Da Fronte Russo: c'ero anch'io - Vol. I, a cura di Giulio Bedeschi, Mursia Editore, Milano, 1977.
Testimonianza del sergente maggiore Luigi Salvanelli - 97º Autoreparto Pesante, Comandante 568ª Autosezione

 

 

Presso i commilitoni delle altre armi sei considerato un imboscato; forse anche tu, autiere del 97º Autoreparto Pesante, rientrato dalla Jugoslavia e sistemato nel piazzale di S. Dalmazzo Tenda, aspettando il trasferimento in Francia, ti consideravi già imboscato.

Ma il 10 luglio 1941, caricasti gli automezzi sui pianali e la tradotta iniziava il suo viaggio verso l'Est.

Dopo cinque giorni scaricasti, in piena notte e sotto una pioggerella insistente, gli automezzi. Appena il tempo di fare il pieno ai mezzi, di buttar giù un goccio di caffè, e avanti per portare la Pasubio dall'Ungheria alla Romania, attraverso le insidiose strade dei Carpazi. Siccome i mezzi erano pochi, dovevi scaricare, e subito via di ritorno per il nuovo carico. I tuoi nervi, la tua pazienza, il tuo stomaco vengono collaudati. Non sai più distinguere il giorno dalla notte, mangi quando puoi e pensi che sarebbe bello avere l'aiutante (come l'organico stabilisce); purtroppo il secondo autista è quasi un mito.

Finalmente, concentrata la Pasubio nella zona di Botosani-Falticeni, pensi di riposarti; illusione, devi caricare il III Battaglione dell'80º Fanteria, e avanti all'inseguimento delle retroguardie russe. Tu, autiere della 568ª Autosezione, diventasti fante tra i fanti, anzi... esploratore, perché davanti a te si trovava solo un gruppo di bersaglieri motociclisti.

Il battesimo del fuoco in Russia ti toccò il 12 agosto [1941, n.d.r.] a Jasnaja Poljana. Non ti lasciasti intimorire e per evitare qualche indiscreto colpo di mortaio mascherasti le macchine alla meglio, armato (come stabilito dalle alte direttive) della tua rivoltella con tre caricatori!

Riprendesti con i fanti il carosello dell'inseguimento, tra la polvere dell'autocolonna che ti accecava, tra scrosci di pioggia che rendevano le piste un mare di fango, e arrivasti al Dnepr dove rimanesti in mezzo ai fanti sotto il tiro nemico. In questo primo percorso hai lasciato parecchi compagni lungo la pista e tu, in pietoso raccoglimento davanti alle loro tombe, forse pensavi che la prossima volta sarebbe stata la tua. Poi i tuoi vent'anni prendevano il sopravvento e, incurante delle sovrumane fatiche che dovevi sopportare, con mezzi inadatti per quei luoghi, le ore rubate al sonno per tenere in efficienza i tuoi veterani autocarri, quel mangiare a ore impossibili, continuavi a dominare le piste ucraine, lasciando ogni tanto una croce a testimonianza che anche gli autieri, tacciati da imboscati, cadono nell'adempimento del loro dovere.

L'inverno russo non ti ha fermato, non trasportavi più i baldi giovani della Pasubio, ma pensavi a rifornirli di viveri e munizioni, e viaggiando attraverso l'accecante paesaggio, magari solo con la tua macchina, i tuoi occhi scrutavano intensamente l'orizzonte per forare la bufera ed evitare imboscate e non ti accorgevi che il torpore del congelamento pian piano ti prendeva e a volte venivi ritrovato con il volante fra le mani e gli occhi vitrei che ancora volevano scrutare la pista. [...]