Da Prigionia: c'ero anch'io – Vol. III, Giulio Bedeschi, a cura di, Ugo Mursia Editore, Milano, 1992

 

Testimonianza del fante Pietro Amani,

82° Reggimento Fanteria, Divisione Torino

 

Prigionia c ero anch io vol. III copertinaAppena arrivati ci riunirono in una stanza piuttosto fredda, dove due soldatesse ci chiesero le generalità. Era proibito parlare, sedersi per terra o anche solo appoggiarsi al muro.

Il locale era abbastanza ampio, ma era dotato di pochissime brandine e molti di noi dovevano dormire sul pavimento che, per fortuna, era di legno. Ci consegnarono una coperta ogni due persone e rimanemmo combinati in quel modo per oltre un mese.

Io avevo un compagno di coperta molto alto, un siciliano di Marsala che si chiamava Patti, e subito, data la diversità d'altezza (lui misurava un metro e novanta e io meno di un metro e settanta) ci accorgemmo che quando ci coricavamo entrambi su un fianco, girati dalla sua parte, con le mie gambe rannicchiate dietro le sue, la coperta bastava a coprirci; ma quando decidevamo di cambiare posizione e di girarci dalla mia parte, succedeva che le sue gambe, infilate dietro alle mie, rimanevano per un buon tratto fuori dalla coperta.

Come me, aveva le dita dei piedi congelate, con le ossa completamente a nudo; la medicazione veniva cambiata ogni due o tre giorni. Per poter riparare dal freddo gli arti inferiori, Patti spingeva le ginocchia sopra il mio corpo, facendo entrare aria da tutte le parti.

Qui cominciava il litigio: gli dicevo di allungare le gambe, ma lui certamente non lo poteva fare, perché i piedi gli dolevano molto con il freddo.

Cominciavamo allora a farci dei piccoli dispetti, che poi degeneravano in una vera e propria rissa. Ci colpivamo con i talloni le parti ammalate e poi, per il dolore, buttavamo via la coperta, stringendoci i piedi fra le mani, fino a che non era cessata la sofferenza.

Calmati gli animi, ci giravamo ancora dalla sua parte, che era la migliore; continuammo questa manovra fino alla fine del marzo '43.

Frattanto eravamo terribilmente dimagriti; un giorno che avevamo avuto la possibilità di pesarci, constatammo che lui pesava 42 kg e io 37; le gambe erano grosse solo nelle giunture, non c'era più spessore di carne, e la pelle era come arrugginita, con grandi chiazze scure nelle parti del corpo ove le ossa erano maggiormente a contatto con il pavimento.