Recensione di Patrizia Marchesini

 

I prigionieri di guerra italiani in URSS copertinaDi tutti i soldati italiani catturati dall’esercito sovietico, soltanto il 14% venne rimpatriato. Una percentuale molto bassa, soprattutto se paragonata a quelle di altre potenze coinvolte nel secondo conflitto mondiale: da Stati Uniti e Francia rientrò il 99% dei prigionieri di guerra italiani, da Germania e Inghilterra il 98%.

Il lavoro di Luca Vaglica nasce nel tentativo di analizzare i motivi che portarono alla morte un numero così elevato di nostri soldati nei campi di prigionia sovietici.

Numerosissime le fonti consultate, dalla memorialistica ai saggi e alle testimonianze rilasciate dagli istruttori politici italiani e dai commissari politici sovietici.

Purtroppo dopo pochi anni di pubblico accesso – seguiti ai primi anni ‘90 – l’Archivio Centrale del PCUS, ora RGASPI, è diventato di nuovo inaccessibile, pertanto Vaglica non ha avuto modo di accedere direttamente alle fonti sovietiche; si è concentrato, quindi, sui documenti relativi all’8ª Armata italiana (consultabili presso l’archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito), soprattutto sulle relazioni compilate dagli ufficiali al momento del rimpatrio, documenti fino a pochi anni fa segreti e preclusi al pubblico.

Altra fonte importante su cui l’autore ha basato il lavoro di ricerca è L’Alba, il giornale dei prigionieri di guerra italiani in Unione Sovietica. Fu stampato a Mosca dal 1943 al 1946 e gli articoli, scritti non soltanto da fuoriusciti comunisti ma anche dagli stessi prigionieri, pur con una visione parziale danno un’idea del dibattito e dei contrasti politici che vennero a crearsi all’interno dei campi.

Nei quattro capitoli si spazia dalla cattura all’assistenza sanitaria nei lager, dalle scuole di antifascismo alla struttura de L’Alba, dalle trattative diplomatiche tra il nostro Paese e l’U.R.S.S. al processo D’Onofrio; ma il tema principale del libro è senza dubbio l’opera di propaganda e rieducazione politica cui furono sottoposti i prigionieri italiani, propaganda e rieducazione che contraddistinsero i campi sovietici rispetto a quelli delle altre potenze alleate.

Le conclusioni cui giunge Luca Vaglica sottolineano una simultaneità pressoché unica di circostanze drammatiche (cattura in pieno inverno per la stragrande maggioranza dei prigionieri, incertezza sugli sviluppi del conflitto, impreparazione sovietica nel gestire un così alto numero di prigionieri e mancanza di lager adeguati all’accoglienza degli stessi, per citarne alcune) che ebbe come effetto il decesso di gran parte dei soldati italiani nei primissimi mesi seguiti alla cattura.

Il libro è esauriente e, soprattutto, non cade nel tranello della polemica facile e dell’intransigenza, prendendo le distanze da qualsiasi strumentazione politica.

 

 

Luca Vaglica

I prigionieri di guerra italiani in URSS – Tra propaganda e rieducazione politica – “L’Alba” 1943-1946

Prospettiva Editrice, Civitavecchia (Roma) – 2006