Da Isbuscenskij – L'ultima carica, Lucio Lami, Ugo Mursia Editore, Milano, 1970

 

Isbuscenskij l ultima carica copertinaIn quegli stessi istanti, anche i ragazzi del Savoia, nascosti sulla riva del Dnepr, erano ignari di quale tiro stavano preparando i russi: di lì a pochi minuti, infatti, avrebbe avuto inizio un cannoneggiamento ben più nutrito di quelli che si erano avuti in precedenza.

Più ignaro di tutti, poi, era lo spensierato Cappello, giovane autista del 4° Squadrone, che – approfittando di un momento di calma – si era addentrato nel bosco e, trovato un posticino acconcio, vi si era sistemato per una personalissima operazione.

Il primo colpo del 76 russo arrivò d’improvviso, sibilando sopra le cime degli alberi, e andò a cadere con millimetrica precisione tra i piedi di Cappello... il quale se ne restò lì, come una statua di sale, per alcuni secondi.

Poi, accortosi che per miracolo la bomba non era esplosa, prese a correre verso la sua trincea reggendosi i calzoni e urlando termini irripetibili.

Quel colpo fu come un segnale; il cannoneggiamento divenne ben presto assai nutrito: si udivano esplosioni da tutte le parti, soprattutto oltre il bosco, dove probabilmente i russi pensavano vi fosse il grosso delle forze.

E fu solo per questo motivo che [quel giorno] il Reggimento non ebbe morti: solo qualche ferito, molti rifugi sconquassati, tende sforacchiate e raffiche di schegge un po’ dovunque.