Da Dal Piave al Don – Tre guerre nella vita di un chirurgo, Giuseppe Rotolo, Ugo Mursia Editore, Milano, 1984

 

Arrivai a Milano il primo settembre 1946: erano trascorsi quasi quattro anni da quando avevo lasciato Milano.

Alla stazione mia moglie e i parenti, in preda alla commozione, quasi non mi riconobbero: col viso scavato, la pelle avvizzita, i capelli opachi; indossavo una giubba blu della nostra aviazione, un paio di pantaloni corti color cachi dell'esercito tedesco, uno zaino e stivali rumeni.

Ma ero ridiventato un uomo libero.

 

[...] Ero come un convalescente che riacquista la salute e provavo gusto e gioia anche per le cose più banali. Tutto mi appariva nuovo.

La possibilità di potere esprimersi liberamente, senza il timore di cadere nella rete dell'OVRA fascista e dell'Enkevedé sovietica, mi dette la sensazione di trovarmi in un paese di sogno. Mi fermavo davanti alle edicole e l'occasione che mi si presentava di poter comperare giornali di ogni colore politico mi lasciava estasiato, come un bambino di fronte a cento giocattoli. [...]

Abituato a vivere per quasi quattro anni con gli stessi abiti, le stesse scarpe, due paia di calze rattoppate e riattoppate da me stesso, in assoluta povertà, senza un soldo in tasca, il ritorno a casa fu la scoperta di un mondo perduto.