Da Mani sante – Vita ospedaliera di guerra al Fronte Russo (1942-'43)

Ina Moretti, Edizioni Camilliane, Torino, 2008

 

Mani sante copertinaNella seconda metà di luglio del 1942, a breve distanza dal mio ritorno da una missione sanitaria in navigazione sulla nave ospedaliera Gradisca [...] fui chiamata dalla C.R.I. a prender parte al servizio sanitario al Fronte Russo. [...]

Nel primo periodo di servizio io lavorai nell'ospedale da campo 512, assistendo i feriti che provenivano dai campi di battaglia del fronte del Don.

Tale ospedale era stato sistemato nei locali di un ex istituto botanico in uno degli edifici facenti parte della città universitaria di Vorošilovgrad. [...]

In quelle corsie non si trovavano davvero quei petulanti ricoverati che circostanze meno imponenti ed assistenti troppo pietose hanno tempo e modo di render tali.

Laggiù, tutti i degenti erano davvero bisognosi di aiuto. Ogni chiamata rappresentava quindi una vera necessità e non solo coloro che domandavano erano esauditi, perché era mio studio, come sempre in tali circostanze, di notare – passando rapida nelle corsie – chi taceva e di scrutarne l'espressione.

Come ben sanno coloro che vivono negli ospedali, spesso chi non chiede può avere maggior bisogno di chi insiste. [...]

Entrando in servizio mi ero augurata che lo sforzo della scienza e dell'amorevole assistenza avrebbero allontanato la morte dalle nostre corsie, ma purtroppo la triste visitatrice non tardò a presentarsi.

Ricordo il dolore che provai nel perdere il primo infermo, che mi venne a mancare – si può dire – senza neanche avere avuto il tempo di assisterlo.

Era il giovane sottotenente aviatore Barattolo, giunto con altri compagni feriti in un duello aereo. Il suo caso gravissimo in un primo tempo dette adito a speranze che l'atrocità del destino troncò: spirò dopo poche ore dall'entrata.

Era un bel tipo di giovane meridionale, di colorito pallido ed occhi nerissimi. [...]

Poco dopo un autocarro lo trasportò in un lontano cimitero militare.

Fu quello il primo assistito che vidi morire nelle mie corsie.

 

 


 

 

 

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