essere il nostro istruttore, il quale ha eliminato coloro che non si sono saputi presentare.

Io, fortunatamente, sono riuscito a presentarmi abbastanza bene, e sono stato scelto per il corso. [...]

Caro papà io sono lontano e vi penso sempre e sono certo che anche voi tutti mi pensiate sempre. [...]

 

Torino, 6 marzo 1942

Martedì 3 abbiamo fatto il giuramento, vi volevo mandare delle fotografie del giuramento, ma costano troppo e poi io non sono venuto.

[Con ogni probabilità Gaetano intende dire che nelle fotografie scattate per l’occasione lui non si vede, non è in evidenza... e quindi non vale la pena affrontare la spesa.]

 

Torino, 10 marzo 1942

[...] Caro babbo, se fra qualche giorno, secondo le tue possibilità, mi potrai spedire qualche poco di denaro... fallo, perché ho dovuto fare lavare della biancheria e, come tu sai, qui è quasi tutto un po’ salato. [...]

 

Torino, 14 marzo 1942

Caro papà,

[...] Il corso, fino adesso, va benissimo e fra una quindicina di giorni avremo il grado di scelto... poi, andando tutto per il meglio, fra un mese avremo di grado di caporale. [...]

 

02.Gaetano Santoro Foto di gruppo

 Gaetano, evidenziato con il colore verde.

[Senza data]

Care sorelle,

certamente come al solito vi alzerete presto per andare a scuola. A proposito, come vanno le pagelle? E tu, Zina, studi sempre? Nicola come va? Digli di non fare il superbo e di scrivermi.

E tu, Linuccia, mi assicuri che non piangi più e che mi pensi sempre?

Pensandovi sempre, vi mando tanti baci.

 

Torino, 15 marzo 1942

Cara mamma,

ieri ho ricevuto le vostre lettere. Nell’istante in cui le ho aperte mi è sembrato di essere a casa poiché era da tanto che non ricevevo vostre notizie.

Voi che avete certamente più tempo di me, perché non mi scrivete più spesso?

Io sacrifico lo svago per potere scrivere a voi [...].

 

Torino, 16 marzo 1942

Caro papà,

[...] Nella sezione allievi caporali abbiamo un sottufficiale siciliano: Ricciardello, di Catania, una bravissima persona come del resto il nostro tenente, torinese, certo Molinati, e gli altri ufficiali e sottufficiali, i quali oltre a essere molto cortesi sono anche rigorosi, perché ci tengono molto che noi altri facciamo il nostro dovere. [...]

 

Torino, 17 marzo 1942

Caro Totuccio,

Voglio una tua fotografia, voglio vedere se sei sempre piccolo come quando ti ho lasciato io perché da allora mi sembra sia passato molto tempo e quindi credo che sarai più grande. Hai tagliato i capelli o li hai come te li ho lasciati io?

Carissimo Totuccio, aspetto perciò la tua fotografia e nella speranza che me la mandi presto t’invio un sacco di baci.

Tanino

 

Torino, 21 marzo 1942

Cara Pietrona,

tu come al solito tenti di scherzare e farmi ridere, ma purtroppo vi sono state oggi di mattina le istruzioni sotto l’acqua che mi hanno fatto passare la voglia di ridere, poiché l’acqua mi ha bagnato tutto il pastrano e per giunta abbiamo preso il rancio sotto l’acqua; fortuna che ci hanno dato gr. 200 di vino ciascuno [...].

Ricevi tanti abbracci e baci da tuo fratello Tanino.

 

Torino, 22 marzo 1942

Cara mamma,

[...] Stasera andrò a vedere una pellicola di Crik e Crok la quale spero mi farà divertire molto. Ieri è venuto in caserma un cappellano militare il quale ci ha fatto una preparazione per la Comunione che faremo tutti insieme in una chiesa a qualche chilometro da qui, domani lunedì 23.

Ieri sera sono stato alla scuola industriale di qui per informarmi se vi sono corsi serali e in tal caso quale sarebbe la quota da pagare. Sono stato sfortunato perché in ufficio non ho trovato che la moglie del portiere che preparava la cena e stava precisamente pulendo spinaci. Essa mi ha consigliato di ritornare domani [...]. [...] In quanto al sussidio, insistete e mettete avanti il fatto che siamo famiglia numerosa e solo uno lavora. [...] stasera mangerò molto bene poiché generalmente la domenica di secondo orario siamo pochi e quindi si può mangiare in abbondanza, circa una gavetta e mezza o due.

L’altra sera, e precisamente giovedì, ho mangiato 2 gavette di riso a minestra molto asciutto e un’altra l’ho portata in camerata e l’ho mangiata la sera prima di andare a letto; proprio in quell’istante pensavo a voi.

Adesso vado a lavarmi la faccia perché la mattina non ho abbastanza tempo per fare un’accurata pulizia [...].

Non avendo altro da dirti, gradisci molti abbracci e baci.

Tanino

 

03.Gaetano Santoro a dx e un commilitone

 

Torino, 9 aprile 1942

Caro papà, [...]

Ti ringrazio di avermi spedito, con la massima sollecitudine, la cassetta e ti ringrazio ancora per il suo eccellente contenuto.

Ho trovato soltanto un po’ ammuffito il parmigiano e il salame, però li ho pulito per bene e li ho avvolti in carta oleata. Sin quando il guastidduni si può comprare e lo trovi, ti prego... tenetelo per voi, perché quello che mi danno qui mi basta e me ne soverchia anche per mangiarlo la mattina con il caffè.

[...] ancora non so se anche noi andremo via da Torino, come già sono andati via i carristi [...].

Gli esami di scelto non li ho ancora fatti, ma in questi giorni spero di farli. Ad ogni modo ti ringrazio per i tuoi auguri. [...] Non ho ricevuto la lettera con i tre fiorellini, ma domani mi informerò se è a riposare in fureria oppure se è andata perduta. [...] state allegri, io sto benissimo e voi spero meglio di me. [...] 

Della puntura non sento più la minima sofferenza e ti prego di assicurare la mamma e di dirle di stare contenta perché questa, per quest’anno, è stata l’ultima puntura. [...]

[Il guastidduni – o vastidduni – citato da Gaetano era il tipico pane cotto nel forno a legna che si preparava in campagna con farina integrale di grano duro. Di classica forma rotonda e prodotto in pezzatura da mezzo chilo o un chilo, e caratterizzato dalla mollica spugnosa e gialla, nei secoli passati è sempre stato il simbolo della fame del popolo, soprattutto in occasione di rivolte.
Si veda, in merito, www.palermoweb.com.]

 

Torino, 9 aprile 1942

Cara mamma,

ti ringrazio moltissimo per la brillantina [...]. [...] ti assicuro che io sto molto bene e ti prego di non stare in pensiero per me perché non c’è niente di anormale e per una semplice iniezione non si muore. [...]

 

Ed ecco, a rabbuiare la primavera, la notizia: Gaetano avverte il padre che dovrà partire. Leggendo tra le righe – nonché tra le rassicurazioni e le premure che desidera vengano usate nei confronti della mamma – è facile capire come Tanino sia in subbuglio: lui, così preciso e che di solito non tralascia il benché minimo dettaglio, dimentica di datare la cartolina.
Possiamo solo intuire quante emozioni si agitino nel suo animo...

 

[Cartolina senza data]

Caro papà,

oggi ho ricevuto la tua lettera del 9/4 a cui spero di dare risposta domani oppure stasera [...]. [...]

Adesso passo ad altro e poiché lo spazio è molto limitato vengo subito a quello che desidero dirti. Ti avevo scritto in una mia precedente cartolina che ti avrei spiegato e più chiaramente qualcosa [...]. Credo che ormai avrai capito [...] ma non perderti d’animo, tutti abbiamo il dovere di difendere la Patria; purtroppo anche io fra qualche mese, e cioè alla fine del corso, verso la metà di maggio dovrò partire come i miei compagni, dei quali alcuni già sono andati via ieri sera, a notte molto avanzata; coraggio, io non ho paura, ma anzi sono fiero di servire la mia Patria.

Ti prego, se vuoi dirlo alla mamma, di portare la cosa, come diciamo noi, a manico di temperino perché tu sai che la mamma è ammalata.

Tutto ciò l’abbiamo saputo oggi con più precisione dal comandante della Compagnia, il capitano Finocchio. Quindi siamo intesi, per la mamma; se puoi non fare neanche leggere la cartolina. [...]

 

In una lettera (di nuovo senza data ma  – come la cartolina precedente – scritta all’incirca a metà aprile), Tanino spiega meglio al padre...
Intenerisce profondamente la richiesta di non mandargli altri libri per gli studi che sta portando avanti al fine di ottenere la licenza media.
Come se tutto ciò – all’improvviso – sia parte di un’altra vita...

 

[...] Come ti ho già scritto, oggi il capitano Finocchio, nuovo comandante di Compagnia, ci ha comunicato la prossima partenza per la Russia [...].

Ti prego di non impressionarti perché è cosa naturale che ogni soldato debba combattere per l’indipendenza dell’Italia; [...] noi, allievi caporali, dobbiamo ancora finire il corso... quindi partiremo, se è necessario, fra qualche mese.

Io ti prometto che userò molta precauzione, quindi stati tranquillo e non stare triste; noi, qui, neanche ci pensiamo, tanto è vero che mentre ti scrivo sento dalle altre camerate il suono di chitarre, di mandolini, di fisarmonica [...].

Questo foglio, se credi opportuno, non farlo leggere a nessuno in famiglia, oppure a poco a poco dirai qualcosa o dirai qualche accenno tanto per non dare il colpo tutto assieme; mi rimetto a te, perché so che sei molto forte [...].

Non mandarmi altri libri poiché mi potrebbero essere d’ingombro e di peso in caso di trasloco; pur nondimeno ti prometto che studierò fino al giorno che saprò qualcosa di preciso. [...]

 

Torino, 18 aprile 1942

Caro papà, [...]

in questa settimana ho fatto quasi ogni giorno scuola guida in collina, sul Colle della Maddalena, vicino al Po.

Quando prenderò la patente mi daranno un permesso di 36 ore, come del resto [capita] a tutti quelli che si patentano.

Se io fossi più vicino farei una scappata. [...]

 

Torino, 20 aprile 1942

Caro papà, [...]

Ho capito benissimo che quanto ti ho scritto non è cosa che certamente ti ha fatto piacere, tanto che io ero là per là di non dirti nulla; ma sono stato costretto per non darti poi una notizia repentina e brusca. 

Ho saputo e ho visto che prima ci aggregano e poi, quando sarà la volta della partenza dei corpi a cui siamo stati aggregati, partiremo anche noi. [...] noi A[llievi] C[aporali] [...] dobbiamo finire il corso e questo, come ti ho scritto già, non finirà prima della fine del mese di maggio [...] quindi potrei avere la possibilità di venire a casa in licenza, per gli esami. [...]

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Cara mamma,

da 8 o 9 giorni non ricevo una tua lettera, perché non mi scrivi? [...] a che cosa è dovuto questo tuo silenzio? [...]

Come ho scritto al babbo, oggi sono stato [...] sul Colle della Maddalena a fare scuola guida, su un camion che sarà grande come la nostra camera centrale dove abbiamo la tavola.

Pensa, cara mamma, che portare una bestia come quella, in una salita di doppi e tripli gradi di quella di Valdesi e in curve che forse tu non hai mai visto così, è una bella soddisfazione. [...] Torino 20/4, ore 20. Tanino

 

Torino, 21 aprile 1942

Caro papà, [...]

è vero che sono stato imprudente, dandoti con repentinità una notizia così grave [...]. Capisco che ti sembra cosa impossibile, ma purtroppo è la dura realtà e il tuo cuore di padre, oltre a capirla, non vuole ridere, credo, perché non lo può.

Caro papà, poiché per ora tu solo porti il peso, tutto il peso di questa terribile confidenza, ti prego, non a titolo di preghiera, ma quasi a titolo di comando, di stare tranquillo [...]. [...]

La visita verrà come è venuta per gli altri miei compagni; io sono più che sicuro che mi possono fare idoneo ai servizi di guerra perché più di una volta ho marcato visita per il cuore, ma il medico mi ha detto che io sto meglio di lui (come anche mi ha detto il medico Camarrone quando mi hai fatto visitare, ti ricordi?). E per questa causa mi sono buscati 2 giorni di consegna. [...]

 

Torino [lettera senza data]

Caro papà, [...]

Mi compiaccio del tuo spicciativo metodo e della tattica che hai usato per fare conoscere alla mamma le mie condizioni e te ne ringrazio. [...]

Mi dispiace che Totuccio non usufruisca della refezione come gli altri, ma perché? Nel tempo di guerra, come l’attuale, non ci sono né ricchi né poveri, e allora? [...]

mi perdonerai se ti ho scritto così in fretta, ma il fatto è che è quasi l’ora del rancio e siccome ho un po’ di appetito (e non fame, perché quella è dei soldati inglesi) chiudo per andare a consumare la buona e gustosa minestra. [...]

 

Torino, 30 aprile 1942

Caro papà,

sono al Dopolavoro delle Forze Armate. Scusa se ti scrivo male perché sono all’impiedi. [...] Mantengo la promessa di spedirti una cartolina con cui ti dovevo fare conoscere il risultato degli esami. Nella graduatoria ho avuto 71 punti complessivi: 13 attitudine militare, 14 teoria, 14 comando. [...]

 

Torino [senza data]

Caro papà, [...]

Riguardo alla scuola guida ho già finito e ho preso la patente di 1° e 2° grado.

Come ti ho già scritto, abbiamo fatto gli esami di scelto, e proprio oggi ci hanno dato i gradi da attaccare alla giubba. [...]

Dunque, adesso, dopo che ti ho dato un biscotto dolce, ci vuole un amaretto, ma sarà anche lui dolce perché è stata la prima e l’ultima volta; ti intendo parlare del servizio che ho fatto al Palazzo Reale. Tre giorni fa sono stato di guardia d’onore assieme ad altri 11 miei compagni al Palazzo Reale di Torino; in complesso non si sta tanto male, di guardia.

A me è toccato dalle 14.30 fino alle 16.30; poi ho avuto quattro ore di riposo e dopo sono ritornato alle ore 20.30 fino alle 22.30; di nuovo riposo, poi il terzo turno: sono rimontato alle 2.30.

Non era trascorsa mezz’ora, quando ho sentito molti vetri rotti che cadevano a terra a quasi duecento metri dal palazzo, o per lo meno dal posto di guardia; in quei pressi si trova una libreria: credo che qualcuno, approfittando del debole chiaro di luna, abbia tentato ed è riuscito a fare man bassa di libri.

Io, non sapendo di cosa si trattasse, sono rimasto calmo, ma dopo un poco ho visto arrivare una macchina [...]: era la polizia, si vede che già qualcuno aveva dato l’allarme. [...] 

Io non correvo alcun pericolo in quanto ero ben armato e poi cosa potevano tentare? Il Palazzo era ben guardato: quattro sentinelle armate una meglio dell’altra. Così è finito il 3° turno alle 4.30. Dopo il riposo di quattro ore, ho avuto il 4° turno che è stato dalle 8.30 alle 10.30.

Quando mi sono ritirato in caserma avevo ancora un po’ di sonno, ma dopo qualche paio d’ore di riposo tutto è passato. [...]

 

Torino, 19 maggio 1942

Caro papà, [...]

noto che tu hai provato molto dolore nel sentire che sono stato di piantone. Ma cosa immagini che sia, questo piantone? Non dare retta a tutte le stupidaggini che senti. Almeno qui, il servizio di piantone consiste nello scopare la camerata e poi riposare tutta la giornata.

Io penso che non ci sia niente di disonorevole, perché è un servizio che un po’ alla volta dobbiamo fare tutti. [...]

Vi è piaciuta la fotografia grande? La sorpresa era proprio quella, e non quella che la mamma pensava e credeva, però in cambio mi sono fatti infoltire i baffi e voi, credo, lo avete notato. [...]

Il giorno 22 sarà la festa del nostro corpo, quindi si farà ancora una festa come quella che si è fatta per il giuramento [...]. [...] Vi sarà una bella sfilata e forse noi allievi caporali sfileremo facendo il passo romano. [...]

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Cara mamma,

a quanto pare tu pensi che io sia diventato un delinquente; perché mi dici in prigione? Non sai che in prigione ci vanno solamente coloro che mancano al proprio dovere? E tu credi che io sia uno di questi? Spero di no!

D’altronde capisco il tuo pensiero per il ritardo con il quale ti ho scritto, ma ciò non vuol dire proprio niente; si può ritardare a scrivere per tante ragioni [...]. [...]

Mi son fatto il bagno in uno di quei posti pubblici in vasca, con tutto l’orologio; fortuna che me ne sono accorto in tempo e l’acqua non è penetrata dentro.

La catenina l’ho persa dopo due mesi che ero qui, riempiendo il pagliericcio, e capirai che in mezzo alla paglia non è stato tanto facile trovarla [...]. [...]

 

Torino, 26 maggio 1942

Caro papà,

sono in cortile che aspetto la partenza. Sono le 12.30.

Partiremo dalla caserma alle 13.00 e dalla stazione alle 14.00.

Siamo in 25 e sicuramente andremo ad Alba, provincia di Cuneo. [...]

Dirai ai miei amici di non scrivermi più al Centro, ma al nuovo indirizzo che vi manderò. Andremo come autieri all’Arma Chimica d’Armata. [...]

Stai calmo, e coraggio. […]

 

LA PERMANENZA AD ALBA (CN)

 

Alba, 27 maggio 1942

Caro papà,

ieri sera sono arrivato ad Alba alle quattro. Abbiamo avuto un ottimo viaggio.

Non ti muovere da costì perché c’è molta possibilità che venga in licenza. [...]

Dì a tutti di scrivermi al nuovo indirizzo che ho scritto a tergo della presente.

Saluti e baci affettuosi. Tanino

Autiere Santoro Gaetano

Compagnia Lanciafiamme

4° Battaglione d’Armata

Alba (Cuneo)

 

Alba, 28 maggio 1942

Caro papà, [...]

come ci ha detto il signor comandante della Compagnia, la partenza è imminente.

Ieri sera abbiamo fatto presentare un nostro caporale (allievo sergente) al signor capitano per dirgli che noi prima della partenza desideriamo vedere la famiglia. [...] Il signor capitano ha risposto che di ciò se ne interesserà personalmente e farà tutto il possibile per accontentarci.

Io credo che, compreso il viaggio, non ci daranno più di due giorni. Tu, d’altro canto, non ti muovere da costì poiché potrebbe darsi che mentre vieni io sia in viaggio [...]. [...]

 

Nella lettera che segue, Tanino parla della sua cara Lulidda, una cagnolina cui aveva già accennato nella propria corrispondenza...

 

Alba, 31 maggio 1942

Caro papà, [...]

sono spiacentissimo per la disgrazia capitata a Lulidda. Non credo che abbia la spina dorsale rotta come è capitato una volta al cane dello zio Giovannino. Se è così, invece di farla soffrire ancora conviene ucciderla.

A ogni modo aspettate che venga io perché spero di essere costì fra otto giorni. [...]

Qui ad Alba si sta benissimo poiché non c’è il frastuono delle grandi città e perché, come tu sai, a me piace moltissimo il silenzio, o per lo meno la solitudine. [...]

 

Alba, 2 giugno 1942

Caro papà,

potrai pensare che io per il giorno di ieri vi abbia dimenticato... ma no, non è così. [...] In quanto alla licenza di cui ti ho parlato nella mia precedente, è per adesso sfumata, forse ce la concederà tra qualche settimana. [...]

 

Alba, 3 giugno 1942

Carissima mamma, [...]

Voglio sperare che il babbo ti abbia detto qualcosa riguardo alla mia mobilitazione e alla mia prossima partenza per il Fronte Russo; non aver paura di questa parola perché sono sicuro che non starò poi tanto male, poiché come certo saprai sono stato adibito come autiere del capitano comandante della Compagnia Lanciafiamme. Questi è un palermitano, un certo Piazza Melchiorre. [...]

[Il capitano Melchiorre Piazza, catturato dai Sovietici e sopravvissuto alla prigionia, è stato per molti anni il Presidente Nazionale dell’U.N.I.R.R..]

 

Alba, 4 giugno 1942

Caro papà, non do completa risposta alla tua lettera del 25/5 perché sarebbe come fare castelli in aria. [...]

Se puoi, cerca di fare qualche scappata almeno per venirmi a trovare, giacché io sono nell’impossibilità di venire. Se la mamma può e vuole venire, io sarei molto contento di rivederla... come, del resto, vorrei rivedere voi tutti. [...]

Se tu verrai, ti prego di portarmi quel famoso coltello a pugnaletto che ho consegnato alla mamma quando sono partito perché nel posto dove andiamo potrebbe farmi molto comodo. [...]

Noi non sappiamo quando partiremo, l’ordine può arrivare anche oggi, quindi ti prego di deciderti e non andare per le lunghe. [...]

Come ho già detto alla mamma, il capitano mi ha voluto come suo autista, giacché lui è un palermitano, certo Piazza Melchiorre, su per giù della tua altezza, un po’ più alto appena, però ben piantato, capelli neri e baffi come i miei, neri.

Lui dice di conoscere un Santoro Francesco, non credo che sarai tu? Se[i] stato per caso suo compagno di scuola? [...]

Ieri, dopo un mese preciso dalla spedizione, ho ricevuto il famoso pacco, ma sai cosa ho trovato? Un ammasso di muffa, ho potuto utilizzare solo un poco di formaggio parmigiano e il salame, il resto l’ho dovuto buttare. [...]

 

Alba, 5 giugno 1942

Caro papà,

se riceverai in tempo la mia lettera di ieri 4/6, fai molto in fretta [...], ripeto fai molto in fretta, perché la Squadra dei primi è partita e non vorrei andare via senza almeno vederti o vedervi. Quando partirai da costì fammi un telegramma. [...]

 

Non occorre aggiungere commento alcuno: l’angoscia di Tanino è palpabile e di fronte all’urgenza di tali parole, si rimane muti...

 

Alba, 11 giugno 1942

Cara mamma,

è da tre giorni che non vi scrivo perché attendevo un vostro telegramma con cui mi annunciavate la vostra venuta, o per lo meno quella di papà [...].

Ti ripeto a dire che i giorni ormai si possono contare sulle dita di una sola mano, pertanto vi prego di non indugiare ancora. [...]

 

Alba, 12 giugno 1942

Carissimo papà,

come vedi rispondo al tuo espresso che proprio adesso ho ricevuto. Da esso apprendo la dolorosissima notizia che neanche tu puoi venire in questo momento così triste per me [...] perché so di partire sicuramente, ormai, e non posso vedere nessuno di voi altri. 

Per me, come ti ho già scritto, è inutile pensare... o, per meglio dire, sperare nella licenza; ormai tra me e voi si è stesa una fitta nebbia che chissà quando si potrà diradare. [...]

È uscito sull’O.d.G. [Ordine del Giorno] il nostro nuovo indirizzo, che è questo:

Caporale autiere Santoro Gaetano

Compagnia Lanciafiamme – Battaglione Chimico d’Armata

P[osta] M[ilitare] n. 6

[...]

 

Alba, 17 giugno 1942

Caro papà, [...]

non facciamo altro che suonare e stare allegri per non pensare alle case lontane e al pericolo vicino.

Mi sono tagliati i capelli a zero, immagini che sagoma! E poi con l’elmetto che ho sembro Totuccio sotto l’ombrello.

[...] Noi partiremo o domenica mattina alle 4 o sabato mattina alle 9.30. [...] strada facendo, fino al confine, vi scriverò qualche cartolina o lettera [...], al di là del confine vi scriverò con la posta aerea. Non mi spedite più soldi giacché questi in Russia non varrebbero che per il gabinetto [...].

[...] Ieri, appena ho preso la decade, sono uscito e ho comprato un poco di sapone, immagina, non più di 300 gr., un poco di crema per la faccia [...], del sapone per la barba, un pacchetto di lamette, una pietra allume, una boccettina di inchiostro [...]. [...]

 

Alba, 18 giugno 1942

Carissimo babbo [...]

ho già scritto oggi che non voglio mandati soldi in quanto essi non mi potrebbero servire, [...] perché in Russia essi non avrebbero alcun valore.

Se tu poi vuoi farmi un regalo... ogni mese quello che dovresti mandare a me dallo in consegna alla mamma perché si possa fare visitare spesso e possibilmente farsi operare e guarire. Dico questo non perché tu non ti curi di lei, ma affinché essa, con quei soldi che tu le dai, possa alleggerire il tuo peso. [...]

 

LA PARTENZA PER IL FRONTE RUSSO

 

Alba, 19 giugno 1942

Carissimi babbo e mamma, [...]

Con grande dolore per voi vi comunico che domani lascerò Alba.

Oggi, venerdì, di mattina abbiamo preso tutti la S. Comunione; dopo abbiamo ricevuto il saluto di commiato del Potestà... il quale, volendo dimostrare la sua riconoscenza verso di noi e ringraziarci per il nostro contegno, ci ha fatto distribuire generi di conforto, e cioè: due pacchetti di sigarette, fichi secchi, un pezzo di torrone, una cioccolata, della carta da scrivere, una catenina con una medaglia della Madonna (da una parte) e la testa del Duce (dall’altra), una matita e delle caramelle.

Abbiamo ricevuto la benedizione del Cardinale il quale ci ha anche detto parole di incoraggiamento. [...]

Voi non scrivete prima del mio arrivo.

Bacioni.

 

Tanino inizia la lettera che segue il 18 giugno 1942. Ne interrompe la stesura per poi riprenderla il giorno 20, dopo essere partito...

 

Questa mattina (20/6), alle ore 10, appena è suonata la sirena ho lasciato Alba. [...] Quando riceverete la presente io avrò oltrepassato le Alpi e sarò di già molto lontano. […] Capisco l’inconsolabilità della mamma e ne sono molto dolente. [...]

 

Anche in viaggio Gaetano prosegue la corrispondenza fittissima con i genitori. Dopo una sosta a Cervignano del Friuli (il 21 giugno), il giorno seguente è in prossimità di Vienna e il 24 giunge a Troppau, città che – oggi – si trova nella Repubblica Ceca ed è denominata Opava.
Da quanto scrive emerge una certa cautela, nella consapevolezza che la posta – a campione – viene analizzata dalla censura.
Il ragazzo nota i primi segni del passaggio della guerra e – sebbene rimanga nel vago – scopre la discriminazione attuata nei confronti degli Ebrei...

 

Troppao [Troppau], 24 giugno 1942

Carissimo papà,

dopo un lunghissimo viaggio che sarebbe stato molto più piacevole in altri tempi, abbiamo fatto la prima tappa a Troppao, che è una bella città. Oltrepassando i confini dell’Italia, fino ai confini della Cecoslovacchia, oltre a stupendi boschi sconfinati vi sono anche belle stazioni e, di tanto in tanto, alcuni piccoli villaggi.

Comprenderai il modo con il quale mi esprimo, ma capirai benissimo che nei luoghi in cui siamo e nel tempo che viviamo quello che ti ho scritto è fin troppo; quindi, ti prego, di non farmi domande alle quali, per moltissime ragioni, non potrei rispondere. Mi sono spiegato? [...]

Costì certamente è incominciata la bella stagione che porta alla spiaggia tanto movimento e la anima di tanta nuova vita.

Zina è andata a fare gli esami? Come sono andati? Credo molto bene come al solito... ma gli altri? Alcuni sono stati promossi, lo so, ma Linuccia, Totino e Giovanni?

 

[Senza data, forse del 2 luglio 1942]

Carissimo papà, [...]

dal giorno in cui siamo partiti da Alba e abbiamo oltrepassato il confine, non abbiamo incontrato altro che gente ebrea, certo non tutta completamente, ma in prevalenza [...].

Questa gente non può avvicinare nessun cattolico, altrimenti sono dolori per questi... e certamente per gli altri.

Si distinguono perché portano una fascia al braccio destro, oppure un bollo giallo dietro la schiena, sugli abiti o davanti al petto. [...]

 

Fronte Russo, 11 luglio 1942

Carissimi papà e mamma,

finalmente dopo 20 giorni di viaggio siamo arrivati a destinazione! Ben capirete che il viaggio è stato alquanto divertente, ma troppo strapazzoso; ciò nonostante siamo arrivati tutti in ottima salute. [...] sono un po’ stanco per il bel bagno che ho fatto nel fiume assieme ad alcuni miei compagni e a delle ucraine (ragazze russe) e immaginerete il furore che ho fatto con il mio stile di nuotare [...].

Qui c’è molto caldo, da scoppiare, come le giornate di scirocco che ci sono costì. [...] si sta benissimo, tanto che se si stesse così bene come si è stati oggi, io vi farei la firma per sempre. [...]

Noi ci troviamo ancora molto lontani dal fronte, quindi state sicuri e calmi.

Vi accludo una fotografia, o qualcosa di simile, di una ragazza che ho conosciuto durante il viaggio; però non immaginate che sia così piccola come la vedete, poiché questa fotografia è stata fatta molto tempo addietro; lì aveva, a quanto ho potuto capire quando me lo ha spiegato, solo dodici anni. [...]

 

04.Foto disegno ragazzina ucraina

 

Fronte Russo, 16 luglio 1942

Carissimo papà,

ieri ho ricevuto posta da Zina e da Enzo Macaluso; mi sorprende come mai tu non ti sei fatto vivo prima di loro... perché? Forse non hai ancora scritto?

Ieri, 15 [luglio], hanno fatto il pagamento della decade e siccome qui non so cosa farmene dei soldi, li ho spediti all’indirizzo di Partanna; per me non ti preoccupare perché ho ancora 15 marchi della decade precedente.

La somma da me spedita è di 23 marchi, cioè lire italiane 175.

Io sto benissimo, e voialtri? [...] Farai le mie scuse a Iolanda se più non gli ho risposto; ma loro, come voialtri, dovete capire che non ho il tempo che avevo da borghese e quindi non posso soddisfare tutti in una volta.

Io, all’infuori di te e qualche volta la mamma, non scriverò più a nessuno.

Chiudo inviandoti i più affettuosi bacioni e abbracci.

Tanino

 

OLTRE IL DONEC E VERSO IL DON

 

Fronte Russo, 25 luglio 1942

Carissimo papà,

ancora una volta, a causa di forza maggiore, ho tardato a darvi mie nuove. La causa sarebbe un altro spostamento improvviso al di là del Donez.

La zona in cui siamo è molto calma e non sembra neanche che il nostro [...] sia viaggio di guerra, in quanto nella nostra Compagnia c’è tutta gente allegra e nello stesso tempo che ha del fegato e che non ha paura di niente, in quanto è gente che ha fatto altre Campagne e altre guerre. [...]

Il caldo qui continua a farci sudare da maledetti. Come vedi scrivo a matita perché ho perduto la penna assieme a della carta da scrivere e al coltello [...].

Ancora non ho avuto nessuna macchina, ma spero averla al più presto, giacché ce n’è una e ce la disputiamo con un altro; certo la prenderà il più bravo, credo.

Chiudo non avendo altro da dirti, ed essendoci il mio indivisibile compagno che mi tormenta, chiamandomi, per andare a mangiare un’insalatina siciliana che aveva preparato alle 10. Come vedi non ci manca nulla. [...]

 

Fronte Russo, 25 luglio 1942

Carissima mamma,

[...] ancora non abbiamo granché da fare, se non il viaggio che ci fa perdere molto tempo. Si mangia tutto il santo giorno e credo che non immaginerai che cosa abbiamo avuto regalato: perfino del miele! 

In ogni lettera che ho ricevuto ho notato che ti preoccupi del freddo... ma qui, almeno per ora, non ne ho sentito. Anzi, ti posso assicurare che, come ti ho scritto altre volte, [...] c’è un caldo tropicale [...].

[...] Consiglia anche tu il babbo per il fatto del pacco. Non avendo altro da dirti, t’invio i più affettuosi abbracci e baci, in attesa di un tuo prossimo scritto.

 

[Stessa data]

Carissimi fratelli e sorelle,

anche se io non vi ho scritto direttamente, quando voi leggete la mia lettera che mando a papà e mamma, fate conto che vi sia scritto sopra (invece di Caro papà e cara mamma) [...] il vostro nome.

Vi prego di credere che, anche se sono molto occupato, vi penso sempre e mi struggo di non potere soddisfare il desiderio di scrivere a lungo. [...]

Nella speranza che voi accettiate lo stesso questi due righi, v’invio infiniti bacioni ed abbracci.

Tanino

 

Fronte Russo, 26 luglio 1942

Carissimo babbo e carissima mamma, [...]

L’altro ieri non ho potuto nemmeno inviarvi una cartolina a causa che sono stato di servizio di ronda [...]. Smontato la sera alle 6 sono andato direttamente a dormire e poi la mattina seguente abbiamo intrapreso un altro viaggio di 159 km, fermandoci in un paese conquistato da non più di una settimana, chiamato Woroscilowgrad. [...]

A quanto pare noi abbiamo il compito di seguire le truppe. [...]

 

Fronte Russo, 1° agosto 1942

Cari papà e mamma,

è più di una settimana che non ricevo... anzi, che non riceviamo posta. Io mi sento sperduto nell’immensità di questa terra, che per la maggior parte è deserta; ma di tanto in tanto si incontrano immensi campi coltivati. [...]

Non preoccupatevi se non ricevete posta; sappiate soltanto che io vi scrivo, se non tutti i giorni, almeno uno sì e uno no. [...]

 

05.Lettera 01 08 1942

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 5 agosto 1942

Carissima mamma, [...]

Apprendo che non ricevete regolarmente la mia corrispondenza; eppure puoi stare più che certa che io non smetto di scrivervi e pensarvi costantemente [...].

[...] l’altro ieri e in quest’ultima tappa ho avuto la fortuna di guidare una macchina della Compagnia Chimica e sostituire un compagno che stava un poco male. La macchina del capitano [Melchiorre Piazza] è rimasta a quello che l’aveva in consegna. Io sono sempre nella Compagnia Lanciafiamme e se ho scritto nel mittente solo 4° Battaglione Chimico è stata solo una distrazione. [...]

 

[Senza data, forse del 20 agosto 1942]

Cara mamma, [...]

Sono stato in continui spostamenti e adesso [...] siamo arrivati dove il cannone si sente rombare. Siamo stati aggregati alla Divisione Torino che adesso si trova in linea. Tutto ciò non deve scoraggiarti perché, come tu sai, io sono autiere e per adesso sono senza macchina... e se non ho quest’ultima non posso fare servizio, né posso andare in linea [...].

Con questo cambiamento c’è stato cambiato il numero della Posta che è 152 (e non più 6), Divisione Torino. [...]

 

06.Mittente P.M.152 Div.Torino

 

A mano a mano che il tempo passa, la corrispondenza (o – meglio – il ritardo nel riceverla, sia in Sicilia, sia al fronte) diviene tema ricorrente.
Il 31 agosto Tanino racconta che – quando arriva colui che consegna la posta – tutti interrompono quanto stanno facendo, come se si stesse celebrando un rito sacro.
Difficile capire se, nel luogo in cui la Compagnia Lanciafiamme è ora dislocata, sia tutto tranquillo e gli echi della prima linea giungano ovattati... o se le parole di Tanino abbiano l’intento di rassicurare in ogni modo possibile i genitori. Di sicuro sappiamo che il II e il XXXV Corpo d’Armata italiani – sono i giorni della Prima Battaglia Difensiva del Don – tra il 20 agosto e il 1° settembre hanno affrontato attacchi tutt’altro che fievoli, in netta contrapposizione con quanto Gaetano riferisce.
La malinconia, a volte, emerge... e si dilata a dismisura nel gustare un confetto che la mamma ha spedito a seguito della Prima Comunione di Enzuccia (forse una parente?!?). Quel confetto racchiude tutti i sapori e gli aromi della sua terra e, per Gaetano, è in grado di addolcire l’amarezza della lontananza forzata.

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 31 agosto 1942

Carissima mamma,

chiedi nella tua lettera del 16/8 se tutti i chilometri che abbiamo fatti, li abbiamo fatti in macchina... Ma certo! Non vorresti che il nostro Battaglione, avendo le macchine a disposizione, ci facesse andare a piedi.

Abbiamo percorso strade belle e piane, e strade brutte (come Via Cavallacci).

Ma ormai queste strade sono molto dietro e siamo in strade che sembrano di farina di terra nera... che, asciutta, è più dura della roccia... ma basta che una goccia di pioggia la tocchi per diventare molto molle, fangosa, viscida che impedisce di camminare perché ogni passo è un capitombolo. E questo è niente.

Ho sentito dire dai soldati anziani che sono qui che il freddo è terribile.

Noi ormai siamo fermi, direi in seconda linea... perché la prima linea è vicino al Don, nei pressi e sul quale ogni notte si svolgono fievoli attacchi da parte dei Russi, controbattuti dai nostri camerati che si trovano in quei posti.

Noi adesso cominciamo a fare i ricoveri per proteggerci dal freddo che tra qualche mesetto si farà sentire.

Siamo impegnati tutti i giorni a dare battaglia al bosco dove siamo ricoverati, abbattendo alberi, e ci facciamo, così, la legna per gli alloggi e per le stufe. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 1° settembre 1942

Carissima Zina,

ogni volta che tu fai vedere una fotografia chiedi sempre quale difetto vi si trova, come se tu fossi una storpia... Ma che idee ti saltano in mente? Che difetto vuoi che ci si trovi? Vedo soltanto che sei diventata molto magra. [...]

Poi mi chiedi cosa combino di bello; sai, si combinano tante cose di bello... nel momento in cui ti ho scritto l’ultimo "di", si è sentita una successione di colpi di artiglieria come quelli che si sentivano a Palermo quando suonava l’allarme [...]. [...]

 

[Stessa data]

Caro Totuccio,

apprendo con mio piacere che finalmente la mamma ha preso la decisione di farti tagliare i capelli; certo tu ne sarai contento perché finalmente sei diventato un maschietto grazioso, a quanto mi racconta la mamma [...]

Tu, da quando è finita la scuola, hai più studiato o ti sei dato alla bella vita come il diligente Giovanni? [...]

Ti voglio bene dalla Russia fino a Partanna. [...]

 

[Stessa data]

Carissimo fratello Giacomo,

leggendo la tua letterina apprendo che mi hai spedito un’immaginetta che ti ha dato un frate [...]. Io fino adesso non l’ho ricevuta, si vede che a quel ladro che ha consumato la tua lettera è piaciuta l’immagine e se l’è fregata, ma non è questo il modo di rubare a un soldato d’Italia che sta lontano dalla famiglia ben 9.000 km. e fa tanti sacrifici [...]. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 4 settembre 1942

Caro papà,

ieri ho ricevuto la tua lettera del 26/8, dove tu lamenti il ritardo della posta; ma cosa vuoi che io faccia? Mi dispiace, certo, che voi riceviate mie nuove dopo un mese [...].

[...] ci troviamo a un paio di km. dal Don, dove i nostri si scontrano con i Russi […]. [...] Da un paio di giorni la mattina e la sera un po’ di freschetto pizzicante fa capolino e credo che fra qualche mesetto o poco più [verrà] anche la neve. [...]

Apprendo che tutti ti chiedono perché non sono venuto in licenza; ma non lo sanno, dove mi trovo? E allora perché fanno gli stupidi? [...]

 

[Lettera senza data, forse del 10 settembre 1942]

Caro papà,

[...] Se sei curioso di sapere dove mi trovo, puoi vedere sulla carta geografica: Ghetraitesvib, nell’ansa del Don. [...]

[Con ogni probabilità Gaetano si riferisce a Getreide. Il villaggio (oggi dovrebbe chiamarsi Dubrova) è presente in alcune mappe della nostra raccolta cartografica. Per visualizzarne la posizione, occorre cliccare sulle immagini denominate A03.]
 

AUTUNNO AL FRONTE RUSSO

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 21 settembre 1942

Cara mamma,

[...] La roba la lavo da me perché capirai benissimo che non posso avere la lavandaia. Io sto benone. Qui, in questo mese, ha fatto una specie del nostro novembre e credo che fra non molto dovremo lasciare le tende per andare nei ricoveri che noi stessi abbiamo costruiti [...]; speriamo di no, ma se la posta dovesse ritardare non dovete stare in pensiero... perché certo tu non pretenderai che il pilota che porta la posta in Italia si congeli; del resto, niente di strano: la fanteria l’anno scorso è stata 4 mesi senza ricevere una lettera [...]. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 28 settembre 1942

Carissima mamma,

molti giorni fa ho ricevuto le vostre lettere e, siccome stavamo lavorando per fare dei rifugi per l’inverno, non ho potuto darvi risposta.

Adesso che già avevamo quasi finito, li abbiamo lasciati sospesi per dovere ancora spostarci; ancora una seconda causa è il mio silenzio dovuto al fatto che due giorni fa, mentre mi lavavo una camicia, uno spillo che avevo dimenticato nella tasca mi ha fatto una piccola ferita mentre strofinavo tra le mani; siccome non ci ho fatto neanche caso, mi si è gonfiato il pollice... e quindi ben capirai che non potevo scrivere. Però adesso è ritornato allo stato di prima e non mi fa più male. [...] Come vi ho già detto precedentemente, siamo passati dalla temperatura del mese di giugno a quella del mese di novembre; la mattina spesso troviamo l’acqua ghiacciata ed è naturale che, per essere così ghiacciata, la temperatura debba essere a qualche grado sotto zero [...], di giorno però il sole scotta sempre. [...]

Io ti avevo scritto che senza macchina non sarei potuto andare in linea a fare trasporti di truppe o qualcos’altro. Quelli che non abbiamo la macchina stiamo con la Squadra Comando, a 6 km. dalla linea. [...]

 

[Stessa data]

Carissimo papà,

[...] anche se si sta bene lontano, non si sta mai tanto bene come nel paese natio, nel paese dove uno si è visto sbocciare al sole e al sorriso anche cupo delle rigide stagioni e ancora, al più dolce di quello delle belle stagioni estive e primaverili.

Vorrei continuare a scrivere di ciò, ma non posso; le mie idee si confondono e mi rendono impossibile di scrivere quello che vorrei.

Apprendo dalle tue parole quanto affetto traspare, ma io non so commentare, non mi sento all’altezza di dare una risposta. [...] Apprendo quanto tu fai ancora per il sussidio; anzi, dovresti aggiungere alla pratica che sono in Russia e combattente, sebbene non mi trovi in prima linea, in contatto diretto con il nemico. [...]

 

[Stessa data]

Ed ora eccomi a te, cara Pierina […]. [...]

Apprendo che fra non molto avrete la radio, così potrete ascoltare il bollettino tedesco, che anche quello è interessante quanto il nostro. Dove mi trovo non ci sono tedeschi, ma questi non sono tanto lontani dalle nostre Divisioni. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 1° ottobre 1942

Carissima mamma,

[...] abbiamo ricevuto i pacchi-dono della città di Milano; ci è toccato un pacco ogni sei militari, da dividerci. A me è toccata una macchinetta per la barba, cosa superflua perché io di già ho quella del babbo, [...] un fazzoletto a colori, 4 sigarette, 3 caramelle, e una cartolina che ho spedito il giorno stesso al babbo.

Essa rappresenta una scena di guerra russa, un facsimile di quella che hanno fatto i nostri lanciafiamme, collaboratori della fanteria e dell’artiglieria. [...]

Oggi qui è una giornata di vento, stile Partanna, e credo che sia a causa di questo che vi sia tanto freddo.

In questi giorni ho scritto poco perché si sta facendo un corso anticarro e non so per quale stupida ragione lo fanno pure gli autisti. Io credo che sia soltanto per non tenerci in ozio. [...]

Di tanto in tanto compriamo qualche vitello e allora è festa e si mangia da pascià: pasta asciutta e spezzatino. Non avendo altro da dirti e poiché è quasi ora del rancio, chiudo inviandoti infiniti baci e abbracci.

Tanino

 

In diverse lettere Gaetano accenna a pratiche che papà Francesco sta facendo per ottenere un certificato che gli consentirebbe di ottenere una licenza per rientrare in Italia e sostenere gli esami di terza media... non pare in ansia, ma è cosa che – con il suo carattere scrupoloso – ci terrebbe a portare a compimento.
Anche il freddo – come abbiamo letto in precedenza – inizia a essere protagonista, sebbene per ora sembri non preoccupare il giovane in modo eccessivo.

 

[Stessa data]

Carissimo papà,

[...] Fra non molti giorni la fureria spedirà il terzo vaglia che, credo, sarà ancora più consistente, dato che ci saranno gli arretrati della nomina a caporale e [...] sono sicuri 100 giorni di Russia a 1,15 [lire], poi 21 giorni di mobilitazione a 0,15 e 26 giorni di arretrato dell’Autocentro [...].

[...] Ricordati del certificato, se vuoi che venga tra un paio di mesi.

Io sto bene. Il freddo, la mattina, si fa sentire un poco, ma poi passa... per ritornare la sera verso le cinque, e poi verso le 5.30 non si vede più a un passo. [...]

 

07.Cartolina propagandistica 04 10 1942 fronte

07.Cartolina propagandistica 04 10 1942 retro

Cartolina con testo di propaganda,
scritta da Gaetano il 4 ottobre 1942.

 

Fronte Russo, 18 ottobre 1942

Carissimo Giacomino,

[...] Ho appreso da Pierina che hai incominciato la scuola e adesso sono già 17 giorni che vai e vieni. Come stai? Certo ti diverti. E che fai? Studi, oppure fai le finte? Dimmi un po’: quando ti finisce la scuola torni subito a casa oppure fai finta di sbagliare il tranvai? [...]

Per me, per l’inverno che devo passare, non vi rattristate perché sono certo che non mi lasceranno in mezzo al prato... perché non possono.

Forse la domanda che mi fai ha ragione di essere e sei mi arriveranno i documenti che ho chiesto al babbo per la sessione straordinaria, verrò in licenza... ma poi dovrò ritornare in questa steppa desolata, fra i Cosacchi del Don. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 18 ottobre 1942

Carissimo papà,

ieri ho ricevuto la lettera inviatami da te il 25/9, con la quale mi fai sapere che i miei scritti a matita non vi pervengono chiari; ma pazienza, adesso mi sono arrivati i pennini e certo non tralascerò di scrivervi a penna.

Di quello che mi hai consigliato tu, cioè di farmi prestare la penna dalla fureria, non ne ho fatto niente perché coloro che sono in fureria non sono persone che, se chiedi loro un favore, te lo fanno senza lamentarsi e brontolare; sicché ho preferito scrivere a matita piuttosto che sentire brontolare certa gente. [...]

Oggi, come ieri, è una giornata piovosa... tanto che mentre scrivevo si è messo a piovere tanto forte che alcune gocce mi hanno bagnato la carta e adesso l’inchiostro si spande.

Procura di mandarmi anche un poco di cartine per sigarette, perché mi hanno regalato del tabacco [...] e io, non avendo cartine, ho fatto una pipa di legno e lo fumo in quella. Ti metto nella busta un poco di quel tabacco, che poi non è tanto splendido per la vita civile, ma per la Russia è ottimo. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 30 ottobre 1942

[Secondo un appunto, forse è scritta da Malewanni.]

Carissimo babbo, [...]

Sono stato inviato dal capitano, assieme al furiere, a prendere delle case per passarvi quest’inverno. Siamo stati soli tre giorni e poi siamo stati raggiunti dalla Compagnia. Sono già sei giorni che ci siamo sistemati (non definitivamente) [...].

Noi ci siamo spostati solo di 15 km.; si vive fra i borghesi e si dorme perfino in una stanza grande come la 1ª nostra, entrando.

Io sto benone, e voi tutti?

In queste case, accendendo un po’ di fuoco nella stufa, si sviluppa un caldo come d’estate dalle nostre parti.

[...] abbiamo in corso dei lavori per fare un capannone per le macchine. Ancora non abbiamo avuto la neve, ma in queste ultime mattine ha fatto spesso molta brina.

 

I PRIMI FREDDI E LA LICENZA PER ESAMI

 

Una volta di più Tanino accenna ai documenti che – per sostenere gli esami di terza media – potrebbero consentirgli di ottenere una licenza.
Fra le righe aleggiano, ora, una certa apprensione e la voglia infinita di tornare a casa, di essere con la propria famiglia, anche se per un periodo breve...

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 11 novembre 1942

Carissima mamma,

[...] Da diversi giorni non vi ho scritto perché siamo stati tanto disagiati per poterci aggiustare per l’alloggio di quest’inverno, pur essendo sempre nello stesso paese dal quale vi ho scritto nella mia ultima lettera.

Abbiamo cambiato molte case e quindi puoi ben capire che senza un po’ di sistemazione non si può fare niente. Qui è già caduta un poco di neve e già da tre giorni dicono che il freddo oscilla tra i 12 e i 20 gradi [sotto lo zero].

Io veramente ancora non ho sentito molto freddo e sono ancora senza maglia, ma in questi giorni voglio metterla; ci hanno dato un altro maglione, due paia di mutande di lana, un paio di guanti e quattro paia di calze; in appresso ci daranno il pastrano col pelo interno e il passamontagna.

[...] Avete spedito i documenti [per la licenza]? Se mi volete costì, non indugiate oltre, mi spiego? [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 24 novembre 1942

Carissima mamma,

[...] Noi ci siamo spostati ancora una volta, per avere maggiori comodità, in un altro paese. L’altra notte sono stato di capoposto e, senza neanche a farlo apposta, quella notte è caduta circa 20 cm. di neve; adesso è tutto bianco e ho l’intenzione di farmi un paio di sci per imparare a sciare.

Ci hanno dato, oltre alle mutande e a un altro farsetto a maglia, il pastrano col pelo e una specie di passamontagna di panno, e un paio di guanti con il pelo dentro. Io, inoltre, mi sono fatto un giubbotto con una pelle di capra e mi farò [tra] qualche giorno un passamontagna con una pelle di capretto, che già ho in potere e me l’ha regalata una ragazza a casa della quale vado spesso; con questa scusa ho imparato anch’io a masticare un po’ di parole russe. [...]

 

[Stessa data]

Carissima Rita,

con molto piacere ho ricevuto il tuo scritto dove mi facevi gli auguri per il mio compleanno; io ti ringrazio molto per il gentile pensiero e per l’augurio che mi fai per il prossimo anno, ma sono sicuro che, se sarà possibile, avrò una licenza e non un congedo... ma pazienza, finirà questa guerra e tutti ritorneremo, se Dio vorrà. [...]

 

[Stessa data]

Carissimo papà,

[...] capisco che, come tu giustamente dici, venire in licenza sarebbe come volere rovinare gli esami, dopo almeno 6 mesi che ho abbandonato lo studio... ma in compenso ci sarebbe la consolazione di poterci rivedere dopo tanto tempo [...].

[...] Chiedo il tuo parere. Il corpo a cui appartengo non credo che andrà a riposo, ma io sono a riposo (come tutti gli autisti di riserva) da quando siamo partiti dall’Italia, all’infuori dei servizi di guardia. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 1° dicembre 1942

Caro papà,

[...] Oggi noi compiamo 5 mesi e 10 giorni di Russia e finalmente, dopo tanto tempo, ho avuto in consegna la macchina che già mi aveva assegnato il capitano quando eravamo ad Alba. Ora la macchina si trova in riparazione e fra qualche giorno entrerò in suo possesso. Da oggi non dormo più con i miei compagni, ma nella stessa casa dove abita il capitano, assieme al suo attendente.

Certo, tu sarai contento che il capitano abbia posto tanta fiducia nella mia abilità di autista. [...]

Con questa carica che ho occupato sono anche dispensato dal servizio di capoposto e da quello di caporale di giornata, quindi ti posso raccomandare di non stare in pensiero, perché non prenderò più freddo, sebbene con gli indumenti invernali che ci hanno dato non si sente per niente freddo. [...]

Qui ha nevicato parecchi giorni, ma adesso ha incominciato a venire la bufera, e poi vi sono stati quasi due giorni di tormenta; ti lascio immaginare come si camminava per il paese, sbattuti di qua e di là, con la neve che andava dentro gli occhi e non ci si vedeva più. Adesso, però, ci hanno dato un passamontagna e un paio di occhiali per la bufera.

Questa sera fiocca come quando dalle nostre parti grandina forte. [...]

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 12 dicembre 1942

Carissimo papà, [...]

non devi pretendere che io risponda a tutte le tue lettere perché, come ti ho già detto e ti ho spiegato nella mia ultima, non ho tempo sufficiente come quando ero a Torino. [...] ti avevo scritto che ci eravamo spostati, ma non ti avevo detto in che direzione. [...] adesso ci siamo spostati ancora una volta indietro, mentre abbiamo sempre le Squadre [Lanciafiamme] sul Don. [...] si sta bene come a casa, se non ci fosse la preoccupazione dei nemici che sono sempre non tanto lontani: figurati che ci dividono solo 20 km. [...]

Ho ricevuto il certificato della scuola, e i biglietti del treno. [...] Fra qualche giorno presenterò la domanda per gli esami e spero che il comandante di Compagnia ci accordi una decina di giorni per poter guardare qualcosa per gli esami.

È inutile che io vi faccia avere un altro certificato dall’autorità militare dopo quelli che vi ho mandati; puoi usare qualcuno di quelli. [...]

Proprio adesso ho fatto una foto con gli sci e un berretto russo con il pelo, ma bello (di pelo di volpe).

La foto me l’ha fatta un compagno dell’Autocentro che deve venire a casa assieme a me, e per lo stesso motivo; forse ve la potrei mandare quando ritornerà qui in Russia... o la spedirà a casa nostra.

Ad ogni modo speriamo che, un mese da oggi, io possa avere già trascorso qualche giorno in vostra compagnia. [...]

 

[Cartolina senza data, forse scritta il 13 dicembre 1942]

Carissimo papà,

[...] Non vi preoccupate per me, per il freddo... perché sono ben equipaggiato per tutto, quindi non è necessario che mi mandiate i calzettoni di lana. [...]

Ti ho mandato una negativa di un lanciafiamme, l’hai ricevuta? L’hai fatta sviluppare? Non avendo altro da dirti, chiudo, inviandoti infiniti bacioni e fervidissimi auguri di Buon Natale.

Tanino

 

08.Foto fiammere

Ecco la foto sviluppata dal negativo.
Si nota – a sinistra – un appartenente
alla Compagnia Lanciafiamme, con l'attrezzatura sulle spalle.

 

L'ULTIMA LETTERA

 

Fronte Russo, Zona Operazioni, 15 dicembre 1942

Carissimi genitori,

proprio adesso ho finito di scrivere la domanda per la licenza d’esami e l’ho qui pronta per portarla in fureria.

Ieri sera il capitano ha detto a un sergente (amico mio, che partirà domani per l’Italia per andare al corso allievi ufficiali) che manderà in licenza me e un altro autista il giorno 20, corrente mese.

Speriamo che tutto vada per il meglio e che tra 20 giorni possiamo rivederci.

[...] quindi state allegri e contenti e soprattutto non mi scrivete più, altrimenti le lettere andrebbero perdute o ritornerebbero indietro [...].

[...] Bacioni e abbracci e arrivederci a presto. Bacioni e abbracci ai miei fratelli e alle mie sorelle. Auguroni per il nuovo anno.

Tanino

 

09.Ultima lettera 15 12 1942

 

Con queste righe quasi spensierate, e con la prospettiva di ricongiungersi alla famiglia in tempi brevi, si interrompe la corrispondenza di Gaetano.
L’Operazione Piccolo Saturno – scatenata dai Sovietici il 16 dicembre e preceduta, sin dall’11 dicembre, da alcuni giorni di attacchi logoranti – costringe le Divisioni del II, XXXV e XXIX Corpo d’Armata a retrocedere.
Chissà se Tanino inizia il ripiegamento con il suo bel berretto di pelo di volpe.
Forse supera Arbuzovka e arriva a Čertkovo.
Questo sembrano dirci i documenti ufficiali, che lo danno scomparso a partire dal 15 gennaio 1943, un mese esatto dopo avere scritto l’ultima lettera.
La sera del 15 gennaio gli uomini assediati a Čertkovo (quelli in grado di procedere sulle proprie gambe) tentano l’impossibile e vi riescono: rompono – seppure solo per poco – il perimetro sovietico intorno alla città e si incamminano verso linee più sicure.
Braccati dall’avversario che non dà tregua.
Gaetano è in quella colonna? Cade, vittima di una delle incursioni subite dalla colonna stessa prima di arrivare – la sera del 16 gennaio – a Belovodsk?
Oppure è fra coloro che rimangono a Čertkovo, perché malati, feriti, congelati?
Viene catturato, morendo in prigionia prima che le autorità sovietiche dell’epoca possano registrarne le generalità?
Non lo sappiamo, né è in grado di dirlo il capitano Melchiorre Piazza...

 

10.Lettera cap.Piazza 1

10.Lettera cap.Piazza 2

 

Dopo avere letto la corrispondenza di Tanino, sembra quasi di conoscerlo... e dopo averlo ascoltato raccontare e raccontarsi, il cuore si smarrisce di fronte a tutto questo silenzio, così improvviso, così ingiusto e così orribilmente definitivo.

 

 

DOCUMENTAZIONE UFFICIALE

 

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  • 01
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  • Descrizione:

     

    Lettera Mindifesa

    11.07.1947

  • 02
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  • Descrizione:

     

    Comunicazione dai

    Carabinieri di Partanna

     

  • 03
  • Visite: 118
  • Descrizione:

     

    Verbale d'Irreperibilità

  • 04
  • Visite: 112
  • Descrizione:

     

    Lettera dalla

    Presidenza U.N.I.R.R.

    31.03.1992

 

FINE

 

 

Sono davvero grata alla signora Antonella Santoro per averci fornito la corrispondenza dello zio Tanino, nonché per la grande pazienza e disponibilità. A lei e a sua zia Rita, un abbraccio affettuoso...