Da Isbuscenskij – L'ultima carica, Lucio Lami, Ugo Mursia Editore, Milano, 1970

 

Isbuscenskij l ultima carica copertinaOra, anche i cavalieri erano laceri, sporchi e affamati come i fanti.

Durante quel terribile pomeriggio la temperatura era scesa a -15° e, a tratti, era caduta la neve. La fame aveva peggiorato la situazione: il pane, infatti, non giungeva da due giorni, la carne aveva i vermi e il riso, che aveva viaggiato con il carburante, sapeva di petrolio. La mattina del 15 [novembre], il Gruppo venne attaccato ancora furiosamente, ma ebbe la meglio dopo un'ora di aspri combattimenti.

Solo allora l'operazione fu considerata conclusa e il 79° fanteria fu mandato a rimpiazzare i cavalieri. La marcia di ritorno sembrò brevissima: "Adesso" gridavano i soldati "Sua Maestà ci manda un treno-letto, pieno di crocerossine che ci canteranno la ninna-nanna fino a Milano."

Anche a Korsuni il morale era alto; l'allegria arrivò al culmine quando dal Comando del C.S.I.R. chiesero a Bettoni quanti vagoni sarebbero stati necessari per rimpatriare il Reggimento [Savoia]. Questa volta le preoccupazioni degli alti Comandi non erano fuori luogo: gli Squadroni erano a pezzi. I cavalli risentivano dei giorni passati al freddo e delle lunghe fatiche, e gli uomini erano pieni di malanni, accumulati durante le ultime settimane e non curati.

Anche gli ufficiali avevano bisogno di cure: Bettoni non faceva che intingere nel fazzoletto il suo lungo naso aquilino, a causa di un raffreddore che gli innumerevoli caffè non potevano certo debellare; Abba era a letto con la tonsillite; De Leone veniva preso a giorni alterni dal tremito della febbre; Compagnoni e Toja soffrivano talmente di otite che per comunicare fra loro dovevano urlare a squarciagola; Tenella, gonfio come un bambino all'epoca degli orecchioni, teneva la testa coperta con due passamontagna e avvolta nelle sciarpe come una mummia egizia.

Fortunatamente, proprio in quei giorni, arrivarono i rifornimenti invernali; guanti, passamontagna, sciarpe, maglioni, pellicciotti, mutandoni di flanella, berretti di pelo, calzettoni e scarponi pesanti sui quali, buffamente, i soldati applicavano gli speroni.

Messe [...] aveva pensato per tempo alle ore del gelo, evidentemente scettico nei confronti dei tedeschi che fino a poco tempo prima non avevano fatto che ripetere: "Russia kaputt, prima di inverno."