La mia scoperta dell'Italia e degli alpini – 1942-2012

Alim Morozov, Kvarta, Voronež, 2012

 

La mia scoperta dell Italia e degli alpini 1942 2012 copertina[Estate 1941]

La guerra, con la sua sofferenza non richiesta, si intrometteva senza cerimonie nella nostra vita pacifica, dopo aver sottomesso tutti e tutto alla sua prepotenza disumana e distruttrice. Rapidamente trasformava i ragazzini di cortile in monelli abbandonati. In un primo tempo rimasero ancora certi avanzi di vita del tempo di pace.

Non so in che modo, ma a mia madre riuscì di iscrivermi al campo dei pionieri. Me la battei di là dopo una settimana [...]. Ma lo capite anche voi, come potevo rimanere al campo dei pionieri quando a Rossoš', qualche giorno prima, era arrivato il reggimento della contraerea e in casa nostra avevamo alloggiato gli autisti delle macchine per il trasporto di questa Unità.

Con l'inizio dell'anno scolastico, per cui io prima tanto mi rallegravo, ora i compiti passavano in second'ordine. Noi ragazzi gioivamo per qualsiasi cosa ci facesse saltare le lezioni. Ricordo come i primi bombardamenti richiamassero nelle nostre anime un'incredibile paura e contemporaneamente ci fosse la soddisfazione di poter non andare a scuola.

Le discariche dell'immondizia, i luoghi attrezzati per i tiri con armi di guerra, il cortile del comitato militare dove le reclute venivano addestrate, erano i posti preferiti dai ragazzini del nostro cortile. Soprattutto venivamo attratti là dove si sparava.

Durante i tiri assumevamo la tattica dell'incursione improvvisa. Non appena il gruppo di turno dei tiratori terminava l'esercitazione, noi ci lanciavamo a gara a raccogliere i bossoli e a cavare dalla parete dietro i bersagli le pallottole schiacciate.

A volte per questo i meno svegli di noi si beccavano una pedata nel sedere da un soldato, o un colpo di scovolo sulla schiena. Noi non ci offendevamo per queste reazioni dei militari e le consideravamo come un elemento di educazione virile. [...]

 

Nell'autunno del '41, dopo che i nostri soldati cedettero Char'kov, iniziò l'evacuazione da Rossoš'. Il primo a lasciare la città fu l'ospedale di evacuazione n. 1921 e subito dopo si diressero verso le retrovie gli inviati in trasferta che accompagnavano le attrezzature militari e gli armenti del bestiame kolkosiano. Di evacuazione della popolazione non se ne parlava.

Le liste di evacuazione si davano soltanto alle famiglie dei lavoratori della nomenklatura e alle famiglie degli appartenenti all'Armata Rossa. Negli anni di guerra, sul territorio dell'U.R.S.S. occupato dall'esercito tedesco, rimasero decine di milioni di civili (quasi un terzo della popolazione) che non erano andati a est non perché non volevano, ma perché non era possibile un tale trasferimento di massa. [...] non ci sarebbero state abbastanza risorse alimentari per nutrire queste decine di milioni di evacuati [...].

D'altra parte, senza il supporto della popolazione civile rimasta nei territori occupati, non sarebbe stata possibile una lotta efficace dei partigiani e dei membri dell'organizzazione segreta, e anche azioni efficaci dello spionaggio militare e i sabotaggi dei gruppi combattenti.