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Ricerche di militari

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Fante Anacleto Tavazza - 53° Reggimento Fanteria "Sforzesca" .

01/11/2017 10:07 #1 da Elisabetta Borghi
Buongiorno,
sono la nipote di Anacleto Tavazza, classe 1917.
Mio nonno, dopo aver preso parte ai combattimenti sul “fronte occidentale” e alla guerra “greco-balcanica”, in data 26/06/1942, con il 53° Reggimento fanteria “Sforzesca” – 5° compagnia, è partito per la Russia.
Il 1° luglio 1943 è stato dichiarato irreperibile; il verbale di irreperibilità, riporta: “…in occasione ai fatti d’armi avvenuti il 25 gennaio 1943 in Russia, sul fronte del Don, scomparve, e dopo tale fatto non venne riconosciuto tra i militari dei quali fu legalmente accertata la morte o la prigionia”.
Ho letto che la data del 25/01/1943 venne assegnata d’ufficio dal Ministero della Difesa a molti soldati della Divisione Sforzesca che non fecero ritorno… …mio nonno però, è tornato a casa.
Liberato dalla prigionia, il 28 settembre 1945 è stato rimpatriato e chiaramente il Verbale di Irreperibilità è stato poi annullato.
Tra i documenti che mi sono stati inviati dall’Archivio di Stato, unitamente al foglio matricolare, c’è un documento che ha come intestazione “4 A.M.G.D.P. CENTRE – Udine”, su cui vengono riportati, oltre ai dati anagrafici, alcuni dati relativi alla prigionia: internato prigioniero a Saratov – residente in Russia a Ivanova – matricola n. 41744 – data della cattura 22/12/1942 – data del rimpatrio 28/09/1945.
Mi piacerebbe riuscire a risalire in quale/quali campo/campi è stato internato mio nonno nei quasi 3 anni di prigionia; ho individuato sulla cartina il campo di concentramento di Saratov; invece, per quanto riguarda Ivanova, non ho avuto nessun riscontro, non riesco a capire se era un campo di concentramento, un paese/città, una regione… (sull’elenco presente nella pubblicazione del Ministero della Difesa “CSIR – ARMIR, campi di prigionia e fosse comuni” non esiste il campo “IVANOVA, ma solo “IVANOVO”).
Mi è stato inviato anche un documento scritto in cirillico, rilasciato, presumo, dall’ospedale in cui è stato ricoverato mio nonno a seguito del congelamento dei piedi (era allegato alla documentazione per l’invalidità); credo che riuscire a capire in quale ospedale è stato ricoverato, possa aiutarmi a comprendere, magari, in quale campo è stato internato…
Purtroppo mio nonno è mancato 4 anni prima che io nascessi, ed è anche perché non ho avuto la possibilità di ascoltare i suoi “racconti” sulla guerra che ho iniziato questa ricerca.
Volevo farvi i complimenti per il Vs. sito, ricchissimo di importanti notizie, e ringraziarvi per il lavoro che svolgete e l’aiuto che ci date.

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02/11/2017 15:45 #2 da Patrizia Marchesini
Salve, Elisabetta.

Anche ad altri nostri soldati è successa una cosa analoga a quella capitata a nonno Anacleto.

Il tutto, se ci pensiamo, ha una sua logica: i militari catturati dai Sovietici risultavano irreperibili, dopo il rientro di coloro che erano sopravvissuti al ripiegamento e dopo che erano state conteggiate le perdite per ogni singolo reparto.
Per gran parte di quanti - dalla primavera/estate 1943 - era stato redatto un Verbale di Irreperibilità (e tenendo presente le circostanze in cui si era svolto il ripiegamento) - non vi era alcuna certezza: quei militari potevano essere deceduti per svariate cause (battaglie, congelamenti, stanchezza), o potevano essere stati presi dall'avversario e destinati ai campi di prigionia.

Purtroppo, delle decine di migliaia di Italiani prigionieri nell'ex U.R.S.S., quasi nessuno ebbe la possibilità di fare pervenire notizie alle famiglie.
Si stima che furono circa 70.000 i militari italiani catturati dai Sovietici nell'inverno 1942/1943.
Circa 10.000 sopravvissero - fra questi, Anacleto - e rimpatriarono a partire dall'autunno 1945 (gli ufficiali rientrarono nell'estate del 1946, ma non bisogna dimenticare i famosi trattenuti, che rividero l'Italia molto dopo: gli ultimi prigionieri italiani lasciarono l'Unione Sovietica nel 1954).

I decessi in prigionia si verificarono soprattutto nei primi mesi del 1943 e in moltissimi casi i nostri soldati morirono senza che le autorità sovietiche avessero tempo e modo di registrarne le generalità.

Questo significa che di molti nostri soldati si sono perse le tracce per sempre (a meno che non esistano testimonianze specifiche, rilasciate dopo il rimpatrio da commilitoni sopravvissuti ai lager di Stalin).

Da ciò consegue che quegli scarni Verbali di Irreperibilità, ancora oggi, costituiscono l'ultimo documento possibile per moltissimi dispersi: non si è mai saputo quale sia stata la loro sorte effettiva.

Mi scuso per essermi dilungata, ma mi sembrava una premessa importante.

Comprendo la sua ansia di sapere, e di ricostruire le vicende di prigionia di nonno Anacleto.

Devo aggiungere, a questo punto, che l'U.N.I.R.R. non detiene documentazione di tipo militare.
Tuttavia è ben noto che, per quanto riguarda la regione di Saratov, alcuni campi e campi-ospedale erano dislocati nella città di Vol'sk e dintorni.
Siccome lei non cita un numero di campo, mi risulta impossibile confermarle o meno il fatto che Anacleto abbia trascorso parte della prigionia a Vol'sk.
Senza contare che esistevano campi minori, nella medesima regione di Saratov.
Ivanova è nome piuttosto comune, se pensiamo alle località russe... per cui non riesco a dirle altro, se non che vi erano campi nella regione di Ivanovo (e che neppure io ho notizia di un campo in una località chiamata Ivanova)...

Se lo desidera, può provare ad allegare il documento in cirillico (ma non le assicuro di riuscire a desumervi dettagli significativi).

L'unico suggerimento concreto che mi sento di darle è quello di scrivere ai Memoriali Militari, a Mosca, chiedendo copia di tutta la documentazione relativa ad Anacleto Tavazza.

Le modalità per i contatti con l'ente russo (analogo al nostro Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti) sono disponibili nella nostra Guida per le ricerche, cui può accedere anche dalla home-page del presente sito.

Cari saluti.


Patrizia

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03/11/2017 13:19 #3 da Elisabetta Borghi
Buongiorno Patrizia,
grazie per la risposta e per avermi brevemente descritto ciò che è avvenuto dopo il ripiegamento dei nostri soldati.

Come da tuo suggerimento, seguendo le indicazioni nella sezione "Guida per le ricerche", ho scritto ai Memoriali Militari a Mosca, chiedendo copia della documentazione relativa a mio nonno.

Per quanto riguarda il numero di campo, l'unico numero che ho trovato è in una dichiarazione fatta da mio nonno nel 1955, in cui comunica che "in Russia ero al campo di concentramento n. 188 sito a Ivanova". Ma il campo n. 188, non era Tambov?

Ho allegato il documento in cirillico.

Grazie ancora!
Cordiali saluti.
Elisabetta

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05/11/2017 15:12 #4 da Patrizia Marchesini
Salve, Elisabetta.

Partiamo dalla misteriosa Ivanova e da una eventuale correlazione con il campo n. 188, che tu hai visto citato proprio da tuo nonno (nella sua dichiarazione del 1955).

Confermo che il numero 188 sia di consueto associato al vasto lager di Tambov.
Non dobbiamo dimenticare, però, che i Sovietici assegnarono in sequenza lo stesso numero a campi diversi; alcuni lager vennero aperti e chiusi in tempi tutto sommato brevi... di conseguenza il numero che li identificava poteva servire a designare altri campi.

Premesso questo, nel campo di Tambov risultano sepolture di militari italiani dal gennaio 1943 al settembre 1945 (quindi non possiamo parlare di un periodo di attività particolarmente breve).

Ma da un elenco di lager dell'ex Unione Sovietica risulta che il numero 188 servì a denominare, forse, un lager per me del tutto sconosciuto, dislocato nella località di Balandino.
Una ricerca in Google Maps (usando come parametro Balandino Russia) ha permesso di situare la località nella regione di Čeliabinsk.
Balandino sembrerebbe il luogo in cui ha sede l'aeroporto che serve la città della stessa Čeliabinsk.
Aggiungo che a Čeliabinsk ebbero sede - secondo l'elenco suddetto - i campi n. 68, n. 102 e n. 5882 (quest'ultimo, con ogni probabilità, era un campo ospedale).

Inoltre il numero 188/2 identificò per un breve periodo una sezione del lager di Tambov, situata a Kirsanov (che si trova nella medesima regione, a un centinaio di chilometri a est di Tambov).
I prigionieri deceduti nel 188/2 vennero cmq conteggiati insieme a quelli del campo principale 188.

A Kirsanov ebbe sede anche il più famoso campo ospedale n. 5951, nel quale terminarono la propria esistenza terrena 325 prigionieri di guerra italiani.

Ho poi fatto una ricerca ulteriore, usando come parametro Ivanova, per capire se vi fosse una località con questo nome nei pressi di Balandino, o, più probabilmente, nei dintorni di Tambov e Kirsanov.

Ho anche considerato che la parola Ivanovo (in cirillico Иваново) potrebbe essere stata recepita come Ivanova: se l'accento cadesse sulla prima o (Ivanòvo), la o finale viene pronunciata quasi come una a, invece che come una o.

Però non ho avuto successo: non ho trovato, con Google Maps, nessuna Ivanova. E risulta soltanto la città di Ivanovo, capoluogo della regione omonima.
A essere sincera, credevo che il nome fosse più diffuso... ma - e mi scuso per questo - facevo confusione con Ivanovka, nome che ricorre per diverse località reperite anche tramite Google Maps.
Ciò non toglie che Ivanova potesse essere un sobborgo, un piccolo villaggio, magari non più esistente con questo nome (molte località russe hanno cambiato denominazione, così come località ucraine che i nostri conoscevano con un certo nome e che hanno mutato la loro denominazione in maniera più o meno significativa dopo l'indipendenza dell'Ucraina).

Altro non riesco a dirle, in merito, mi spiace (almeno, per ora non mi viene in mente nulla di più).

Con un messaggio successivo le dirò cosa ho scoperto sul documento in cirillico che ha allegato...


Un caro saluto.


Patrizia

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05/11/2017 16:01 - 05/11/2017 16:03 #5 da Patrizia Marchesini
Ri-eccomi.

Premesso che conosco abbastanza l'alfabeto cirillico, ma non la lingua russa e che devo per forza basarmi su Google Translate, ecco cosa sono riuscita a capire del documento allegato...

Informazioni

L’ex prigioniero di guerra
[cognome e nome in corsivo, che non riesco a decifrare con chiarezza, sebbene riconosca il corsivo per Anacleto], anno di nascita 1917, [è stato?] rilasciato dal lager per prigionieri di guerra e dovrebbe essere al posto della propria residenza permanente... [seguono alcune parole in corsivo che non riesco a decifrare, ma che forse sarebbero importanti... potrebbero essere correlate alla residenza consueta in Italia, ma anche alla misteriosa Ivanova: direi che l’iniziale maiuscola della prima parola sia una I].

La firma autografa non compare, ma fa riferimento comunque a qualcuno dell’Armata Rossa.

La data sotto il timbro che compare a sinistra dovrebbe essere il 5 settembre 1945.


Un saluto.


Patrizia

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06/11/2017 19:43 #6 da Elisabetta Borghi
Buonasera Patrizia,
grazie mille per tutto! Per l'attenzione dedicata al "mio caso", per le ipotesi sviluppate in merito alla "misteriosa Ivanova" e per la traduzione del documento in cirillico.
Per quanto riguarda la "questione" Ivanova, credo che non essendoci stato nessun riscontro nelle ricerche di questa regione/città, l'ipotesi più plausibile sia quella relativa alla pronuncia di Ivanovo; molto probabilmente una persona che non conosce la lingua russa e che non è abituata ad ascoltarla, può quasi certamente non riuscire a comprendere esattamente le parole, e riportarle poi, in maniera non corretta... A questo punto spero in una risposta positiva da parte del Memoriale Militare di Mosca!
Per quanto riguarda il documento in cirillico, dalla traduzione sembrerebbe che il documento sia stato compilato all'atto della liberazione di mio nonno dal campo di prigionia (avvenuta il 5 settembre 1945??!) e che non c'entri nulla con la documentazione dell'ospedale in cui è stato ricoverato a causa del congelamento ai piedi (poiché nella dichiarazione di mio nonno, relativa alle pratiche dell'invalidità, è menzionato un documento rilasciato dall'ospedale in Russia, i casi sono 2: o effettivamente esisteva un altro documento in cirillico che non è presente tra le varie carte conservate all'interno del fascicolo/foglio matricolare di mio nonno, e che quindi non mi è stato inviato dall'Archivio di Stato, oppure, il documento che mi è stato inviato è l'unico consegnato da mio nonno ed essendo scritto in cirillico le persone che hanno trattato la pratica non avevano idea di cosa fosse ed hanno pensato che potesse essere stato rilasciato dall'ospedale in Russia....ipotizzo!).
Credo, poi, che le parole scritte in cirillico corsivo, relativamente al "posto della propria residenza permanente", riguardino il luogo di residenza in Italia. L'elemento che mi ha portato a pensare ciò è l'ultimo carattere....potrebbe essere un "2"; mio nonno, ai tempi della partenza per la Russia, era residente a Binasco (Mi) in Via Filippo Binaschi n. 2, potrebbe corrispondere??
Grazie ancora!
Cordiali saluti.
Elisabetta

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Moderatori: Patrizia MarchesiniMaurizio Comunello