sme_operazioniTratto da LE OPERAZIONI DELLE UNITÀ ITALIANE AL FRONTE RUSSO (1941-43)

Edito dallo Stato Maggiore dell'Esercito – Ufficio Storico – Roma 1973

 

[...]

16 DICEMBRE

Divisione Pasubio.
Alle ore 6, senza preparazione di artiglieria e di lanciarazzi, sostenuto soprattutto con mortai di ogni calibro, aveva inizio l'attacco diretto contro tutto il settore divisionale, particolarmente nel tratto Krasnogorovka - Abrossimova - Monastirscina.
Le forze della 38ª Divisione Guardie, infiltratesi nelle balke tra le ore 9 e le 10, irrompevano nelle posizioni tenute dall'80° fanteria a sud-est di Abrossimova e costringevano i difensori a ripiegare su di una linea più arretrata, quasi coincidente con quella della seconda posizione.
[...]
I caposaldi della zona dell'ansa del «berretto frigio», investiti frontalmente resistevano ancora sul posto. I difensori del caposaldo Olimpo cadevano tutti nell'estrema difesa. La perdita di esso com­prometteva la situazione del I Gruppo dell'8° [Rgt. Art.], schierato nel vallone sottostante, minacciato frontalmente e sul fianco destro. Il gruppo riceveva l'ordine di spostarsi su posizione arretrata, ma, sotto il fuoco delle armi automatiche dell'attaccante, l'intera linea dei pezzi e quasi tutto il personale andavano perduti, insieme ad una sezione della 309ª Batteria Contraerei e ad una sezione della 73ª Batteria Contro­carro divisionale.


Il Gruppo [Battaglioni] CC.NN. Montebello contrattaccava il nemico sulle po­sizioni di q. 187,9 - q. 178,3 - q. 175,1, sovrastanti il vallone Artykulny Schlucht.
Il Comando d'Armata ordinava che la Pasubio fosse sostenuta dalla 298ª Divisione [tedesca], con il 526° Reggimento Granatieri, e dal XXIX Corpo d'Armata tedesco, con tutte le forze disponibili.
Nel pomeriggio si presentava al Comando della Pasubio il grup­po d'intervento della 298ª Divisione tedesca (un Battaglione del 526° Granatieri ed un Gruppo d'Artiglieria da 150), che veniva riunito al battaglione del 525° già schierato a sbarramento della base dell'ansa, da q. 201,1 a q. 156,0).
Alla sera, la difesa della Divisione Pasubio si concretava:


- a sinistra, sulla linea del 79° fanteria, intatta fino al mar­gine sud di Krasnohorovka ;

- al centro, da q. 156,0 a q. 201,1, affidata alle unità tedesche;

- a destra, su di una linea tenuta dal Raggruppamento CC.NN. 3 Gennaio, da elementi superstiti dell'80° [Rgt.] fanteria, che aveva subito perdite del 50-60% degli effettivi, e da un battaglione di forma­zione (sciatori, carabinieri, personale delle basi e del Quartier Ge­nerale).

 

Il fronte tra questo battaglione ed il paese di Monastirscina rimaneva scoperto.

A Monastirscina resisteva, asserragliato nella chiesa, il I/80°, non potuto raggiungere dal I/81°, che aveva dovuto ritirarsi con notevoli perdite, lasciando una più ampia falla tra le due Divisioni.
A rinforzo del XXXV Corpo d'Armata, a tarda sera, giunge­vano, inviati dal Comando dell'8ª Armata, un battaglione di ferro­vieri, uno di pontieri, uno di artieri (su due compagnie), da impie­gare come fanteria, ma scarsamente dotati di armi di reparto.

17 DICEMBRE

Divisione Pasubio.
Durante la notte era organizzata la nuova linea difensiva che, conservando a sinistra le posizioni originarie sul Don (III/79°), esclu­deva ormai il possesso di Krasnohorovka e di tutta l'ansa del «ber­retto frigio», giungeva fino a 3.500 metri a sud-ovest di Abrossimova, dove si arrestava con l'ala destra non collegata (resti dell'80° fanteria), mentre a Monastirscina, fino a notte alta, resisteva ancora, isolato, il I/80°.
In conseguenza dell'arrivo nel settore del 526° Granatieri tede­sco, il Comando del XXXV Corpo disponeva che le forze italiane schierate a sinistra di quell'unità (II e III/79°, II Gruppo/8°, un Battaglione Genio Ferrovieri e 23ª Compagnia pontieri) passassero alla dipendenza operativa del reggimento tedesco, collegato a sinistra a Tereskovo con le altre forze della 298ª.

L'attacco sovietico riprendeva all'alba contro le posizioni a sud di Krasnohorovka.
Dopo le ore 10 il nemico attaccava anche il fronte del III/79°. Respinto una prima volta, tornava all'attacco con rinnovata tenacia e violenza.
Una falla aperta sul fronte del II/ 79° veniva chiusa dal batta­glione ferrovieri, giunto la sera precedente a Getreide.
Verso le ore 22, i superstiti del caposaldo 3 (III/79°), aprendosi un varco all'arma bianca, si riunivano alle altre forze del battaglione.
Alla fine della giornata, malgrado l'attività svolta, il nemico non aveva conseguito risultati decisivi, ma continuava a sviluppare i suoi sforzi per infiltrarsi con forti pattuglie.

18 DICEMBRE


Divisione Pasubio.
Fino all'alba la 38ª Divisione Guardie riprendeva gli attacchi contro le posizioni di riva destra del Don, a cavallo di Gluboki Schlucht (III/79°). Gli attacchi, dieci nella giornata, malgrado alterne vicende non ottenevano sostanziale successo, essendo stato perduto un solo caposaldo.
Una forte azione contro le posizioni centrali di q. 201,1, tenute dal battaglione del 525° Granatieri e dal Raggruppamento CC.NN. 3 gennaio era stata nettamente respinta con gravissime perdite del nemico.
[...]
La Divisione aveva ricevuto in rinforzo un'altra compagnia artieri, la 16ª Compagnia Chimica e la 1ª Compagnia Motociclisti.

19 DICEMBRE

Episodio di Kantemirovka.
A Kantemirovka erano in corso le operazioni per formare ed avviare nelle località e nei tempi previsti i tre blocchi stabiliti il giorno precedente.
Tutti sapevano che i sovietici stavano avanzando, ma la precisa segnalazione che carri armati avversari si stavano dirigendo da Taly su Kantemirovka era giunta alle ore 8 circa del mattino.
[...]
Le cannonate e le raffiche di mitragliatrice dei carri provocarono sorpresa, disorientamento e panico.
[...]
Si verificò così una generale corsa agli automezzi, alcuni dei quali partirono addirittura vuoti per allontanarsi più in fretta. Abbandonarono caoticamente Kantemirovka gruppi di automezzi stracarichi di uomini ed altri gruppi di soldati a piedi che non avevano avuto modo di salire sugli autocarri.
[...]



Divisione Pasubio.
Durante la notte conteneva la forte pressione del nemico. L'usura dei reparti era tale che le forze congiunte del 79° fanteria e del IX Battaglione Mortai divisionale ammontavano complessivamente a 659 uomini, dei quali 38 ufficiali. Le restanti unità non erano in migliori condizioni.
Alle ore 12,30 il Generale Zingales, Comandante del Corpo d'Armata, recatosi presso il Comando della Divisione, comunicava l'ordine, poco prima ricevuto, di ripiegare verso sud, sulla sponda destra della Tihaja, tra Verchnjakovski e Nasarov.
Sulla destra non era stato possibile stabilire il collegamento con la Torino.
Verso le ore 13 riceveva l'ordine di ripiegare a sud e raggiungere la sponda destra della Tihaja, tra Verchnjakovski e Nasarov, per prendervi posizione fronte a nord, passando per Karasejev e Michailovka.
La stessa sera, verso le ore 21, l'ordine veniva mutato in quello di radunarsi nella zona Arbusov - Abakusc n. 2 - Alexejevo Losovkaja, per organizzarvisi a caposaldo, con difesa particolarmente attiva verso ovest, soprattutto in funzione controcarro, così da pro­teggere il fianco sinistro delle Divisioni che, frattanto, dovevano schierarsi sulla Tihaja.
La generale scarsità dei carburanti determinava l'ordine di abbandono di una parte dei restanti pezzi d'artiglieria, previa inutilizzazione.
Le difficoltà del percorso accrescevano le perdite ed alla sera rimanevano alla colonna solamente 4 pezzi da 75/27 dell'8° [Rgt.] Artiglieria. I serventi appiedati costituivano unità di formazione.

20 DICEMBRE

Era in corso il ripiegamento di tutte le grandi unità disposto il giorno precedente.
[...]
I movimenti di ripiegamento delle Grandi Unità dalle posizioni difensive sul Don erano eseguiti dapprima su larga fronte, contrastando la corrispondente avanzata del nemico; successivamente avveniva in colonne, che si muovevano su uno o più itinerari, secondo quanto era consentito dalle vicende del combattimento tra le contrapposte fanterie e dalle azioni dei carri nemici agenti da tergo.
Tale situazione determinava per ciascuna delle Divisioni bat­tute una diversa forma di ripiegamento.
Qualche colonna riusciva a rimanere unita, qualche altra era ostacolata dalle forti infiltrazioni del nemico e dalle difficoltà di movimento, altra ancora, nell'ansia di trovare vie più agevoli, ve­niva ad essere formata fortuitamente da uomini delle più svariate provenienze.


Si formavano, in tal modo, due blocchi principali in ritirata:


- Blocco Nord: 298ª Divisione tedesca, Gruppo Capizzi (Di­visione Ravenna), aliquota della Divisione Pasubio, Divisione To­rino;

- Blocco Sud: Comando del XXIX Corpo d'Armata tede­sco, Comando del XXXV Corpo d'Armata, aliquota della Divisione Pasubio, elementi vari di Corpo d'Armata, aliquote della 3ª Divisione Celere, Divisione Sforzesca.

 

298ª Divisione e gruppo Capizzi.

Si spostavano dalla zona Radtscenskoje - Teresckova alla zona Popovka - Makarof.


Divisione Pasubio.
Durante la notte, numerosi suoi elementi, in prevalenza dell'80° fanteria, confluivano presso Popovka, sulla Divisione Torino, seguendo poi le sorti di quella Grande Unità.
La marcia condotta per Popovka, Posdnjakof e Smirnovski, si concludeva a Scepilof, dopo avere coperto un percorso di circa 40 chilometri. Con la forza complessiva ridotta a circa 600 uomini e 4 pezzi della 9ª Batteria dell'8° Reggimento Artiglieria, la Divisione avrebbe dovuto schierarsi a difesa presso Scepilof, essendo ormai praticamente circondata dal nemico.
Con la Divisione marciava il Comando del XXXV Corpo d'Armata.
[...]


Il Comando del Gruppo d'Armate progettava, frattanto, una azione congiunta tra la 19ª [Divisione] corazzata e le forze del presidio di Tcertkovo, per dare al nemico, penetrato nella zona di Voloscino (settore Fretter Pico), la sensazione di essere accerchiato. Il Comando d'Ar­mata prospettava le difficoltà dell'operazione, ma l'attuazione del progetto era ugualmente tentata il 29 dicembre :

- la 19ª Divisione raggiungeva soltanto la zona di Strelovka, nella valle Kamyscnaja, a circa 25 chilometri da Tcertkovo;
- il presidio assediato compiva la sua puntata verso ovest, progredendo di poco; il collegamento diretto, il rifornimento di viveri e munizioni, lo sgombero di ammalati e feriti non potevano avere luogo, né in quel giorno, né in un secondo tentativo compiuto il 1° gennaio [1943].

Dal 29 dicembre all'8 gennaio, l'avversario conduceva consistenti attacchi contro la 19ª Divisione nella valle Kamiscnaja, infliggen­dole un forte logorio, mentre stringeva sempre più da vicino i pre­sidi assediati di Gartmiscevka e Tcertkovo.

 

23 DICEMBRE-16 GENNAIO
PROSECUZIONE DEL RIPIEGAMENTO

Le unità dell'8ª Armata italiana, che dal 19 dicembre erano in ritirata dalla linea del Don, formavano due blocchi di forze in ripiegamento su altrettanti itinerari principali:
- Blocco Sud;
- Blocco Nord.

Blocco Sud.

Si era venuto costituendo a Kijevskoj, durante la giornata del 22 dicembre, con elementi delle più varie provenienze, confluiti at­torno al maggiore nucleo omogeneo della Sforzesca.
Il più importante reparto che si era unito a questa Divisione era il 6° Reggimento bersaglieri.
Invece, gli uomini provenienti dal II Corpo d'Armata, dal XXXV-CSIR e dalle altre Divisioni italiane del XXIX Corpo te­desco, si erano riuniti e avevano costituito un reggimento di formazione, denominato «Mazzocchi» dal nome del Comandante del 79° fanteria che ne teneva il comando. Questa nuova Unità era costituita su tre battaglioni, che prendevano il nome dalle Divisioni dalle quali proveniva la maggior parte del personale inquadrato:

- il battaglione Pasubio raggruppava appartenenti al 79° fanteria e ad altri ventuno reparti delle Divisioni Torino, Ravenna, Celere, del Comando del XXXV Corpo e di altre Unità e Servizi di Corpo d'Armata e d'Armata;
- il II battaglione Celere (meno il 6° bersaglieri) inquadrava elementi provenienti da trentatré reparti delle Divisioni Ravenna e Torino, del Comando del XXXV Corpo e di altre Unità e Servizi di Corpo d'Armata e d'Armata;
- il III battaglione Sforzesca comprendeva tutti gli elementi appiedati appartenenti all'omonima Divisione, non inquadrati nel loro reggimento o negli altri minori reparti.

I battaglioni, formati dapprima su tre compagnie di tre plotoni, dovettero essere portati a quattro compagnie ciascuno, facendosi di­stinzione tra il personale provvisto dell'armamento individuale e quello che ne era sprovvisto.
Il reggimento era dotato del solo pezzo da 75/27 potuto portare in salvo dall'8° Reggimento Artiglieria della Pasubio, che era stato prima affiancato ai pezzi superstiti del 17° [Rgt.] Artiglieria della Sfor­zesca e poi restituito alla sua Divisione.


Durante la giornata erano state respinte puntate di mezzi co­razzati avversari provenienti da Nizne Astachof. Due carri armati erano stati distrutti.
Nella notte sul 23 dicembre, il 6° Reggimento bersaglieri rin­forzato dalle artiglierie disponibili, sostituiva un gruppo tedesco nello sbarramento della valle Nagolnaja ad ovest di Kievskoj, ri­manendo sulle posizioni fino all'imbrunire del giorno seguente e combattendo per l'intera giornata.
Le rimanenti Unità raggiungevano Annenskij, dove, per ordine del Comando del XXIX Corpo tedesco, si organizzavano a capo­saldo per difendersi dalle forze avversarie che occupavano la valle Nagolnaja. Ad Annenskij potevano congiungersi ai superstiti del 53° fanteria.


Alle ore 5 del 24 dicembre la colonna si poneva in marcia su Krasnojarovka, occupata di forza alle ore 20 dal 6° bersaglieri, che ne scacciava le forze sovietiche occupanti. La temperatura era scesa a — 350, aggravata da forte bufera di vento.
La marcia terminava alle ore 5 del giorno di Natale.
Durante la sosta, vuotati i serbatoi dalla benzina, venivano di­strutti col fuoco tutti gli automezzi ormai inservibili; il carburante ricuperato veniva destinato agli automezzi impiegati per il traino delle poche artiglierie superstiti od al trasporto di feriti e congelati.
Il movimento previsto su Nizne Patmos veniva disdetto in quanto la strada era sbarrata dal nemico. Occorreva, pertanto, al­lungare l'itinerario con un aggiramento ad est.
La marcia era ripresa alle ore 3 del 26 dicembre, con la tempe­ratura di -38°. Alle ore 12, tre aerei tedeschi bombardavano per errore la colonna infliggendole forti perdite. La località di tappa, Nizne Petrovskij, era occupata alle 15, dopo due ore di combatti­mento.


Nelle ore meridiane del 27 dicembre era compiuto un breve spostamento verso ovest, fino a Nikolajevskij, per migliorare gli alloggiamenti, ma non appena i reparti stavano sistemandovisi, alle ore 22 un ordine del XXIX Corpo ordinava la ripresa del movimento su Bolscioj Ternovyi, in valle Gnilaja. A mezzanotte, nella tormen­ta, veniva ripresa la marcia, disturbata, in coda, da attacchi di par­tigiani e, sui fianco destro, alle ore 4. del 28 dicembre, da reparti regolari sovietici.
Alle ore 5,30, quando Bolscioj Ternovyi distava ormai soltanto 3 chilometri, un aereo tedesco lanciava un messaggio sulla colonna. Era una carta 1:300.000, con il segno di una forte occupazione ne­mica a Bolscioj Ternovyi e con l'indicazione di un nuovo itinerario fino a Skassirskaja, occupata da forze tedesche.
Si sarebbe trattato, però, di coprire una nuova tappa di altri 40 chilometri, in aggiunta ai 35 appena percorsi, portando la di­stanza complessiva a 75 chilometri senza soste intermedie, fuori delle piste, nelle descritte condizioni ambientali.
La mancanza assoluta di carburante determinava un ulteriore sacrificio di automezzi e di bocche da fuoco.
Carri armati sovietici attaccavano la colonna in testa ed in coda e tre di essi erano distrutti dalla poca artiglieria rimasta.
Le perdite di uomini, per esaurimento e per congelamento, si moltiplicavano.


Alla mezzanotte del 28 era finalmente raggiunto lo schiera­mento tedesco. L'affollamento ai varchi per raggiungere più presto la salvezza ed il riposo, faceva sì che alcuni uomini uscissero dai limiti stabiliti e rimanessero vittime dei campi minati predisposti a difesa.
I superstiti si raccoglievano nella zona Michajlovskij – Nadeshovka, e vi sostavano per l'intera giornata del 29.


Al mattino del 30 dicembre il movimento sembrava svolgersi regolarmente, quando una puntata di carri armati sovietici si ab­batteva su unità romene unitesi alla colonna italiana. Le unità ita­liane non ancora incolonnate dovevano adottare misure di emer­genza per arrestare il disordinato flusso del numeroso carreggio ro­meno e riuscivano anche a distruggere tre carri armati del nemico.
II movimento veniva ripreso all'imbrunire; verso le ore 22 la colonna, ormai composta di soli italiani, raggiungeva Gorodjanka e Jessa Ulof.
In quest'ultima località il Comando della Sforzesca riconsegna­va ai reggimenti le rispettive bandiere, precedentemente ritirate per meglio assicurarne la conservazione. Inoltre il Comandante del XXIX Corpo d'Armata, Generale von Obstfelder, si recava a salu­tare i reparti italiani che lasciavano la Grande Unità tedesca ed ema­nava un Ordine del Giorno di commiato e di ringraziamento (Do­cumento n. 109).
Il 1° gennaio la colonna si spostava ad Ust Provalskij, dove so­stava per un giorno. Il 3 raggiungeva Forschstadt, sul Donez. Di là, finalmente, i reparti erano trasportati per ferrovia a Rykovo, dove si raccoglievano il 5 gennaio.

Blocco nord.
Per tutta la giornata del 22 dicembre, le unità sovietiche, occu­pando le alture circostanti, avevano accerchiato la conca di Arbusov, nella quale si erano raccolti i reparti italiani della Divisione Torino, del gruppo Capizzi, di un'aliquota della Pasubio e quelli tedeschi della 298ª Divisione.
Nella notte l'avversario premeva le unità assediate concentran­do il fuoco di armi automatiche, mortai, lanciarazzi ed artiglierie sul facile bersaglio degli uomini all'addiaccio; le abitazioni erano state tutte occupate dai tedeschi, giunti per primi.
Sempre nel corso della notte si riordinavano i reparti, racco­gliendo coloro che erano in grado di combattere, mentre venivano condotti contrassalti, che smorzavano l'aggressività del nemico.
Il Comando tedesco decideva di effettuare alle ore 7 un'azione tendente ad allontanare la stretta dell'avversario. Il grosso dei re­parti italiani sopravanzava nell'azione quelli tedeschi attaccanti, irrompeva nelle linee sovietiche e le respingeva, conseguendo lo scopo dell'operazione.
Furono catturati molti prigionieri, armi e munizioni, ma molti furono tra gli attaccanti italiani i morti ed i feriti, questi ultimi do­vuti tenere all'aperto per le difficoltà poste dai tedeschi della 298ª a cedere, anche in parte, le costruzioni da essi occupate.
L'azione di fuoco del nemico continuava, provocando altre forti perdite.
A sera il Comando tedesco ordinava l'abbandono delle linee raggiunte al mattino dagli italiani.


Il 23 dicembre, data la situazione, il Comandante della Torino ordinava l'incenerimento delle bandiere reggimentali, per evitarne la possibile cattura.
La violenza dell'azione di fuoco avversaria cresceva di giorno in giorno con l'impiego di bocche da fuoco di maggiore potenza.
Le operazioni di riordinamento intese a conferire ai reparti di formazione la maggiore possibile organicità, e quindi un rendimento migliore, venivano turbate dalla perentoria richiesta tedesca tendente ad ottenere immediatamente 14 reparti di formazione italiani di circa 100 uomini, da impiegare nella difesa dei settori comandati dai Generali italiani Capizzi (Ravenna) e Rossi (Torino).
Alla sera tutti i comandanti italiani erano invitati a radunarsi al Comando della 298ª, per conferire maggiore prontezza di deci­sioni e di intervento alla loro azione di guida dei reparti.
Nelle prime ore della notte venivano diramati gli ordini per la rottura dell'accerchiamento ed il trasferimento nel caposaldo di Tcertkovo.
I feriti ed i congelati in grado di marciare seguivano la colonna, gli altri erano trasportati sulle slitte disponibili o sul solo autocarro per il quale era stata trovata benzina; gli intrasportabili venivano lasciati sul posto, affidati al senso di umana solidarietà dell'avver­sario.
Alle 23,30 aveva inizio il movimento. I sovietici attaccavano la retroguardia italiana, ma questa li tratteneva durante tutto lo sfila­mento della colonna. Il combattimento durava fino all'alba del 24 dicembre ed alcuni reparti impegnati nella lotta non riuscivano più a raggiungere la colonna.
La temperatura era scesa a -40° ed i soldati italiani marcia­vano un'altra volta digiuni, perché non era stato possibile ottenere gli aviorifornimenti richiesti, né il Comando della 298ª Divisione tedesca, a fianco della quale pure combattevano i reparti italiani, aveva ceduto una parte del proprio vettovagliamento.
La marcia notturna, per merito della retroguardia italiana, consentiva alla colonna di sottrarsi al nemico, seguendo un itine­rario in aperta campagna.


Alle ore 8 del 24 dicembre, era raggiunta Sidorovka, alle 11 Gussev. A circa 5 chilometri da Mankovo Kalitvenskaja, la colonna era deviata da forti resistenze nemiche non potute superare. La marcia doveva essere invertita verso sud per Poltavka (ore 14) - Ivanovka - Chodokov, avanzando nella neve alta, con temperatura rigidissima e nebbia.
Molti i congelati che, sostando per riposarsi, passavano dal tor­pore alla morte per assideramento. Partigiani armati di armi auto­matiche e pezzi a tiro rapido tendevano frequenti agguati alla colonna.


Alle ore 7 del 25 dicembre, a Sceptukovka la colonna oltrepas­sava la ferrovia sostando quindi fino alle 13; era però disturbata da un bombardamento aereo.
Alla ripresa del movimento la marcia si faceva sempre più pe­nosa; molti militari restavano indietro, alcuni davano segni di alie­nazione mentale, provocata dalla fatica, dal freddo, dal biancore ossessionante del paesaggio, dal prolungato digiuno.
Alle ore 22 la testa della colonna raggiungeva Tcertkovo, dove il comandante delle forze italiane della difesa faceva distribuire vet­tovaglie ed assicurava alloggiamenti al coperto. L'afflusso dei ritar­datari continuava per l'intera giornata del 26 dicembre.
Dall'esame della situazione, subito condotto con il Comando locale e con quello tedesco, risultava che la via verso ovest, su Belovodsk, era in possesso del nemico e che il movimento non poteva essere proseguito.


Il 27 dicembre venivano richiesti al Comando d'Armata, nuo­vamente per mezzo della radio della 298ª Divisione, l'invio di me­dicinali, lo sgombero aereo dei feriti più gravi e con automezzi (non appena fosse stata aperta la strada) di 2.000 feriti e congelati meno gravi. Veniva anche richiesta la presenza di un ufficiale del Co­mando d'Armata per constatare la gravità della situazione e pren­dere accordi per lo sgombero di feriti ed ammalati.
Il necessario riordinamento dei reparti si dimostrava impossi­bile, poiché il nemico sempre vigilante non consentiva di effettuare adunate all'aperto. Il fuoco delle artiglierie, mortai e lanciarazzi provocava perdite tra gli uomini e la distruzione delle abitazioni.
I reparti italiani erano assegnati alla difesa del settore orien­tale, contiguo ai loro alloggiamenti.
II 28 dicembre un aereo italiano effettuava un lancio di viveri, medicinali e munizioni per armi leggere.


Nel pomeriggio del 29 dicembre giungevano in aereo il Co­mandante dell'aviazione dell'8ª Armata, Generale Pezzi, ed il Co­lonnello medico Bocchetti, ai quali era esposta la situazione in atto. Nel viaggio di ritorno l'aereo andava disperso.
Il 30 dicembre le forze nemiche assediami ricevevano rinforzi e rifornimenti.
Il 31 dicembre veniva aperto l'ospedale italiano, nei locali di una scuola. Vi erano ricoverati oltre 1.200 feriti più gravi, per i quali gli interventi operatori da compiere erano più di 700.
La forza italiana controllata presente in Tcertkovo era di 7.000 uomini, dei quali 3.800 feriti e congelati.


Il 1° gennaio continuavano i bombardamenti terrestri del ne­mico. I tedeschi restituivano al presidio italiano i magazzini italiani di quel centro logistico, che avevano subito vaste asportazioni di generi alimentari. Venivano tuttavia reperiti galletta bastante per 40 giorni per l'intero blocco di marcia, pasta e riso per 30, carne in scatola per 10; scarsissimi i grassi.
Frattanto le forze della 19ª Divisione corazzata tedesca, inviate a sbloccare Tcertkovo, erano state fermate a 14 chilometri da una consistente presenza del nemico, mentre il maltempo impediva l'in­tervento degli aerei tedeschi per rompere quella resistenza.
Nelle giornate del 2 e del 3 gennaio non si verificavano parti­colari avvenimenti.
Il 4 gennaio la 298ª Divisione svolgeva un'azione per congiun­gersi alla 19ª corazzata, giungeva fino in prossimità di essa, ma era respinta da un contrattacco dei russi, mentre le forze italiane, attac­cate nelle loro posizioni, reagivano energicamente.
Dopo un intenso bombardamento notturno, al mattino del 5 gennaio un attacco del nemico, diretto parzialmente contro il settore italiano, era respinto con forti perdite degli attaccanti. Proietti incendiari provocavano la distruzione di buona parte del. magaz­zino di vestiario ed equipaggiamento. Un aviorifornimento a fa­vore degli italiani andava perduto, perché sospinto dal vento entro le linee nemiche.


Nuovo e vano attacco sovietico nella giornata del 7 gennaio; pattuglie nemiche, infiltratesi nell'abitato, venivano eliminate.
Durante un rapporto tenuto l'8 gennaio dal Comandante della 298ª Divisione risultava che:

 

- il Comando dell'8ª Armata aveva ribadito l'ordine di re­sistenza ad oltranza;
- le perdite tedesche erano state considerevoli ;
- occorreva ai tedeschi il concorso di uomini mentre la man­canza di armi di reparto e di munizioni rendeva impossibile la rior­ganizzazione di molte Unità italiane. Precedenti casi, sporadici, avevano già sortito risultati positivi e 300 soldati italiani accetta­vano la proposta di inserirsi nelle unità tedesche.

Durante l'intera giornata del 9 gennaio, il nemico sviluppava continui attacchi, sostenuti da intensi bombardamenti e da 10 carri armati, dei quali 8 venivano distrutti.
La distruzione sistematica delle abitazioni aggravava la possi­bilità di reperire idonei alloggiamenti. Elevate le perdite, critica la situazione degli infermi.
Su 14.000 assediati (7.000 italiani ed altrettanti tedeschi), i com­battenti erano ridotti a 2.500 in tutto, scarseggiavano le munizioni, mentre era discreta la situazione alimentare.
La forza del nemico risultava considerevolmente accresciuta.
Le giornate dal 10 al 13 gennaio trascorrevano senza partico­lari avvenimenti.


Al mattino del 14 gennaio giungeva notizia che la 19ª Divisione corazzata avrebbe aperto un varco sulla strada di Strelzovka, per consentire il deflusso dell'autocolonna degli infermi, seguita dal­l'intero presidio, ma già alle ore 13 essa veniva ridimensionata nel senso che la via verso la salvezza dovevano aprirla gli stessi asse­diati e che feriti e congelati non potuti caricare sulle slitte avreb­bero dovuto essere abbandonati sul posto. I feriti italiani erano in tutto 3.850, dei quali circa 1.000 non in grado di camminare; due soli gli autocarri disponibili, limitatissimo il numero delle slitte, tale da consentire il trasporto di un solo centinaio d'infermi. Nessun concorso poteva essere dato dai tedeschi e, pertanto, la maggior parte dei malati, feriti e congelati sarebbe rimasta a Tcertkovo.


Alle ore 20 del 15 gennaio aveva luogo l'incolonnamento degli elementi validi:


- Divisione Torino: 1.600 uomini;
- Divisione Pasubio: 2.000 uomini;
- Truppe e Servizi del XXXV Corpo d'Armata: 1.800 uomini;
- Nuclei Ravenna e Celere: 400 uomini;
- Truppe della difesa di Tcertkovo: 500 uomini.


Precedeva la 298ª Divisione, che riusciva a rompere l'accerchia­mento, mentre la colonna italiana restava in retroguardia con l'ap­poggio di alcuni carri armati tedeschi.
La neve recentemente caduta rendeva difficile la marcia not­turna.
All'alba del 16 gennaio era raggiunta Losovskaja, a Beresovo aveva inizio una ininterrotta azione di carri armati sovietici, contra­stati efficacemente e talora distrutti dalle armi controcarro tedesche. Aerei «stukas» davano il loro concorso validissimo. Anche l'azione delle armi pesanti terrestri dei russi procurava altre difficoltà. Strelzovka doveva essere aggirata alle ore 16 per evitare forze sovietiche ed immettere la colonna sulla strada di Belovodsk, dove, cessata l'azione del nemico, rimanevano soltanto più da superare le gene­rali difficoltà dell'ambiente.
Alle ore 22 la testa della colonna italiana raggiungeva Belo­vodsk e subito aveva inizio lo sgombero con autoambulanze degli infermi su Starobelsk, per lo smistamento sugli stabilimenti sanitari di Voroscilovgrad e Kupjansk.
L'arrivo degli isolati durava per l'intera notte e buona parte della giornata del 17 gennaio.