stefano dotti libroDal libro  RITIRATA IN RUSSIA   di  STEFANO DOTTI
Cappelli Editore, Bologna, 1956
Riassunto commentato, a cura del tenente Pietro Chiesa
Revisione di Pierantonio Segato
 
 
L'autore è un centurione delle Camicie Nere, Compagnia Armi Anticarro e Accompagnamento, Gruppo Battaglioni MONTEBELLO (XXX, VI,XII).
Stefano Dotti, a pagina 37, racconta...

 
 
10 dicembre 1942. L'inizio delle operazioni.
 
Il 10 dicembre ebbero inizio le operazioni militari in grande stile e, fra esse, le due più importanti: quella del "Berretto Frigio ", della quale abbiamo parlato, e quella dell'ansa di Werc-Mamon. Mentre ci era stato possibile contenere il nemico al "Berretto Frigio ", ciò non avvenne a Werc-Mamon e ne spiegheremo le ragioni parlando di quota 192...

Il  Dotti spiega quindi come la quota 192 si trovasse nella cerniera tra le Divisioni Cosseria e Ravenna, sulla sinistra di Bogutschar, e perciò  sempre punto delicato di uno schieramento. Per questo la scelta russa.

[...] Alle due Divisioni nominate era stato affidato un settore di fronte dell'ampiezza di 30 km., nell'insenatura del Don che andava da Nowo-Kalitwa a Krasno-Orekowo. Su quel tratto avevano combattuto di ora in ora, per quattro giorni, contro lo stesso grande dispiego di forze nemiche che abbiamo visto in atto al "Berretto Frigio.

Molta parte del fronte era stato mantenuta; era avvenuto però uno sfondamento sulla quota 192 di Deresowa, non molto ampio ma importante ai fini strategici perché veniva a rappresentarsi come il "punto critico" della situazione, come la prima "falla" nello schieramento nostro; foriero quindi di rovina, se non fosse stato eliminato.
Per ristabilire la sicurezza, i Comandi impegnarono, nella riconquista della quota, le riserve delle due Divisioni; i Russi però vi resistettero dispiegando un fuoco di sbarramento che annientò quei reparti.
Al Corpo d'Armata non rimanevano come riserve che i tre Battaglioni delle CC.NN. "Leonessa"...

14-15-16 dicembre 1942.
 
Riassumo: il 14 dicembre il Battaglione "Bergamo" muove all'attacco e combatte per l'intera giornata, dall'alba al tramonto, con gravissime perdite, senza indietreggiare. Nella notte accorre anche il Battaglione "Brescia" e nelle prime ore del giorno 15 la quota è conquistata.
 
(pag. 39) [...] Abbiamo detto quale importanza avesse ai fini strategici la quota 192, ma dovremmo ancora rilevarlo; in altre circostanze difatti non si sarebbe determinato tanto accanimento da parte del nemico nei tentativi di riconquistarla.

 

Lo stesso giorno 15, i russi ritornarono all'attacco, ma non ripresero la quota e pertanto non smisero gli sforzi durante i due giorni successivi, 16 e 17 dicembre.
I due Battaglioni della "Leonessa", cui si era aggiunto il terzo Battaglione, quello delle Armi di Accompagnamento, si erano  ridotti ad un centinaio di uomini; due soli ufficiali erano sopravvissuti, ma essi pure non avrebbero concluso la vicenda. Ciononostante i russi non ripresero la quota. una quota ove i pochi vivi stavano frammisti ai molti morti, groviglio di italiani e di russi.
 
IN TAL MODO VENNE L'ALBA DEL 17 DICEMBRE, che sarebbe stato il giorno della rottura; i russi difatti, vista l'inutilità dei loro attacchi, a mezzo di uomini, buttarono nella battaglia i CARRI ARMATI, contro i quali purtroppo i nostri Comandi nulla avrebbero potuto.
AVREBBERO DOVUTO INVECE I NOSTRI COMANDI RESPONSABILI (italiani o tedeschi,non dipende da me l'individuarli) ORDINARE IL RIPIEGAMENTO DI QUELLE FORZE CHE ANCORA SI TROVAVANO SUI FRONTI; FORZE RAPPRESENTATE DA DECINE DI MIGLIAIA DI UOMINI. Ma questo non avvenne e non conosciamo il perché. NOI SAPPIAMO SOLO CHE DILAGARONO 300 CARRI RUSSI IL MATTINO DEL 17, SOTTO LE PENDICI DELLA QUOTA 192, E NON UN CANNONE, NON UN CARRO NOSTRO VI ERA DA QUELLE PARTI CHE OPPONESSE RESISTENZA. SI APRIVA IL FRONTE E NESSUNO VI ERA CHE LO POTESSE CHIUDERE...
(pag. 41) [...] In tal modo, e per sommi capi, CI È POSSIBILE COMPRENDERE quale fu il quadro generale della battaglia del Don, che interessò  due Corpi d'Armata (il II ed il XXXV), [...] e due Gruppi d'Assalto delle CC.NN..
COME CI È PURE POSSIBILE capire quali furono gli errori che generarono la nostra disfatta in Russia e successivamente la perdita dell'intera guerra...
[...] quanto si è detto sulla quota 192 si era svolto a sessanta chilometri da noi, alla sinistra del nostro settore operativo. Al caposaldo "De Fabriziis" potevamo solo intuire che eravamo finiti in una triste vicenda, NONOSTANTE AVESSIMO TANTO COMBATTUTO.

18 dicembre 1942.
 
Riassumo:  il giorno 18 ci troviamo dunque presi in una "sacca". Alle due del pomeriggio riceviamo l'ordine di ripiegamento; alla sera arriviamo a Getreide con la Pasubio, ci incolonniamo (cinque autocarri e poca benzina). A pochi chilometri da Getreide ci scontriamo con i russi provenienti da Boguciar e li respingiamo. A venti km. da Getreide superiamo l'abitato di Malevanni. NON AVEVO PIÙ BENZINA NEI SERBATOI. Perdo il primo ufficiale. È l'inizio di un disgregamento che avveniva senza che ce ne accorgessimo... alle nostre spalle spingevano migliaia di uomini. Era una congerie di uomini e mezzi che passavano incessantemente. Solo chi, sfinito, aveva rinunciato a camminare e si era recato in un'isba, ebbe allora la possibilità di osservare il volto della disfatta; noi che camminavamo non avevamo modo di  constatare quanto grande fosse lo sfacelo dei reparti...
 
(pag. 44) [...] da dietro le finestre ebbero la possibilità di vedere effettivamente il volto della disfatta, nell'accavallarsi di ogni reparto, nell'affanno e nella disperazione di ogni uomo. Uomini e macchine erano lanciati in una corsa rovinosa, inverosimile. Perdevamo i cannoni e le armi pesanti a causa dell'impossibilità dei traini e del trasporto. I cannoni al rimorchio delle macchine e dei trattori, che passavano con i gruppi di uomini seduti a cavalcioni, spesso si sganciavano per la rottura dei cavi e si ribaltavano in un alone di polvere, ove gli uomini venivano sparpagliati nella neve.
Giungevamo così a Popowka e qui ci scontravamo coi russi che ci avevano steso la prima delle loro  "sacche"....
 
[...] Qui un cannone anticarro tedesco distrugge due carri russi e ne mette in fuga un terzo. Altri carri armati erano celati nel bosco a sud del paese. Aggiriamo il paese, la manovra riesce perché i carri armati restano a sparare a distanza; la colonna italiana, formata da poche macchine disposte in mezzo con ai fianchi gli uomini a piedi, investe i reparti nemici dotati di mitragliatrici e fucili automatici e li travolge con la forza della valanga. Avanzando ancora di un km. la sacca poteva dirsi superata.
[La colonna] Giunge quindi a Shuraska; la sorpassa sempre attaccati dai russi sui fianchi.
Ai fianchi della colonna vi è qualche anticarro tedesco che riesce a tenere a distanza i carri russi ma non ad impedire il massacro fatto dalle granate dei carri armate e delle "katiusce".


21-22-23 dicembre 1942. La battaglia di Arbusow.

 

(pag.55) [...] Ma da dove erano calati tanti russi? se si fosse trattato dei soliti animosi irregolari non sarebbe stata gran cosa, invece ci andavamo convincendo che avevamo a che fare con tutto l'apparato militare russo, ed in piena efficienza. In una efficienza che, tra l'altro, noi ancora non conoscevamo. Era ormai evidente che alla prima colonna dei carri armati, che era passata sotto le pendici di quota 192, doveva esserne seguita un'altra ininterrotta: colonne e colonne di carri e di uomini dovevano essersi spinti velocemente nella steppa, perché il fronte crollando aveva lasciata aperta ogni strada. (4)

 
[...] Dopo due o tre km. da Arbusow vi è l'agglomerato di Losowjie con a fianco il mulino a vento. Conquistano la località ma sono costretti a ritornare ad Arbusow. Non possono raggiungere Millerowo perché hanno davanti una colonna russa. Ora, ad Arbusow, i russi hanno un facile bersaglio di 30.000 uomini.
 
(pag. 66) [...] Dalla mia quota avevo potuto vedere all'opera gli uomini che andavano all'assalto in ogni direzione, partendo dal centro dell'abitato. Italiani a gruppi che potevano essere guidati da un qualsiasi comandante per un'azione organica, ma soprattutto italiani che si guidavano da sé, perché l'obiettivo era davanti gli occhi. Diremo dunque che ogni italiano, che appena potesse camminare, quel giorno cercò il combattimento, anche se spesso non aveva avuto nelle mani alcuna arma, che aveva poi raccolto da quelle dei morti. In tal modo ci è possibile capire quella che fu la nostra reazione in Arbusow. Non lo si può in altra maniera.
 
(pag. 73) [...] La prima grave sventura nostra era stata quella di essere stati scavalcati, nella marcia di ripiegamento, dalle forze russe; diremo ancora meglio,  di essercele lasciate venire davanti, mentre noi stavamo sul fronte del Don a tenere le linea CHE PIÙ NON SERVIVA. Che le forze russe fossero a noi venute da Werc-mamon o dalla destra dello schieramento italiano non aveva ormai più importanza; l'importante era che ora navigavamo in un mare chiuso, ossia, che il nostro Corpo d' Armata era stato preso d'assedio da ogni parte. Le nostre forze di rottura in uomini avevano ormai esaurito ogni loro potere, mentre i mezzi meccanici (i carri dei tedeschi), non avevano benzina. Per tali motivi i carri armati nostri non ci avevano aiutato durante la battaglia del giorno prima, e per questo, da parte del Comando tedesco, erano partiti durante la notte messaggi radio, invocanti aiuto.
 
(pag. 77) [...] apparvero gli aerei tedeschi che venivano a gettare benzina e munizioni.
(pag. 78) [...]  (chi parla è il Gen. Rossi della Torino): La verità è che noi italiani non abbiamo un cannone, non abbiamo che poche mitragliatrici tolte ieri al nemico e con scarse munizioni. I tedeschi, da parte loro, hanno una decina di carri armati, ma che cosa sono contro la massa dei carri russi?
 
(pag. 85) [...] Nel pomeriggio inoltrato ebbe inizio l'azione dei russi, col martellamento delle artiglierie. Di "katiuscie" i nemici ne avevano portate in linea parecchie... Un bombardamento così spietato mai l'avevamo sopportato, nemmeno nelle linee del fronte. Erano grappoli di colpi che tempestavano di continuo il paese (Arbusow), la palude, le mie posizioni e la balka alle mie spalle, dove stazionava la colonna.
Anche i cannoni dei carri armati sparavano di continuo e le loro granate ci arrivavano addosso con un sibilo violento, mentre lo scoppio ci sembrava il ringhio di un cagnaccio. Nel mezzo degli schianti si alzavano i lamenti degli uomini colpiti. Chi non ne rimaneva morto, veniva portato in una casetta, sui bordi della strada; l'unica che esistesse da quelle parti.
Tutto il paese era sotto la tempesta, colpiti però in particolare erano il nostro bosco e la balka della colonna. in essa avvenivano scene di terrore. Quegli uomini, nelle condizioni di fisico e di spirito che conosciamo, si videro piombare addosso un'ira senza fine: impazzivano, imprecavano, pregavano.

Riassumo ricordando che il reparto del Cap. Dotti, già uscito da Arbusow, si era diretto a sud, giungendo al molino di Losowie; quindi intercettato da reparti russi aveva dovuto ripiegare nuovamente verso Arbusow. Pur avendo preso parte alla battaglia sopra descritta riesce a sottrarsi all'accerchiamento, trovandosi nel settore sud di Arbusow e non all'epicentro costituito dall'abitato stesso, preso successivamente d'assalto dalle truppe russe.

24-25 dicembre 1942.
 
Si riforma una colonna che segue la valle di Prossiakowki, transita alla destra di un paesello disabitato (Gussew). A  pochi chilometri dopo Gussew la colonna riceve rifornimenti aerei di benzina.
A sera inoltrata (dirà poco dopo essere quella la notte di Natale) arrivano in prossimità di Mankowo e proseguono la marcia. Il 25 giungono a Scheptukowka, immersa nel bosco. Qui si arriva al 26. A Sceptukowka-stazione avviene uno scontro con truppe russe. Tale località si trova a nord di Millerowo ed è un paese sorto a causa della linea ferroviaria; quella che venendo da Kantemirowka, attraverso Cercowo (Tscerkowo) e Millerowo, scendeva a Rostow, sul mar Nero.

 

26 dicembre 1942 - 16 gennaio 1943. L' assedio di Cerkowo.
 
A Sceptukowka i Tedeschi decidono di dirigersi a Cerkowo. Qui i sopravvissuti rimangono accerchiati dal 26 dicembre 1942 al 15 gennaio 1943.
 
(pag. 120) [...] In quei giorni la Cicogna aveva preso a venire da noi e l'apparecchio dalle lunghe gambe ci divenne famigliare. Rappresentava il ponte che ci univa ai nostri all'aldilà dell'assedio. Ad ogni schiarita del cielo arrivavano gli Stukas a bombardare le posizioni nemiche. Il forzamento dell'accerchiamento viene fissato per le ore 16 del 16 genn. '43.

16 gennaio 1943: forzamento dell'accerchiamento.
 
(pag. 145) [...] Il nostro passaggio delle linee nemiche avvenne nel mezzo di una sarabanda di colpi, in un corridoio di fuoco. Ci proteggevano ai fianchi i tedeschi e i "Cacciatori", altrimenti non saremmo passati. Nel bagliore degli scoppi la colonna si diluiva mentre i morti cadevano sulla neve. Passavamo correndo sui morti.
Ciò per il tratto di un chilometro, superato il quale subentrò la calma e la colonna si ricompose...
Venne il mattino... i russi di Cerkowo erano ormai ad una cinquantina di chilometri da noi, ora però andavamo a sbattere contro altri russi che stavano di fronte al caposaldo tedesco dove eravamo diretti. Eravamo a pochi chilometri dai nostri e li vedevamo sopra una quota aldilà della valle dove eravamo giunti. Tra noi e loro vi erano però cinque chilometri di linea russa... Allora ci vennero in aiuto gli Stukas.
Una dozzina di aerei presero a vorticare sulle nostre teste e presero a sganciare, picchiando col loro verso caratteristico, sulle postazioni russe e sui carri armati nemici.
Di questi ultimi vidi il fuggi fuggi. Cercavano una copertura a ridosso dei pagliai; ma dall'alto degli aerei, le loro manovre dovevano essere evidenti perché vidi gli Stukas calare, a tempo opportuno. Allora gli sferraglianti arnesi vennero ridotti ad un ammasso di rottami fumanti.
Davanti a me, ad un certo momento, ebbi una postazione russa che doveva contenere parecchia gente; tutta occupata a sparare su noi. Uno Stukas, ad un tratto, sembrò piombarci addosso e temevamo che avesse sbagliato bersaglio; non lo aveva sbagliato, ma aveva dovuto picchiare a poche decine di metri dalle nostre posizioni. Vidi poi quella postazione, con molti cadaveri... Lungo e difficile doveva risultare il lavoro agli aerei perché di postazioni simili a quella centrata ve n'erano molte. E tutte dovevano venire smantellate. Pertanto il combattimento durò l'intero giorno.
Sul far della sera, finalmente, uno Stukas tracciò un segmento fumogeno sul tratto dove dovevamo passare. Tutta la colonna si spostò a destra,deviando per qualche chilometro.
Non è da dire però che i russi, rotti nelle loro linee, interrompessero il fuoco da altre parti; quelle che stavano ai fianchi ci tormentavano con l'artiglieria e con le 'katiuscie'.
La steppa, in tal modo, si riempì di morti e feriti. Quanti di questi ultimi potevano camminare venivano avanti; gli altri chiedevano aiuto.
Mi attardai a trascinare molti a ridosso dei pagliai, di cui era piena la steppa da quelle parti. Li adagiavo sulla paglia perché non congelassero.
 

L'arrivo a salvezza.
 
A ridosso di un pagliaio, vidi un sacello, quale mai avevo osservato in terra di Russia: si trattava di una di quelle cappellette che sono comuni alle nostre campagne lombarde, ove i contadini si fermano per farsi il segno della croce.
Da quelle parti avevo pure considerato quale fine avessero fatto gli edifici religiosi della Santa Russia, quando li avevo visti trasformati in depositi di grano. La cosa mi aveva disgustato, anche se i problemi religiosi erano sempre stati lontani dallo spirito mio.
Ora, fu insolito trovare nella steppa quell'edificio, e da contadino come ero stato, la scoperta suscitò un richiamo su di me; vi stavano i due volti della Madonna e del suo Bambino che avevo conosciuto nelle nostre terre, quando mia madre mi aveva suggerito, davanti ad essi, le preghiere. Quelle preghiere mi ritornarono nel cuore; anche se avevano il sapore amaro di un bene perduto, in un mondo dove gli uomini avevano desiderato di uccidersi e si erano uccisi.
 
[...] Era l'ultima tappa del nostro lungo viaggio di centinaia di chilometri... Si era fatta notte, eravamo già nel caposaldo tedesco e non lo sapevamo... Era fermo sulla strada un tedesco e gli chiesi:
"Caposald Deutch?"
Il tedesco mi segnò con la mano un ampio tratto di fronte.
Eravamo giunti a salvezza...


Considerazioni finali.

 

Riprendo ancora da pag. 115 riassumendo: sia per i tedeschi che per gli italiani la base di Cerkowo rappresentava grande importanza logistica per il fronte. Infatti era posta ad una settantina di chilometri dal fronte e si trovava nel mezzo del nostro dispositivo, dalle linee degli alpini fino alla Sforzesca. I tedeschi, dal canto loro, speravano di rifare la linea poggiando su di essa. Quel paese a 70 km. dal fronte dava una certa sicurezza e per questo vi era sorto un importante Comando di Presidio. Alla rottura, nel paese erano passate le colonne delle nostre basi in ritirata verso Voroscilowgrad, nelle giornate del 17, 18 e 19 dicembre.

Con quelle basi che si ritiravano si trovavano i nostri reparti "Cacciatori". Questi si fermarono avendo trovato un Comando tedesco che si andava organizzando per la difesa. Inverosimile a credersi, il 19 dicembre era arrivata a Cerkowo, dall'Italia, una tradotta con due compagnie di complementi, una per il genio ed una per la cavalleria appiedata. Esse furono pure aggregate al Presidio. La costituzione del Presidio fu dunque dovuta ai tedeschi ed a costoro.
I nostri "Cacciatori" a Cerkowo scrissero la loro pagina perché furono le forze italiane più efficienti e combattive. I reparti della Pasubio e della Torino e di altre unità poco poterono perché, come dissi, erano stati terribilmente provati nelle battaglia di Arbusow e dai congelamenti. La mia unità, dissi pure, si era sacrificata tutta ad Arbusow e non ne sopravvivevano che centottanta uomini circa, tra feriti e congelati.
Ritornando ai "Cacciatori" aggiungerò che essi a Cerkowo ricevettero il loro battesimo di fuoco come reparto, pur essendo veterani di guerra. Erano giovanotti delle nostre Compagnie, particolarmente robusti ed animosi, che all'inizio dell'inverno erano stati staccati da noi per andare a costituire le Compagnie antipartigiani.
Tutto questo completa il quadro delle nostre forze nella località. Con esse evidentemente non avremmo potuto sostenere l'assedio di alcune Divisioni russe, efficientissime ed in piena euforia per la vittoria. E sarebbe anche ingiusto che, puntando su di esse, peccassimo di megalomania. Non lo dobbiamo fare. I TEDESCHI RICONOBBERO CHE SENZA DI NOI NON SAREBBERO USCITI DA ARBUSOW, CHE ARBUSOW FU UNA BATTAGLIA ITALIANA, VINTA DAGLI ITALIANI; e non fu una battaglia comune, ma forse la più brutta della guerra.
AI TEDESCHI VA LA NOSTRA RICONOSCENZA PER AVER SOSTENUTO E VINTO LA BATTAGLIA DI CERKOWO, QUELLA BATTAGLIA PERÒ CUI DEMMO TUTTO QUANTO POTEVAMO DARE.
I TEDESCHI CHE FURONO CON NOI QUESTO LO SANNO.
 
Usciti dalla sacca di Cerkowo i reparti superstiti raggiungono  STREZOLKA, a circa 80 km. da Cerkowo, ove subiscono l'ultima battaglia.
 


Quadro riassuntivo della ritirata del XXXV Corpo d'Armata - Conto approssimativo delle perdite.
 
 
 Partiti dal Don  35.000
 Perdite subite:  
 . fronte di Medowa  
 . sacca di Popovka  
 . battaglia di Arbusow  
 . marcia a ovest  
 . assedio di Cerkovo  
 . sacca di Strezolka  32.200
 Usciti da Strezolka    2.800