Da I topi della steppa – Fronte Russo 1942-‘43

Sirio Sintoni, Il vicolo, Divisione libri, Cesena, 1999 

 

I topi della steppa copertinaNella stessa mattinata [inizio aprile 1943, n.d.r.] si diffuse un’altra notizia; più che di una notizia si trattava di una novità, per cui – per risollevare il morale dei soldati italiani prima di andare al fronte – il Comando locale tedesco faceva dono ai camerati italiani, solo per mezza giornata, di un casino mobile.

In tanti trovammo l’idea ignobile, disgustosa e di cattivo gusto; altri, invece, l’apprezzarono molto, iniziando subito una scrupolosa pulizia personale.

L’aria della camerata di quel pomeriggio si era fatta profumata; uno vi aggiunse anche una canzonetta paesana. Per chi gradiva la novità, la paura della guerra era scomparsa e il fronte si era fatto più lontano.

Subito dopo il rancio, i sergenti riunirono i plotoni per accompagnarli nel luogo convenuto, naturalmente lontano dal paese. Infatti, in uno spiazzo verdeggiante, oltre i terreni coltivati, c’era una vecchia isba a due piani, vuota [e] ripulita per l’occasione.

[...] Quando si sciolsero le righe i più decisi si confusero con la ressa degli impazienti che premeva verso l’isba dei sogni. Io, Casadio, il sergente con i compagni del vecchio plotone anticarro, uscimmo dalla calca e ci sedemmo all’ombra delle betulle, guardando la scena penosa di tutti quelli ammassati sotto e sopra la traballante scala esterna della vecchia isba, che portava al piano superiore.

Altri da terra urlavano perché si sbrigassero. Sdraiato sull’erba guardavo in cielo le nuvole correre verso occidente, mentre riflettevo sulla raffinatezza dei Comandi tedeschi: quella di donare alla truppa, prima che partisse per il fronte, quei bordelli mobili. Era una crudeltà fare assaporare i piaceri della vita terrena a uomini in procinto d’essere avviati a una quasi sicura morte in battaglia. Era una beffa, e lo era soprattutto per noi, che eravamo usciti da poco da una disfatta impressionante.

Stavo appunto pensando a queste cose, quando un grido – seguito da uno schianto – echeggiò nell’aria e tutti ci voltammo verso l’isba: il grappolo di uomini che si spingevano sulla scala non c’era più; si vedeva solo qualcuno aggrappato alla soglia della porta aperta penzolare nel vuoto.

La scala, sotto il peso, aveva ceduto trascinando tutti a terra. Udivo i lamenti dei contusi, mentre quelli che si trovavano in prossimità dell’isba beffeggiavano gli sfortunati. Si concluse così anche quell’esperienza dei bordelli donati dai Tedeschi. Si seppe poi, dai civili russi, che le ragazze erano ebree polacche al servizio dei Tedeschi.

 

Nota: L'autore apparteneva alla Divisione Vicenza. Insieme ad alcuni commilitoni e ad altri nostri militari di reparti e Unità differenti, rimase al Fronte Russo dopo che la maggior parte di quanti erano sopravvissuti al ripiegamento era tornata in Italia, e venne assegnato al II Corpo d'Armata (Divisioni Cosseria e Ravenna). Tale Corpo d'Armata, il 25 marzo 1943, assunse il Comando delle residue forze militari italiane in Unione Sovietica e sembrò destinato, in un primo tempo, a un impiego ulteriore in Russia. Il 26 aprile 1943, invece, anche il II Corpo d'Armata iniziò i movimenti per il rimpatrio.

 

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