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Ricerche di militari

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34° Autoreparto (e altro)

05/12/2017 10:44 #79 da Fontana
Scusate se vi ho disturbato entrambi, ma il desiderio di sapere mi ha spinto a chiedere informazioni a tutti quelli che hanno una vasta conoscenza in materia. In verità vorrei sapere altre due cose ma non so se chiederle qui o nella discussione da me aperta.
Provo qui:
1. In che località avrebbe potuto avere la base il reparto di mio zio? Cioè a quale comando o tappa base lui si appoggiava e dove sostava quando non era in servizio?
2. Nel caso lui fosse stato preso prigioniero, in quale campo o gulag potrebbe essere stato portato?
3. E se fosse stato ferito in quale ospedale avrebbe potuto essere portato per poi morirvi?
Scusate di nuovo queste mie domande da inesperta, essendo solo pochi giorni che sto cercando di approfondire l'argomento, ma mio padre mi diceva sempre: "Pulsate et aperietur".Grazie infinite Claudia che sta cercando di dare un senso alla parola "DISPERSO".

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05/12/2017 10:54 #80 da Fontana
Grazie Claudio, ho risposto qui sotto sia a lei che alla signora Patrizia, visto che entrambi vi siete presi a cura il mio caso. Mi avete segnalato il sito www.plini-alpini.net , ma io sinceramente per ora non sono riuscita a visionare una carta fisica dei luoghi. Proverò ancora. Un affettuoso saluto ed un augurio di Buone Feste Claudia

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05/12/2017 23:37 - 06/12/2017 10:57 #81 da Patrizia Marchesini
Cara Claudia,

eccomi anche qui...
Parto dalle sue ultime considerazioni. Non è facile - d'acchito - servirsi del sistema WebGIS, ma con qualche prova si prende dimestichezza in fretta.
Per arrivare alla realizzazione di mappe personalizzate, ecco il percorso.

www.plini-alpini.net --> Progetto GIS-Russia 1941-1954 (lo noterà nel menù a sinistra... vi clicchi sopra).
Una volta aperta la schermata Progetto GIS-Russia, clicchi su Altre notizie e poi su Il WebGIS.

A questo punto può creare delle mappe personalizzate, servendosi dei parametri che vede sulla destra e aiutandosi con i pulsanti-comando.

In merito ai tre quesiti che ha posto... purtroppo non so darle certezze.

So solo che - nelle retrovie dei Corpi d'Armata delle Divisioni di Fanteria - Kantemirovka, Čertkovo e Millerovo erano centri logistici molto importanti, sedi di magazzini e Servizi.

Ipotizzare a quale lager fosse stato destinato Luigi dopo l'eventuale cattura non mi è possibile. Non vi fu una vera e propria regola.
Molti conobbero la tragedia dei primi campi di smistamento (uno su tutti, Tambov), dove le condizioni di vita furono terribili.
Ma anche arrivare ai campi fu un dramma nel dramma: la stragrande maggioranza dei prigionieri dovette prima affrontare le marce del davai, per allontanarsi dalla zona dei combattimenti e giungere nelle retrovie dell'Armata Rossa.
Poi vi furono i trasporti ferroviari verso i lager: cibo scarsissimo (così come durante le marce del davai), il tormento indicibile della sete, le ferite e i congelamenti non curati... circostanze che - come intuibile - portarono durante quei viaggi a numerosi decessi.
Si ebbero, in treno, anche i primi casi di tifo e di dissenteria...

Nei lager i primi mesi furono tragici... l'alimentazione del tutto insufficiente, l'assistenza sanitaria pressoché nulla, la sistemazione riservata ai prigionieri (definirla spartana è un eufemismo) ebbero ragione in tempi molto brevi di organismi già debilitati da quanto vissuto e sperimentato a partire dalla metà di dicembre 1942.
Le epidemie di tifo petecchiale e di dissenteria - scoppiate con violenza - causarono (in modo particolare tra febbraio e marzo 1943) un numero altissimo di decessi.
A maggio-giugno del '43 solo una minima parte di coloro che erano stati catturati nell'inverno precedente era ancora in vita.

Di quanti morirono durante le marce, durante i viaggi in treno, oppure ancora nei lager... senza che le loro generalità fossero state annotate dalle autorità sovietiche, non esiste traccia - oggi - negli archivi russi.

Circostanze analoghe, comunque, si erano verificate anche per coloro che non vennero catturati: durante il ripiegamento delle nostre Divisioni (prima quelle di Fanteria e poi quelle del Corpo d'Armata alpino) non fu semplice tenere nota delle perdite subite negli itinerari che si sperava avrebbero portato alla salvezza.
Quando i superstiti dei vari reparti raggiunsero linee più sicure, uscendo dall'accerchiamento, si fecero i primi bilanci... ma per molti nostri soldati l'unica certezza fu soltanto la loro mancata risposta a un appello. E, in tanti casi, quella è l'unica certezza tuttora rimasta.

Il discorso è lunghissimo... se lo desidera - riguardo ai tantissimi che ancora oggi, come Luigi, risultano scomparsi - potrebbe leggere due testi di Carlo Vicentini, all'epoca sottotenente del Battaglione Alpini Sciatori Monte Cervino.
Carlo, reduce di prigionia, ci ha lasciati lo scorso febbraio... Aveva compiuto da poco 99 anni.

Qui troverà i suddetti articoli: il primo si intitola Chi sono i dispersi?, il secondo è un'analisi delle difficoltà di traslitterazione incontrate nel tentativo di identificare i nomi di nostri militari negli elenchi in cirillico forniti negli anni '90 dal Governo russo al nostro Governo.

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In merito alla sua ultima domanda, non sono sicura di avere compreso: si riferisce al ricovero in uno dei nostri ospedali o a un campo-ospedale russo (cioè a un ricovero in prigionia)?
In entrambi i casi, non è facile darle risposta.

Fino al momento di ripiegare, i nostri soldati feriti o ammalati vennero smistati in modo graduale verso le retrovie per ricevere le cure opportune... ma è indubbio che - con l'inizio del ripiegamento e la formazione di sacche da parte sovietica in cui i nostri si trovarono accerchiati - questo tipo di assistenza venne meno. Chi era già nelle retrovie sicure di certo fu trasportato in Italia con i treni-ospedale.
Chi venne ferito, chi fu colpito da malattia o congelamento durante la ritirata, invece, a volte riuscì a uscire cmq dall'accerchiamento.
Le variabili furono molteplici: dipese non solo dalla gravità della ferita, della malattia o del congelamento... ma anche e soprattutto dalla possibilità che amici e commilitoni del militare in questione ebbero di soccorrerlo, di trasportarlo su una slitta, di tenerlo al caldo e fornirgli un minimo di cibo in quei giorni terribili.
Per molti esempi di abnegazione che contribuirono alla salvezza di nostri soldati, ve ne furono tanti altri che testimoniano come - ripiegamento durante - fosse difficilissimo occuparsi di un amico ferito o congelato che non era in grado di procedere in maniera autonoma.

Molti superstiti che avevano vissuto i giorni del ripiegamento raccontarono poi che la cosa più straziante fu la necessità di procedere, senza potere aiutare i tanti che chiedevano aiuto e che non erano in grado di proseguire il cammino.

Chi giunse ai campi di prigionia ferito, congelato o malato (o si ammalò nei primi tempi dopo la cattura)... non ebbe molte possibilità.
Alcuni, malgrado tutto, sopravvissero... Ma i più - come noto - non ce la fecero.
La maggioranza dei campi aveva strutture molto spartane chiamate lazaret; per moltissimi si rivelarono l'anticamera della morte.

Per amore di verità occorre dire che l'universo concentrazionario dell'ex Unione Sovietica comprendeva anche ospedali veri e propri. In alcuni di essi i nostri soldati sperimentarono un trattamento umano: letti veri con lenzuola vere, un'alimentazione un pochino migliore e più abbondante, un atteggiamento sollecito da parte del personale... ma si trattò di eccezioni.
Chi venne ricoverato durante la prigionia, di solito, riferì di condizioni insufficienti a garantire un recupero. Mancavano i farmaci e mancavano i medici (impegnati al fronte, con i reparti dell'Armata Rossa).

Alcuni campi-ospedale dell'ex Unione Sovietica sono abbastanza famosi e ricorrono nella memorialistica, ma non saprei dirle in quale di essi sarebbe potuto finire Gigino... mi spiace.

Un saluto.


Patrizia

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05/12/2017 23:52 #82 da magistrelli
Gentile Sig.ra Claudia,
per prima cosa Lei non mi disturba per nessun motivo e quel poco che conosco sono contento di metterlo a disposizione di tutti.
La base logistica era Woroshilowgrad mentre Kantemirovka e Millerovo erano centri logistici.
Mio padre faceva parte del 34°Autoreparto inquadrato nel 2° Autoraggruppamento di base a Woroshilowgrad e mi diceva che trasportava materiali a Kantemirovka e a Millerovo.
Se il 2° Autoraggruppamento, che ha trasportato il materiale per costituire la base di Woroshilowgrad, e rimasto di base nella città non vedo perchè l’8° e il 7° Autoraggruppamento debbano aver cambiato sede tanto più che il fronte era fermo sulle rive del Don.
I luoghi in cui è dato per disperso sono in zona ed anche questo é una conferma. Radchnskove dista da Kantemirovka una 50 Km circa in linea d’aria.
Nel piazzale di Kantemirovka il 19 gennaio erano presenti circa 300 automezzi (numericamente l’equivalente di 3 Autoreparti) il che porterebbe a pensare alla presenza di un Autogruppo.
Mi viene logico pensare e dire con una certa sicurezza che suo Zio di base fosse a Kantemirovka.
Per vedere la zona vada su GOOGLE MAPS e cerchi Kantemirovka, Oblast’ di Voronež, Russia
avrà la possibilità di vedere la cttadina come è ora.
Per Radchnskove digiti Radchenskoye Радченское.
Per gli altri quesiti non sono in grado di dare informazioni.
Un saluto
Claudio
Ringraziano per il messaggio: Patrizia Marchesini

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06/12/2017 00:30 - 06/12/2017 00:34 #83 da Fontana
Cara Patrizia, anche io sono qui un po' in imbarazzo per averla impegnata su due fronti (tanto per rimanere in argomento). Ma in effetti non sapevo come funzionassero le risposte e gli interventi. Visto che il sig. Magistrelli era stato l'unico in questo forum che aveva parlato di autieri su cui ha dimostrato di essere molto preparato, mi ero voluta inserire anche qui. Mi rendo conto che per rispondere alle mie domande bisognava avere capacità divinatorie, ma viste le sue doti tutto era possibile. Io non ho conosciuto mio zio, ma proprio perché aveva quel bel sorriso penso che mi sarebbe piaciuto molto e saremmo andati molto d'accordo. Ho comprato parecchi libri, anche quelli citati da lei, ed ho letto molte testimonianze e leggendo e vedendo immagini mi è sembrato di stare un po' in compagnia di mio zio Gigino che è voluto partire volontario non si sa perché. Anche questa è una domanda che non avrà risposta. E' stato un piacere conoscerla leggendola. La considero la mia "amica di penna". Grazie per la sua disponibilità e pazienza. Un affettuoso saluto Claudia

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06/12/2017 11:14 - 06/12/2017 11:17 #84 da Patrizia Marchesini
Innanzitutto... grazie-grazie-grazie a Claudio per la sollecitudine con cui mette a disposizione di tutti le proprie competenze sugli Autoreparti.

Visto che anche qui abbiamo parlato di qualche località, segnalo che a Claudia ho fornito qualche cartina, nella discussione del forum specifica su suo zio Luigi Capanna, autiere del 243° (o 248°) Autoreparto.

Ieri sera non avevo sottolineato una cosa importante, e mi scuso...

Gli utenti registrati al sito non disturbano mai, ci mancherebbe!
Questo forum è nato proprio per dare voce a voi tutti, ai tanti dubbi, a testimonianze di interesse... e si spera che ciò possa risultare utile a chi si occupa - per un motivo o per l'altro - di Campagna di Russia.

Come avevo scritto nella mia prima risposta per lei, Claudia, è bello rendersi conto che vi è ancora chi porta avanti un proprio percorso di ricerca con passione e tenacia, e si dilunga.
Solo con pazienza, e leggendo tanto, possiamo sperare di aggiungere qualche pezzetto a un mosaico che, per molte storie singole, è ancora incompleto (e forse, purtroppo, lo rimarrà per sempre... inutile nascondersi dietro a un dito).

Però approfondire è importantissimo. A volte capita di scoprire dettagli insperati. A volte si arriva a qualcosa che mai avremmo immaginato.
Ad alcuni è successo... e può continuare a succedere.

Un abbraccio a entrambi, e i migliori auguri per le festività...

Allegati:
Ringraziano per il messaggio: Fontana

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Moderatori: Patrizia MarchesiniMaurizio Comunello