Da, La tragedia italiana sul Fronte Russo (1941-1943)

Immagini di un sofferto sacrificio – Con documenti e testimonianze

Bruno Ghigi Editore, Rimini, 1997

 

Dal diario di Claudio Franchini

 

Vorošilovgrad, 2 gennaio [1943]

Stamani devo tornare all'Intendenza, perché ieri l'Illustre Colonnello addetto al vestiario non riceveva.

Dopo un'altra ora d'anticamera finalmente posso fare la mia richiesta.

Il Colonnello, dopo avere fatto finta di non sentire, nemmeno mi risponde, mentre si guarda le unghie lucide e ben curate.

"Non vi do nulla, Tenente: per quello che hanno fatto i vostri soldati sul Don, non meritano tanti riguardi, non mi meraviglio che abbiano perduto anche i pantaloni per scappare."

Sento il sangue affluirmi alla testa e devo fare uno sforzo tremendo per non saltargli alla gola.

Conosco ormai la vita lussuosa e sfrenata che questi signori conducono qui, ma non pensavo mai che la loro impudenza arrivasse fino a offendere il povero fesso che moriva sulle rive del Don.

"Mi meraviglio" rispondo secco " che osiate parlare così del soldato italiano, come se voi apparteneste a un altro esercito. Cosa ne sapete, voi? È facile parlare di eroismo quando si ha un ufficio come questo, ben lontano dal fronte, una macchina alla porta e una allegra donnina a casa."

"Come vi permettete?", mi interrompe.

"Mi permetto quello che voglio.", rispondo "Ho perduto la maggior parte dei miei soldati in combattimento e ho il diritto e il dovere di difendere il loro eroismo, quell'eroismo che voi volete infangare con le vostre parole. Per il resto, o mi date il materiale che ho richiesto, o vi denuncio al Tribunale Militare per avere denigrato quell'esercito a cui avete l'onore di appartenere."

Di fronte a questa minaccia, abbassa la testa e brontolando firma l'autorizzazione.

Io esco a testa alta, soddisfatto e senza degnarlo di uno sguardo.

Bosisio brontola, perché dice che dovevo prenderlo a schiaffi... be', sarà per un'altra volta!