di Loriana Serschen

 

Marcello Serschen era il nome di mio padre, oltre che di mio nonno; mia nonna Alvita aveva voluto dare a quel figlio, messo al mondo a soli vent'anni, il nome del marito, neanche presentisse che le sarebbe rimasto solo lui a ricordarle per sempre il suo primo e unico grande amore.
 
Mio padre era nato nel 1936 e raccontava di avere pochi ricordi di mio nonno. Le poche immagini che gli tornavano alla mente erano sempre di lui in divisa, di ritorno in licenza dall'ex Jugoslavia, dove reparti italiani erano stanziati dal 1941.
I ricordi più vividi mi sono stati tramandati dalla nonna, che mi parlava sempre del marito disperso in Russia... mi diceva che avevo i suoi stessi occhi azzurri, unica in famiglia ad averne ereditato il colore.
 
A volte mi mostrava le lettere che lui le aveva scritto da quel paese freddo e ostile, cercava di farmi conoscere – e sentire – attraverso la scrittura e la calligrafia, la personalità di quell'uomo strappato alla sua famiglia nel fiore degli anni. Tra quelle lettere ne ricordo una in particolare, del Natale 1942, con cui il nonno rispondeva a una lettera precedente: mia nonna gli aveva chiesto se avesse sentito alla radio il programma durante il quale suo figlio – mio padre – insieme ad altri bambini faceva gli auguri al papà lontano.
Nel rispondere il nonno raccontava che la situazione dell'esercito in Russia era tale da non avere nemmeno un equipaggiamento idoneo per resistere al freddo, figurarsi una radio per ascoltare i programmi!
 
La nonna l'ha atteso per tutta la vita. I primi tempi, quando veniva a sapere dell'arrivo delle tradotte o del ritorno di qualche soldato dal Fronte Orientale, andava alla stazione con la fotografia del marito, nel caso qualcuno lo riconoscesse. Una volta ebbe fortuna, e un commilitone le riferì di averlo visto ferito alla testa sul campo di battaglia a Nikolajevka.
 
Com'è facile immaginare, la perdita del nonno fu pesante: la nonna si ritrovò sola a crescere suo figlio e, dovendo lavorare, lo mandò per cinque anni in un collegio per gli orfani di guerra a Cividale del Friuli, cosa che lo segnò profondamente. Ho una foto della Cresima di mio padre fatta ormai da ragazzo, a quindici anni compiuti, perché sempre in attesa del ritorno del papà dalla Russia.
 
Nel 1995 mio padre ricevette una telefonata dai Carabinieri che lo informavano di avere notizie di mio nonno. Dopo la caduta del muro di Berlino, e il conseguente nuovo corso della storia, si era potuto accedere agli archivi fino ad allora secretati, e furono consegnati al Ministero della Difesa italiano gli elenchi in cirillico dei deceduti in prigionia. I Carabinieri diedero a mio padre una lettera del Ministero, dove gli si comunicava che il caporal maggiore Serschen Marcello, già dichiarato disperso nei territori dell'ex Unione Sovietica, era deceduto nel campo di prigionia n. 165 Taliza Staz Uscia – Reg. Ivanovo (Russia) il 19 marzo 1943. Ironia della sorte, il giorno della festa del papà.
 
Mia nonna era già morta da alcuni anni, e ancora oggi non so se per lei sia stato meglio non sapere mai cosa fosse accaduto al marito, oppure se avrebbe preferito venire a conoscenza della sua fine, avvenuta per stenti in un campo di prigionia. Le cose sono andate così, e mio nonno oggi non ha neanche una tomba perché il suo corpo è finito in una fossa comune... e io, ora che anche il mio papà non c'è più, voglio almeno ricordarlo qui. Ricordare un uomo che morì a soli trentadue anni per una guerra senza senso, come lo sono sempre tutte le guerre degli uomini.
 
 
Caporal Maggiore Marcello Serschen - Trieste, 09.04.10 - 277° Rgt. (Div. Vicenza) - Deceduto nel lager n. 165 Taliza il 19.03.43