Da Non prendere freddo – Il racconto di un reduce del corpo di spedizione italiana in Russia, Luciano Vigo, Gianni Iuculano Editore, Pavia, 2000

 

Non prendere freddo copertinaAncora una volta Radio Fante, quella misteriosa, inafferrabile fonte di notizie che funzionava nell'esercito italiano, ci aveva azzeccato: altro che notizie tendenziose.

Da tempo circolavano tra le truppe cattive notizie: i camerati tedeschi, supermotorizzati, supercorazzati, superfulminei, si erano fermati. La grande distanza che all'inizio ci separava da loro era stata colmata: la divisione Autoscarpa aveva raggiunto le Panzer Divisionen. La tartaruga aveva raggiunto Achille.

I russi non fuggivano più a precipizio di fronte al dilagare delle armate tedesche, bensì si fermavano, si intrinceravano, resistevano, contendevano il terreno palmo a palmo, a tratti contrattaccavano e infliggevano perdite.

Radio Fante, che finora aveva captato soltanto il clangore dei grandi carri armati e il fragore dei grossi calibri tedeschi, adesso metteva in onda il rapido crepitio delle mitragliatrici russe, lo schianto dei mortai russi [...].

La guerra di movimento, la guerra lampo, la Blitzkrieg nella quale rifulgeva il genio strategico tedesco, si andava spegnendo e trasformando in guerra di posizione.

Ritornavano a essere protagonisti il fante, lo scarpone, la trincea, il reticolato, il fucile e la bomba a mano, l'attacco e il contrattacco alla baionetta.

Il nemico: la sua immagine assumeva forma concreta. Lo sentivamo vicino. Presto lo avremmo avuto di fronte.

E non sarebbe stata la massa inerme, avvilita, sconfitta, umiliata, conveniente cornice alla nostra trionfale parata.

Bensì il nemico in armi, forte, potente, ferocemente determinato a difendere la sua terra, la casa, la famiglia e l'onore, a vendicare i padri, i fratelli e i figli uccisi, le donne stuprate, le città distrutte, le terre devastate; deciso a fermare, a ricacciare, a distruggere l'odioso invasore.

Cioè noi.

Perché invasori non erano soltanto i tedeschi, tremendi professionisti dell'aggressione, della distruzione e del genocidio, ma anche noi bravi ragazzi italiani, caciaroni, noi che la guerra la odiavamo, checché ne dicesse la propaganda fascista, noi che la guerra la consideravamo un male, necessario soltanto per difendere la terra, la casa, la famiglia e l'onore, proprio come stavano facendo loro, i russi.