La mia scoperta dell'Italia e degli alpini – 1942-2012

Alim Morozov, Kvarta, Voronež, 2012

 

In dicembre il gelo aumentò bruscamente. Costrinse i soldati italiani a indossare sotto i loro lunghi cappotti diversi abiti. [...]

Dal gelo invernale gli italiani erano poco protetti soprattutto nei piedi. Le loro scarpe di rozza pelle di vacca non li salvavano dal gelo sempre maggiore. [...] Gli eleganti cappelli con la penna degli alpini, a furia di essere abbassati sulle orecchie, avevano perso l'aspetto primitivo.

Una volta la nonna chiese al cuoco Tescari perché avessero la penna sul cappello.

In risposta il cuoco scherzò tristemente: "Tedesco mangia gallina, e penne dà a italiani."

Tuttavia non sarebbe giusto affermare che a Roma non si fossero preoccupati di aiutare i soldati italiani a combattere il rigido freddo invernale.

In dicembre il servizio dell'Intendenza [...] incominciò a portare dalla Romania camicie senza maniche di pelo a falde lunghe, che si abbottonavano sotto i cappotti.

In quegli abiti, resi caldi dalle pelli di pecora, i soldati apparivano grassi e tozzi come botticelle. Inutile dire che con quell'abbigliamento non potevano agire presto e abilmente in assetto di battaglia.

Il personale della retroguardia del Corpo degli alpini cercò di preparare l'abbigliamento per l'inverno autonomamente. Tutto quello che aveva richiesta di mercato presso la popolazione locale (carne in scatola, limoni, gallette, gasolio, kerosene, candele, crocifissi, cartoline natalizie, e perfino armi) fu scambiato con abiti invernali.