La vita vale sempre la pena di essere vissuta copertina

 

Una storia, quella di Fortunato Guerrini, che ricalca quella di molti altri...

Classe 1914, originario di Masiera di Bagnavacallo, in provincia di Ravenna, il sottotenente Guerrini parte per la Campagna di Russia nel 1941, assegnato all'82° Reggimento della Divisione Torino. Dal fronte scrive alla fidanzata Antonietta numerose lettere. Lei ricambia con altrettanta corrispondenza. Si vogliono bene.

Fortunato non è un fanatico, è un giovane uomo come tanti. Sogna la vittoria solo perché – con essa – sarà possibile tornare a casa. La speranza e un senso positivo della vita sono il motivo conduttore di questo libro.

Stava per laurearsi, Fortunato: intendeva discutere la tesi su Dante Alighieri. Invece non tornerà, inghiottito per sempre dagli eventi.

Antonietta lo attende a lungo... fino a quando l'Unione Sovietica annuncia che non vi sono più prigionieri italiani da rimpatriare.

Allora incolla i cocci della propria esistenza. Si sposa. Dal matrimonio nasce Enrico Carioli – curatore del libro – che, oltre a dare voce al passato della madre, rende in qualche modo viva la figura di Fortunato... senza la scomparsa del quale forse non ci sarebbe mai stata la nascita di Enrico stesso. Un cerchio che si chiude – o che si allarga – oltre i confini del tempo.

La pubblicazione del libro – edito da Walberti (Lugo) – è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio e Banca del Monte di Lugo, da sempre attenta a progetti culturali significativi. Dopo Figli miei, dove siete?  (a cura di Giovanni Vinci) e L'alpino dalle sette vite  (di Massimo Toschi, nipote del reduce di Russia Diotalevio Leonelli), La vita vale sempre la pena di essere vissuta è il terzo volume, riguardante le vicende di Italiani al Fronte Orientale, patrocinato dalla Fondazione.