Da La croce sui girasoli – Diario di un cappellano in Russia (1942-1943)

Aldo Del Monte, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL), 1998

 

La croce sui girasoli copertinaLa visione dei primi prigionieri di guerra che lavorano nelle stazioni dell’Alta Slesia ci richiama a una realtà che l’euforia dei primi giorni di viaggio ci aveva fatto dimenticare.

Per di più, oggi, quinto giorno di treno, entriamo in Polonia. Un’ondata di freddezza ci circonda: gente che va e gente che viene senza degnarci neppure di uno sguardo.

Pare che abbiano tutti con noi dei vecchi conti da aggiustare.

Soltanto la sfilata dei bambini non cessa mai; e aumentano le richieste di pane e di sigarette.

È impressionante, la mattina, svegliarsi in qualcuna di queste stazioni deserte, circondati da nugoli di ragazzi mal vestiti che, con voce monotona, lamentosa e insistente, ci chiedono da mangiare.

C’è attorno un piano segreto negli uomini e nelle cose e persino nel cielo. Un’atmosfera malinconica o severa, non si capisce bene, fa da sfondo a questo quadro in cui si muovono i pochi superstiti di una grande tragedia.

Le donne ci passano vicine senza voltarsi mai, gli uomini sono tutti di corsa, sembra che qualcuno o qualche cosa li chiami lontano.

Povera Polonia! Terra di grandi passioni e di sublimi eroismi, periodicamente destinata a spaventosi lavacri di sangue. […]

 

Ci fermiamo quattro ore sotto l’immensa tettoia di ferro della stazione e contempliamo la città tra alcune sbarre sconnesse che reggono i ponti. Di qui assistiamo al tramonto.

Triste tramonto sulla Vistola!

Acque tristi, case tristi, uomini tristi. Timidi raggi di sole che muore, siete il simbolo degli ultimi strazi di una storia che non vuol finire; e che non è la storia di un popolo solo, bensì di tutta l’umanità dolorante.

Come questi uomini – che corrono a casa perché è già l’ora del coprifuoco – sono la figura di tutta la gente vessata dalla guerra che cerca vicino al focolare i pochi valori della vita che la violenza non ha ancora distrutti.