Da Fronte Russo: c'ero anch'io, volume 1°, Giulio Bedeschi, a cura di, Ugo Mursia Editore, Milano, 1983

 

Testimonianza del tenente Luigi Conti, II Battaglione, 37° Reggimento, Divisione Ravenna

 

Fronte russo cero anchio vol 1 copertinaAll'11 settembre del '42, al mattino prestissimo i Russi scatenarono un forte attacco contemporaneamente su due settori, alla quota presidiata dalla 5ª Compagnia, e alla nostra destra (bosco di Svinjuka).

Le preponderanti forse nemiche stavano per sopraffare la 5ª Compagnia, che aveva richiesto urgenti rinforzi, allorché il tenente colonnello Calò – comandante il Battaglione – mi faceva chiamare avendo deciso l'invio del miei esploratori come plotone di rincalzo.

Erano le sei circa. Il sottotenente Aurelio Gandini partiva con i suoi uomini, ma prima ancora di prendere contatto con la 5ª Compagnia veniva bruscamente attaccato dai Russi [...].

Gli esploratori si difesero strenuamente, ma i Russi erano così numerosi e sempre più vicini che costrinsero il mio ufficiale a ordinare un fitto e prolungato lancio di bombe a mano, che costrinse gli attaccanti a fare dietro-front. [...]

A un tratto, mentre la battaglia infuriava in vari settori, tutte le linee telefoniche del centralino installato presso il Comando del mio Battaglione rimasero interrotte; per colmo di sventura anche la radio cessava le sue affannose chiamate per esaurimento delle pile.

Cos'era dunque successo? [...]

 

Per noi, completamente tagliati fuori, si profilava una situazione molto critica; al calar delle tenebre avrei tentato un'azione disperata; con il consenso del tenente colonnello Calò avrei tentato – con un sergente e alcuni fanti – di evadere l'accerchiamento per raggiungere, attraverso i campi, Filonovo. [...]

 

Grazie al coraggio e all'audacia di Carlo Leguti – motociclista agli ordini del Comando di Reggimento inviato dal colonnello Naldoni nel nostro settore  per avere nostre notizie – si ebbero nuovamente i contatti telefonici. [...] L'incubo dell'isolamento svaniva, e poco dopo un'autocolonna, partita da Filonovo, si faceva breccia tra i nostri accerchiatori, portandoci munizioni, medicinali, e quel che serve in simili circostanze.

Ma giungevano anche, trasfigurati, insanguinati, laceri, come inebetiti, i resti del mio plotone esploratori che aveva avuto nel settore della 5ª Compagnia una salassata tremenda. [...]

Le tenebre erano già calate sul campo di battaglia. Depresso per i paurosi fatti della giornata che si chiudeva con un bilancio molto grave e pesante per le perdite subite dal mio reparto, stavo rannicchiato al buio sotto la tenda, fumando nervosamente l'ennesima sigaretta; dal giorno prima non toccavo cibo, malgrado i ripetuti tentativi dell'attendente che voleva farmi ingerire qualche bevanda o farmi masticare qualcosa [...].

Il Comando di Battaglione, a più riprese, mi aveva richiesto notizie del sottotenente Gandini, senza peraltro poterne fornire. Cominciavo ormai a disperare, nulla sapendo del comandante il plotone esploratori, neppure dai pochi suoi diretti dipendenti ormai rientrati alla base.

Caduto? Prigioniero? Mentre mi tormentavo il cervello con queste domande, vidi scostarsi lentamente un lembo della tenda e, nel vago chiarore della sera, comparire un uomo invecchiato, smagrito, lacero, insanguinato, il quale – accennando un saluto – balbettava: "Sono il tenente Gandini."

Mi alzai di scatto, avvolgendolo in un commosso abbraccio [...].

"[...] sono salvo per miracolo! Ho atteso che si facesse buio per rientrare, perché i Russi mi avevano precluso la via del ritorno; ho fatto quasi due chilometri strisciando come una serpe..."