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Ricerche di militari

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Ricerca notizie 1^ Compagnia chimica PIETRO PATRUNO, disperso

16/04/2018 11:48 #1 da DI GIOIA dott. GIACINTO
Ricerco ogni notizia, diretta (magari!) o indiretta (sempre ben accetta), ovvero ogni indicazione (pubblicazioni, articoli ove esistenti) sulla “1^ COMPAGNIA CHIMICA”, partecipante alla seconda Campagna di Russia a disposizione del Corpo d’Armata alpino (: una “2^ compagnia chimica “ era invece a disposizione del II° Corpo d’Armata mentre altre Truppe “chimiche” erano nella riserva dell’8^ Armir).

Alla 1^ Compagnia chimica apparteneva mio zio Pietro PATRUNO, mai più ritornato (: risultante “disperso”), che mai scrisse (o forse potè scrivere) di essa ai suoi familiari, della sua allocazione, della sua movimentazione, della sua organizzazione nell’ordinamento militare, dei suoi compiti e perfino dei suoi commilitoni.

Nulla si rileva peraltro dal suo foglio matricolare ove si legge soltanto l’annotazione originale della sua partenza il 2 e del suo arrivo il 4 febbraio 1942 nel Deposito del 92° Reggimento fanteria quale “predesignato” per detta 1^ Compagnia. Negli anni 1947 e 1949, in sede di verifica e parificazione a cura del Distretto militare di appartenenza, venne aggiunta sul foglio matricolare l’annotazione della partenza della sua 1^ Compagnia chimica il 20 settembre, con l’arrivo in Russia il 6 ottobre 1942; e della sua “dispersione” dal 1°.1.1943.

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16/04/2018 13:52 - 16/04/2018 13:54 #2 da Patrizia Marchesini
Salve, dottor Di Gioia.

Innanzitutto, benvenuto nel forum.
Ci siamo sentiti via mail e, visto che ha postato la sua richiesta anche qui, incollo di seguito il testo della mia risposta di ieri sera...


[...] Purtroppo nelle pubblicazioni in mio possesso non ho trovato nulla che parli della 1ª Compagnia Chimica.

Ha citato il Foglio Matricolare di Pietro.
E' in possesso anche del Verbale di Irreperibilità?

In caso, può procurarselo scrivendo all'Albo d'Oro - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - dopo avere compilato un modulo di richiesta informazioni e allegando copia fronte/retro di un documento di identità valido.

La invito anche a dare uno sguardo alla Guida per le ricerche disponibile nel nostro sito www.unirr.it : al file-guida è possibile accedere dalla home-page, oppure dalla Sezione ricerche del menù.

Se lo desidera, mi invii una foto di suo zio Pietro, e la pubblicherò nella galleria-immagini dedicata ai caduti, ai dispersi e ai morti in prigionia (meglio un file .jpg in formato mezzobusto).

Nella consapevolezza di non avere fatto molto per aiutarla, invio i migliori saluti.


Ho sottolineato la prima frase perché - dopo averle inviato la mail - stamattina ho avuto un ripensamento, uno strano tarlo... così ho ricontrollato il libro Fronte Russo: c'ero anch'io - Vol. 2°, a cura di Giulio Bedeschi ed edito da Mursia.
Così mi sono accorta che - tra le quasi ottocento pagine di testimonianze - mi era sfuggito il breve racconto di Giuseppe Gitto, all'epoca assegnato proprio alla 1ª Compagnia Chimica!
Mi stavo accingendo a spedirglielo via mail, poi ho visto il commento nel forum... per cui lo incollo di seguito.

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Un gruppetto di quattro soldati

Il 14 gennaio 1943 ebbe inizio la ritirata nella cittadina di Rossosch, in cui mi trovavo per servizio, come aggregato alla 425ª Sezione CC.RR. [Carabinieri Reali] di stanza lì.
Quel mattino, alle ore sei, ero di servizio di pattuglia assieme al carabiniere Armando e a un poliziotto civile locale, e si doveva dare il cambio all'altra pattuglia; ma, giunti sul posto, non vi era nessuno.
Mentre si pensava il da farsi, si odono degli spari... in lontananza, prima, e poi molto vicini, e si notava un certo trambusto, specie fra i soldati tedeschi.
Domandando cos'era successo, nessuno sapeva dire niente in merito, ma presto ce ne siamo resi conto noi stessi di che si trattava, poiché a meno di cento metri di distanza abbiamo visto dei carri armati russi che passando per la strada mitragliavano da per tutto.
Vedendo ciò, si fa subito rientro in Sezione [quella dei Carabinieri Reali], ove vi era il comandante, che di tutti gli uomini presenti ha formato delle squadre avviandoci all'assalto ai carri armati, e a fare rastrellamento nelle isbe dove vi erano soldati russi nascosti che sparavano su di noi. Infatti, dopo un po', ho visto il cadavere di un mio compagno: era il soldato Salvatore Rigoli (siciliano di Messina).
Vedendo ciò, io sono rimasto molto scosso e impressionato.

Nel frattempo giunse l'ordine di ritirarci in Sezione, e tenersi pronti perché venivano dei camion a prenderci, ma questi non sono stati sufficienti per tutti, così una buona parte siamo rimasti a terra, costretti a incamminarci a piedi lungo la via coperta di neve e gelo, e per di più al buio, che era già notte.
Lungo codesta marcia piena di tanti pericoli si andava avanti con il chiarore delle granate che scoppiavano dappertutto, quindi con pochissima speranza di rimanere sano e salvo. Si andava verso la cittadina di Kantemirovka.
Noi eravamo un po' uniti fra di noi, un gruppetto di quattro soldati della Compagnia Chimica, ed erano assieme a me: Maggi (di Torino), Falqui (della Sardegna) e Vannitiello, di Avellino.
Il secondo giorno di codesta estenuante marcia, lungo la strada avemmo l'occasione di trovare un camion italiano con sopra un ufficiale e pochi soldati (sempre italiani) che gentilmente ci hanno presi con loro... e via di corsa.
Vi era un freddo insopportabile, poiché detto camion era senza il telone di sopra, quindi sotto le stelle; però non bastando ciò, ad un tratto della strada il camion rimase infangato fra un gran mucchio di neve.
Visto ciò noi tutti senza alcun altro mezzo, solo le mani, dopo sovrumani sforzi non siamo riusciti a liberarlo per continuare la corsa; e così si decise di abbandonarlo e riprendere la marcia a piedi.

Ogni strada che si prendeva, si sperava ci portasse in qualche villaggio per trovare almeno un riparo per la notte, che nel frattempo era giunta.
Dopo aver marciato per qualche ora si vedono a distanza delle ombre, cioè sagome più o meno come le isbe. Via, di corsa in quella direzione; giunti sfiniti, poiché vi era una bufera di neve asciutta come la sabbia, abbiamo avuto un'amara delusione, poiché dette sagome non erano altro che dei pagliai. Ci siamo messi a provare a fare un buco nell'interno per ripararci, ma invano... non si poté riuscire.
Noi, il solito gruppetto di quattro, facciamo ritorno al camion abbandonato, cosa molto difficile, data l'oscurità; fortunatamente, dopo parecchio girare, ci siamo riusciti, e rovistando da per tutto in cerca di qualcosa da mangiare, infine in una cassetta di medicazione vi era una boccetta piena di alcool puro; però il nome scritto sopra non c'era.
Il soldato Maggi, esperto in materia, ha riconosciuto che si poteva bere. Così per tutta la notte, raggomitolati nell'unica coperta che ognuno avevamo, ogni tanto ci passavamo quella boccetta per un piccolo sorsetto, che ci riscaldava tutto il corpo; e chiamandoci per nome spesso e muovendoci come si poteva (perché se ci vinceva il sonno era il congelamento di sicuro) fortunatamente giunse il giorno ed eravamo sani e salvi tutti e quattro.
Quella boccetta di alcool è stata la nostra fortuna, poiché si seppe, giorni dopo, che in quella notte la temperatura era scesa a 45° sotto zero.

Dopo di ciò, giorno dopo giorno, si proseguiva sempre a piedi; la notte ci si rifugiava in qualche isba per ripararci dal freddo, e un po' per la fame. Ma era tutta gente povera e non aveva niente da poterci offrire; soltanto qualcuno ci dava qualcosa da poter mangiare, qualche piatto di capusta [cavolo cappuccio] e cetrioli.
A me capitò questo: una sera, in un'isba, vi era una specie di stufa accesa e noi eravamo giunti molto bagnati. Allora ci mettemmo tutti intorno ad asciugarci. Io ho messo gli scarponi un po' vicini alla stufa e al mattino, quando li ho calzati, si sono rotti mezzi, perché bruciati... e dovendo metterci nuovamente in marcia, unica soluzione: prendere una coperta, fare delle strisce e avvolgerle alle scarpe; e così mi toccò di camminare per diversi giorni, finché un giorno incontrai il mio comandante di Compagnia che fece il possibile per farmi avere un altro paio di scarponi.

Finalmente si era giunti alla città di Gomel, ove vi era un Comando militare italiano, che ci raggruppava e ci spediva per l'Italia in carri bestiame, stipati al massimo, più di sessanta uomini in un carro, per notti e giorni ammucchiati uno su l'altro con tutti gli insetti [pidocchi] addosso.
Era una vera tortura, ma dopo tutto il passato avere la fortuna di poter fare ritorno a casa sano e salvo, non si sentiva tutto ciò.
Questo mio rimpatrio è avvenuto in aprile 1943.

Soldato Giuseppe Gitto
1ª Compagnia Chimica


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Due considerazioni sul racconto.

La prima puntata di carri armati alla città di Rossoš' avvenne alle prime luci del 15 gennaio 1943.
Gli avversari furono respinti con il contributo di tutti gli uomini presenti, ma tornarono il giorno successivo: il 16 gennaio, dunque, Rossoš' - che era sede del Comando di Corpo d'Armata alpino - cadde in mano sovietica e non venne più ripresa.
Il giorno ancora seguente (17.01.43) ebbe inizio il ripiegamento dell'intero Corpo d'Armata alpino.

Giuseppe Gitto riferisce che il gruppetto di cui faceva parte - lasciando Rossoš' - si diresse a Kantemirovka.
Non so bene come interpretare questa frase: Kantemirovka era caduta già il 19 dicembre (e non venne più riconquistata dalle truppe italiane).
Si trova a sud, rispetto a Rossoš', e da quella direzione venivano i carri sovietici.
Quindi, ripeto, fatico a comprendere tale scelta di itinerario... a meno che Gitto non abbia confuso il nome della località con un'altra.

Un saluto.


Patrizia


P.S.
Giulio Bedeschi riportò in calce al volume gli indirizzi di quanti avevano contribuito alla stesura con una testimonianza.
Giuseppe Gitto - all'epoca della pubblicazione - viveva a Leumann, una frazione di Collegno (TO).
Dalle Pagine Bianche on-line non emerge nessun Giuseppe Gitto che - oggi - viva a Leumann.
Ma in un raggio di una decina di chilometri da tale località risultano soltanto cinque persone con il cognome Gitto.
Due di esse si chiamano Giuseppe e vivono a Torino. Per motivi di privacy non posso indicare qui recapiti e indirizzi.
Ma si tratta di una ricerca che può fare lei stesso.
Al suo posto, trattandosi di cinque soli nominativi, li chiamerei tutti. Chissà. In bocca al lupo...

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17/04/2018 14:04 #3 da DI GIOIA dott. GIACINTO
Carissima (... mi permetta) signora Patrizia,

potrà immaginare il mio moto d'animo nello scorrere la Sua ultima!
Grazie infinite alla Sua memoria, alla Sua preparazione, alla Sua disponibilità.

Mi preme significarLe anzitutto che non sono in possesso del Verbale di irreperibilità di mio zio: la Sezione dell'Archivio di Stato di Barletta, ove ho rinvenuto il foglio matricolare, purtroppo non possiede nessun altro documento. D'altra parte, il foglio matricolare così recita: "... Rilasciato verbale di irreperibilità dal Comando Distretto Militare Barletta a mente del tele n. 62000/A.E.I. (: ? sigla illegibile) del 7-3-47 del Ministero Difesa e f. n. 24/71 del 1-4-47 dei Carabinieri Bisceglie. lì 1 marzo 947". Sembrerebbe dunque che il Verbale sia stato redatto ex post qui a Barletta.

Ovviamente ho già richiesto per pec (secondo modalità e modulistica prescritta) ogni informazione e documento al Commissariato generale per le onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa: mi è stato perfino riscontrato che evaderanno la pratica secondo la cronologia di presentazione e compatibilmente coi carichi di lavoro, raccomandandomi pazienza.

Relativamente alla foto, vedrò di reperirla e la manderò appena possibile.

La testimonianza raccolta da Bedeschi, per quanto contraddittoria su Kantemirovka, mi pare preziosissima: finora nulla su nulla era emerso su questa misteriosa 1^ Compagnia chimica. Lei è stata perciò fantastica! E' chiaro che cercherò contatti con i GITTO, come mi ha suggerito. Magari interessando l'Ufficio Anagrafe del Comune di Collegno.

Le partecipo inoltre che, per parte mia, mi sono messo a ricercare attentamente; partendo dal Progetto GIS di Paolo PLINI ed altri. Di là ho scoperto che questa 1^ Compagnia chimica, rimasta stranamente autonoma (un'anomalia nell'ordinamento militare, ove la Compagnia è subordinata al Battaglione e questo al Reggimento), era a disposizione del Corpo d'Armata alpino il cui Quartier generale, com'è noto, era di stanza a ROSSOS. Vieppiù, era posizionata a qualche chilometro da ROSSOS, a NATCHALO, in direzione nord. Era ben lontana dal Fronte del Don e si trovava a NATCHALO al 1° ed al 15 sia di novembre che di dicembre 1942. Era ben difesa non soltanto per il posizionamento vicino al Q.g. ma anche per due Compagnie di un Btg. della Divisione Vicenza, che la raggiunsero alla fine del 1942. E' peraltro noto che il Corpo d'Armata alpino (fatta eccezione per il fianco destro, con la Julia che andò a posizionarsi per cercare di arginare lo sfondamento russo sulla restante parte dell'Armir a dicembre del '42, appunto) fu investito dalle operazioni solo a gennaio del '43, con l'attacco proprio a ROSSOS il 15.

Nondimeno, mio zio viene dichiarato "disperso" già dal 1°.1.'43; allorquando, secondo me, era ben vivo e vegeto.
Vero è che l'ultima sua lettera alla famiglia è del 15.12.'42 e l'Ufficio postale di C. d'A.a. di ROSSOS, stranamente è sul posto il 1° ed il 15 di novembre, nonchè il 1° di dicembre ma non il 15. Ma quel 1°.1.'43 mi pare proprio un'indicazione sbrigativa e burocratica.

Infine, spero che la signora Letizia che nella ricerca di ARDUINO FALCIONI, ha dato notizia di importanti documenti in suo possesso sul 9° Battaglione misto genio, riscontri attentamente le sue fonti perchè quella 1^ Compagnia chimica era proprio nel GENIO. Oppure mi indichi una via per arrivare agli stessi risultati positivi anche per mio zio.

A risentirci e speriamo in bene, Giacinto DI GIOIA

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17/04/2018 14:58 - 17/04/2018 15:11 #4 da Patrizia Marchesini
Lieta di essere stata di aiuto, dottor Di Gioia.

Proprio perché la data di dispersione di suo zio - rapportata agli eventi del Corpo d'Armata alpino - risulta in qualche modo anomala, ho suggerito di rivolgersi all'Albo d'Oro / Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti per ottenere copia del Verbale di Irreperibilità.
Ora si tratta, come le hanno scritto, di avere un po' di pazienza... per vedere cosa indica il Verbale.

Ci tenga informati sugli sviluppi... e, quando le sarà possibile, ci mandi pure la foto di Pietro.

In merito al sistema WebGis e ai documenti disponibili nel sito www.plini-alpini.net , di solito non manco di consultarli e consigliarli a chi fa ricerche. Ma questo periodo, per la sottoscritta, è davvero molto denso e impegnativo e, a quanto pare, con lei sono destinata ad arrivare lunga. Bravissimo, quindi, ad avere trovato da solo questo utile aggancio, che le ha consentito di scoprire la dislocazione della 1ª Compagnia Chimica.

Cordiali saluti.


Patrizia


P.S.
Quindi, per quanto lei ha scoperto, la 1ª Compagnia Chimica - nonostante fosse a sé stante - dipendeva dal Genio del Corpo d'Armata alpino?
Perché il volume sulle operazioni delle Unità italiane al Fronte Russo, a cura USSME (Uff. Storico - Stato Maggiore dell'Esercito), non la inserisce - per quanto riguarda il Quadro di Battaglia dell'Armata italiana - nell'ambito dei reparti del Genio alpino.
Se lei è sicuro che la Compagnia era alle dipendenze del Genio di Corpo d'Armata, posso fornirle un contatto prezioso (lo stesso che ho già fornito alla signora Mantovani e al parente di Arduino Falcioni). Mi faccia sapere, e le manderò un messaggio privato tramite questo forum (non per volere mantenere chissà quale mistero, ma solo in ottemperanza alle normative sul rispetto della privacy :-)

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17/04/2018 20:57 #5 da Letizia
Buonasera
la 1° Compagnia Chimica di Corpo d’Armata a me risulta alle dirette dipendenze del Corpo d’Armata (Unica compagnia “Chimici” Alle dirette dipendenze). ( unirr.it/storia/quadro-di-battaglia-dell-8a-armata#faqnoanchor nel Quadro di Battaglia dell'8° Armata lo trova sotto Corpo d'Armata Alpino - Unità alle dirette dipendenze). Non faceva parte del "GENIO" come il IX BTG misto genio per c.a.a. di cui mi occupo ma dei "CHIMICI".

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