Da Prigionia: c'ero anch'io, Volume 3°, Giulio Bedeschi, a cura di, Ugo Mursia Editore, Milano, 1992

Testimonianza del caporale Giuseppe Gregoli (Centro Logistico Avanzato)

 

Dopo vari mesi, [...] fummo trasferiti in una zona a 200 km da Mosca. Un campo di concentramento relativamente organizzato; si andava a lavorare, a segare legna nel bosco d'estate, e la riportavamo sulle slitte d'inverno.

 

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Io pesavo 30 chili. Fui scartato dal lavoro e assegnato alla categoria distrofici. La visita era questa: il medico russo ci guardava le natiche e quando queste non esistevano più, allora si veniva esonerati.

In seguito fummo trasferiti alla periferia di Mosca e poi, ancora, in Mordovia. Da qui partimmo per l'Italia, nel novembre 1945.

L'ultimo atto fu drammatico. C'erano alcuni prigionieri che non rimpatriavano. Un mio compaesano, Ansaldo, lo ricordo disperato dietro i reticolati, che invocava il mio nome per dirmi di dire a casa che era vivo. È rimpatriato dopo mesi.

Poi c'erano due fratelli, Alava, di Bergamo. Uno rimpatriava e uno no. Quello che non rimpatriava aveva due mezzi piedi perché s'era congelato. La scena era agghiacciante perché l'altro fratello al di qua del reticolato invocava il suo nome, aggrappandosi al filo spinato; non voleva staccarsi; la bufera di neve imperversava, la sentinella russa era pronta a sparare.

Finalmente si convinse e partì con noi, mentre il fratello mutilato restava nel campo. Credo che poi, unitamente al mio paesano, sia rientrato anche lui.

Il motivo di tutto ciò non l'ho mai saputo. Ancora oggi mi chiedo: perché?

In quest'ultimo campo c'era una situazione strana: Italiani rinchiusi nel campo; Italiani liberi che coltivavano la terra e circolavano fuori dal campo e Italiani armati di fucile che facevano la guardia al campo, guidati da un Russo.

Questi ultimi,ogni mattina, venivano al campo a prelevare gli altri Italiani per portarli a raccogliere le patate.

Uno di questi Italiani, una mattina, sparò un colpo contro un altro Italiano che s'era un po' allontanato, si comportava come un delinquente; credo sia stato processato al suo rientro in Italia.